Devoti viaggiatori
Un anonimo ventenne, zaino tra le gambe, giacca a vento verde, scarpe da ginnastica, legge un libro durante il viaggio. La lettura è silenziosa ma mimata con le labbra, a seguire ogni parola, ogni frase. Nulla di strano, ma mi attrae la custodia di pelle chiara, con cerniera, che contiene e protegge il libro. Allungo il collo incuriosita, con indifferenza.
Le pagine sottili, i caratteri minuscoli del testo, la grafica, la lunghezza dei periodi … E’ la Bibbia.
A conferma della mia ipotesi, il ragazzo chiude gli occhi, per lunghi intervalli, continuando a muovere le labbra. Prega.
S’interrompeva solo per mangiarsi le unghie delle mani. Debolezze umane! In chiosa, per fugare ogni dubbio, il segno della croce.
E’ vero che muoversi con Trenitalia è sempre un azzardo, ma l’atteggiamento del giovane mi sembra eccessivo. Se avesse passato il viaggio con le dita nel naso o a fare gargarismi mi avrebbe stupita di meno. L’ostentazione del proprio credo religioso non dovrebbe sorprendere poi tanto; siamo circondati da crocefissi, burqa, santini, rosari, chador e quant’altro. Le espressioni che riguardano Dio si sprecano e fanno parte del nostro parlare comune. Ma sono spesso consuetudine, proforma, tradizione se non ostentazione. Così un ventenne (quale età migliore, in realtà) che senza vergogna o timore di scherno, mostra in luogo pubblico la propria fede, mi confonde.
Soprattutto, m’infastidisce.
Preferirei lo facesse nell’intimo della sua stanza, per pudore, discrezione, rispetto di altro credo, compreso l’ateismo e, soprattutto, l’idea laica dello stato. Ma quella è l’età in cui il mondo si affronta di petto e al mondo si grida, non si sussurra. L’alternativa è che io stia sopravvalutando la sfrontatezza del giovane che, forse, si sveglia solo troppo tardi per assolvere i propri doveri nell’intimo della sua stanza.
Poco prima dell’arrivo il Libro è chiuso. Il ragazzo lo porge alla compagna di viaggio, raccoglie lo zaino e ne cava un sacchetto con panino. Lo apre, lo valuta, dubbioso e lo richiude. Mai mescolare il sacro col salame.
Così, per pochi minuti, il vagone si è trasformato in una piccola cappella viaggiante, per quell’unico passeggero e in una camera delle meraviglie per me.
Chi dice che il pendolarismo è noia?
Il mattino dopo lo stesso ragazzo mi precede nella fila, per salire in treno. Nell’attesa estrae la stessa custodia di pelle chiara dallo zaino.
Non ce la posso fare; i regali già scartati non danno emozioni, così cambio vagone.
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About Pendolante
Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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Capisco il senso di fastidio. Si tende a sopravvalutare il valore della fede, dono del cielo, da proteggere e rispettare. Si tende a sottovalutare il valore della laicità, dono degli uomini, da diffondere e far prosperare. Come mai prediligo la laicità? Semplicemente perché la laicità comprende in sé ogni differenza, anche di credo, mentre la religione troppo spesso è invece intolleranza, quando non fanatismo. Purtroppo.
Perfettamente daccordo sul prediligere la laicità ma perplessa sul fastidio …. in fondo proprio la tolleranza che contraddisctingue la nostra laicità dovrebbe farci apprezzare la naturalezza del gesto …..
Se io andassi in giro con una maglietta con su scritto “Dio non esiste” offenderei, probabilmente, molte persone. Allo stesso modo in cui io mi astengo, rispettosa, vorrei che gli altri facessero lo stesso. Ma è solo un desiderio, non ho intenzione di mettere alla gogna nessuno. Certo è che questo ragazzo continuo a trovarmelo vicino e, se posso, cambio scompartimento.