Bibliometro e Imbrattacarte

Un mese fa circa ho scritto sul Biblimetro, biblioteche per pendolari installate nelle metropolitane madrilene. Ho scoperto da poco, grazie al blog Imbrattacarte, che anche a Bogotà, nel 2010, hanno installato piccole biblioteche alle fermate degli autobus. Nel mio post riprendevo un argomento a me caro, ossia l’apertura di una rete di biblioteche nelle stazioni ferroviarie e sottolineavo, sarcastica, la difficoltà, in Italia, di metter in atto un progetto di questo tipo.

La cricca (cosi si definiscono loro) di Imbrattacarte ha fatto osservazioni che condivido, sebbene partano da una critica, più che gradita, al mio post. Scrivono:

“Tendiamo ad attribuire ad altri popoli (in particolare agli scandinavi) un grado di civiltà a noi italiani apparentemente sconosciuto […] dove si avrebbe maggior bisogno di interventi a sostegno della cultura? In un paese che già se ne prende cura e si vede dalla mentalità che gli attribuiamo? Forse un paese del genere ne ha meno bisogno di uno come il nostro in cui sembra che un’orda di barbari sia sempre in attesa di una buona idea da fare a pezzi.”

Mi dispiace citare in ritardo il loro articolo del 26 giugno, ma l’ho scoperto solo ora. Un grazie per gli spunti di riflessione.

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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4 risposte a Bibliometro e Imbrattacarte

  1. plus1gmt ha detto:

    Lo so, sono pessimista, ma in Italia i libri sarebbero condannati allo stesso destino delle biciclette e relative velostazioni.

  2. imbrattacarte ha detto:

    Grazie per la segnalazione! Solo una precisazione: la nostra non era assolutamente una critica al tuo post che abbiamo apprezzato molto, quanto una riflessione sulle reazioni che abbiamo avuto leggendolo perché, prima ancora di terminarlo, avevamo tirato le tue stesse conclusioni: bellissima idea, ma in Italia… naaaa non è applicabile, figuriamoci!
    La stessa reazione l’abbiamo riscontrata raccontando la notizia ad alcuni amici e così un campanello d’allarme ci è risuonato in testa e ci siamo detti: ok altrove saranno più civili ma… possibile che la considerazione di noi stessi sia così bassa? E se noi per primi non ci diamo una possibilità, ma chi ce la darà mai?
    Poi ovviamente di fronte alla realtà non si possono chiudere gli occhi, però è curioso come la prima reazione a un’idea brillante sia generalmente l’entusiasmo e poi, quasi in Italia le idee brillanti fossero bandite, subentri immediatamente l’amarezza di non poterla vedere realizzata neanche in un lontano futuro. Eppure siamo in tanti ad essere creativi, coraggiosi e collaborativi… forse abbiamo davvero solo bisogno di darci maggior credito e di continuare a diffondere le buone idee. Perlomeno val la pena tentare. ;)

    • Pendolante ha detto:

      La parola “critica” qui io l’ho intesa come costruttivo dialogo e me lo dimostrate appunto con questo commento. A volte temo che sia un alibi (e questa è auto-critica) nascondersi dietro all’impossibilità di fare, nel nostro paese. Ma se in tanti abbiamo lo stesso immediato pensiero, qualcosa di vero pur c’è. Trovo tuttavia assai sbagliato (e il vostro post me lo ha palesato) lanciare un’idea e poi nascondersi dietro al “non si farà mai!” E’ un delegare ad altri. Io vengo dalle zone terremotate e più di una volta ho pensato, da bibliotecaria, che avrei potuto portare libri nelle tende, per alleviare, per aiutare, per lenire. Ma poi mi ritiravo dietro alla pur vera constatazione che altri erano i bisogni. Così mi sono astenuta e ho lasciato ad altri il compito di creare una bellissima iniziativa, La biblioteca da campo. http://www.facebook.com/BibliotecaDaCampo.
      E se si può fare una biblioteca in un campo di terremotati, non la si può fare in una stazione dei treni?

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