La forchetta: il pasto del pendolante

Posate IkeaOre 7.20. Scendo le scale, arrivo alla macchina e il telefono squilla. E’ sicuro: ho dimenticato qualcosa in casa!
La voce di mia figlia, quattrenne, mi redarguisce severamente : “mamma, la forchetta!”
Ommioddio!
Imperdonabile dimenticanza!
Come ho potuto!?
Farfuglio scuse, giustificazioni “… il treno… la fretta… per stavolta, dai…”
Lei mi perdona benevola, ma il tono è di chi non concede una seconda possibilità.
Il rito della forchetta si consuma ogni mattina e la maggior parte delle volte è la mia bimba che me lo (il rito) o me la (la forchetta) ricorda.
Va alla sua piccola cucina, pesca le sue forchette di plastica colorata (targate Ikea), mi elenca i colori disponibili per la scelta. Poi, immancabilmente, mi porto via quella che lei preferisce (colore “fuschia”).
E’ un piccolo pegno, un pezzo di lei che porto con me. E’ consolante per lei … e anche per me.
 
Come ogni pendolante, ovviamente, non rientro a casa a pranzo (ma qualcuno lo fa ancora?). Molti di noi mangiano al bar, qualcuno al ristorante, altri hanno mense aziendali. Io faccio parte di quelli che si concedono un pasto fugace davanti al PC: uno scottex come tovaglia, posate di plastica e 10/15 minuti a disposizione. Insalata, stracchino, carote, pomodoro e mozzarella, pasta fredda … tutto preparato la sera prima, portato da casa … Ma tanto precari poi non siamo, ci siamo organizzati: un cassetto con il condimento, lo scottex, posate di scorta e tovaglioli. Da un mese a questa parte ci siamo tassati per l’acquisto di un microonde. Il frigo c’era già. Non è poi male … basta che non dimentichi la forchetta! 

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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Una risposta a La forchetta: il pasto del pendolante

  1. Sonia ha detto:

    Confermo che anche i non pendolanti mangiano “in giro”, panini di dubbia qualità oppure, quelli veramente bravi come te, cibo portato da casa. Suppongo che solamente i nostri genitori, che notoriamente hanno fatto TANTI sacrifici, avessero due ore di pausa pranzo. Potevano così tornare a casa, che era al massimo a 500 metri dal luogo di lavoro, mangiare in un luogo rilassante, cucinando cibi sani, preferiti, caldi e freschi nonché a bassissimo costo, conversando, leggendo, guardando la tv. Potevano anche fare la pennichella a pancia piena e poi, con calma, tornare al lavoro. Finivano di lavorare alle 18 ma alle 18,10 erano già a casa loro.

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