Termostato auricolare

Esco da casa in ritardo di dieci minuti. Imperdonabile! Irrecuperabile! Irrisolvibile! Già per le scale l’ansia è pressante, ma in macchina esplode l’isterismo ad ogni frenata-sosta obbligata da semaforo, ostacolo, pedone, ciclista. Accesa sostenitrice della legge di Murphy, ne sperimento l’impietosa esattezza accodandomi, nell’ordine, a:

– Anziana coppia in gita domenicale anticipata
– Corriera del servizio provinciale
– Trattore (che a dire il vero devia quasi subito)
– Cane in crisi esistenziale indeciso sull’opportunità di attraversare la strada

Ad ogni tocco del freno il mio linguaggio si fa più scurrile, sino ad esplodere in imprecazioni poco signorili, fortunatamente non udibili da altri. Nei pressi della stazione, inizia il toto scommesse. Sono sul filo del minuto. Per un attimo azzardo l’ipotesi di tentare la sorte e infilarmi nel parcheggio principale, ma sospetto da tempo che le macchine ivi presenti vi paghino l’IMU, quindi desisto. Ripiego sul posteggio secondario e attraverso la strada in apnea con falcata olimpica.
Il sottopassaggio si dilata, allucinazione adrenalinica, in un budello contorto e senza fine. Finalmente salgo al binario, il cuore che mi pulsa nella milza. Pochi atti respiratori e arriva il treno. Nella coda in salita ansimo sul collo del pendolare che mi precede, suscitandogli legittimi dubbi sulle mie intenzioni.
Si volta incuriosito.
Sorrido imbarazzata.
Salgo sulla seconda carrozza di prima classe che sicuramente è di seconda perché sui regionali sono sempre declassate, ma quella no: è proprio di prima. In confusione numerica cambio vagone e finalmente mi accascio sul sedile, pronta a godermi il tepore del riscaldamento. Nel giro di venti minuti l’escursione termica sortisce i propri effetti e le mie orecchie imporporano dal basso verso l’altro andando in ebollizione, fungendo da termostato emotivo.
Il treno, fermo sulle rotaie, mi sfotte: parte con cinque minuti di ritardo.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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11 risposte a Termostato auricolare

  1. Sonia ha detto:

    Eheheh! Va sempre a finire così, tanto rumore per nulla…

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  2. Vitadapendolare ha detto:

    L’hai detto tu stessa.. è la legge di Murphy. Dal momento che eri riuscita ad arrivare puntuale (anche se senza fiato) allora sono scattati i cinque minuti di ritardo. Se tu fossi arrivata anche solo un minuto dopo l’orario di partenza previsto.. avreisti visto il treno lasciare la stazione. E’ così.. non si vince.
    Quanto a “…sospetto da tempo che le macchine ivi presenti vi paghino l’IMU…” geniale! Ci sono nei parcheggi di tutte le stazioni. Quelle macchine presenzialiste, che sono sempre lì. Credo che i proprietari si siano dimenticati addirittura di averle. Semplicemente, per non perdere il posto le lasciano lì, non le spostano. Che poi.. tanto vale non averla l’auto!

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    • Pendolante ha detto:

      È così Ilaria. L’esperienza insegna che la puntualità dei treni è inversamente proporzionale alla tua. Sugli automobilisti che parcheggiano in stazione, secondo me lasciano lì l’auto per il gusto del 9ost8, poi si muovono in bici

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  3. speakermuto ha detto:

    Ultimamente sono arrivato così in ritardo in stazione che ho parcheggiato, a mia insaputa, in zona disco orario e per ben due volte. A tutt’oggi, però, non ho ritrovato multe sul parabrezza. Incrociamo le dita.

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  4. pani ha detto:

    Io a volte ho l’impressione che siano più le macchine ferme di quelle in movimento.

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  5. tiptoetoyourroom ha detto:

    Sembravo io ai tempi dell’università!! Bel racconto, complimenti.
    E comunque Murphy era un genio…

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  6. stravagaria ha detto:

    Mi hai fatto venir l’ansia…aspetta che mi accascio per ripigliarmi 😉

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