Prendeva il treno

Accolgo il suggerimento di Fabio e vi presento Prendeva il treno di Enzo Jannacci dall’album La Milano di Enzo Jannacci, 1964
 
 
S’ênn conosciuti a la catena di montaggio:
lei, tutta bianca, che spiccava in quel candor.
Gigi Lamera, ed abitava dietro Baggio,
era il suo nome; ma non era un tipo snob!
“Scusi, signore: per andare alla toeletta?”
“Scusi, signora, ma rispondere non so.”
“Lei, al lavoro come viene?” “In bicicletta…”
“Ma non è fine! La credevo un gran signore…”
Prendeva il treno per non essere da meno;
prendeva il treno per sembrare un gran signor!
E la rivide, dempre in sede di montaggio,
lei tutta fresca, con un fresco cappellin
“Gigi Lamera, si ricorda? Vivo a Baggio…”
“Si, vagamente.. Lei è ciclista o giù di lì”
“Macché ciclista! Prendo il treno dietro a Baggio!”
– ed ostentava un cravatta dell’Upìm-
“Voglia gradire questi fiori come omaggio…”
“Che fiori sono?!?” “Signorina, i hoo fà mi!”
Prendeva il treno per non essere da meno;
ma già deluso da quel grande, assurdo amor!
L’han licenziato, in un bel giorno a fine maggio
che l’han trovato a tagliar fiori int’i lamée;
adesso è ottobre, fa già freddo, ma il coraggio
di dirlo in casa, col perchè, lü ghe l’ha no!
E tun-tun-tun che l’vol savé (………….)
“Gigi, l’è tardi!…” come pure, ogni mattina
lesto si avvia, con la cartella sotto il braccio,
male annodata la cravatta dell’Upim…
e prende il treno per non essere da meno,
e piange e ride per quel grande, assurdo amor!
e prende il treno per non essere da meno,
e piange e ride per quel grande, assurdo amor!

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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7 risposte a Prendeva il treno

  1. julka75 ha detto:

    Oh… Questa mi mancava…

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  2. Fabio ha detto:

    Grazie per avere accettato il mio consiglio. Devi ammettere che siamo perfettamente sul topic (qualunque cosa significhi). Il pendolare per amore ti mancava.
    Non sono le canzoni di Jannacci più conosciute, queste in cui descrive una Milano lontana anni luce dalla Milano da bere, popolata da dropouts indimenticabili come il palo della banda dell’ortica, il barbun che purtava i scarp del tennis, la generosa Veronica o l’Armando, oppure da operai (si, esistevano ) come il Gigi Lamera o la Vincenzina davanti alla fabrica. Non sono le più famose ma nel decennio ’65-’75 ha infilato una serie di personaggi e situazioni veramente strepitosi.
    Poi vabbè, non pretendo che tutti siano malati come me e il Grazioli che facciamo a gara a chi ne sa più a memoria…

    "Mi piace"

    • Pendolante ha detto:

      Questa canzone mi sembra anacronistica da un lato e terribilmente attuale dall’altro. Oggi chi prende il treno per pendolarismo è uno sfigato, e la bicicletta è un privilegio, ma chissà quanti, in epoca di crisi, sono licenziati e non trovano il coraggio di dirlo a casa. E si, certo, gli operai esistono ancora, ma non sono sicura che possano andare al gabinetto…

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  3. Fabio ha detto:

    Gli operai esistono ancora ma non ritagliano più i fiori nella lamiera.

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