Nausee mattutine

La fretta, come sempre, la fa da padrona.
Basta alzarsi dal letto con qualche minuto di ritardo e il tempo per fare colazione si dilegua.
Salgo quindi sul treno, con lo stomaco insoddisfatto, che anela sensazioni di pienezza e vuole comunicarlo a tutto il vagone con brontolii e gorgogliamenti. Fortunatamente Trenitalia non ha in dotazione materiale rotabile silenzioso, quindi la questione rimane tra me e il mio stomaco che prometto di soddisfare appena arrivati in stazione.
Così, una volta scesa, mi dirigo, lungo il primo binario, verso il bar della stazione pregustando se non un buon sapore, almeno la sensazione di sazietà. 
Sono ormai a metà percorso quando mi taglia la strada un uomo, asiatico, che si appresta a superare la famigerata linea gialla, quella da non oltrepassare, per sporgersi sulle rotaie. 
Non faccio in tempo a preoccuparmi delle le sue intenzioni perché il tizio si ferma sul margine della banchina, si sporge in aventi e portando le mani al naso soffia, a turno, dalle due narici, liberandone il contenuto nel vuoto. 
Il moto risoluto verso la mia sazietà, si blocca bruscamente.
Un conato mi avvisa che il mio stomaco ha cambiato parere e non ne vuole più sapere di cibo e colazione.
Il mio tragitto subisce, così, una brusca virata e mi avvio direttamente alla bicicletta tentando, in qualche modo, di dimenticare.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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9 risposte a Nausee mattutine

  1. Sonia ha detto:

    Ommioddio che schifo!
    Un’amica che visse un po’ di tempo in Cina mi disse che da loro è considerato disgustoso ingoiare il muco che risale alla bocca a causa della tosse, perciò lo sputano. Il viaggio in treno che fece durante un mese freddo le insegnò che i cinesi col catarro è meglio incontrarli all’aperto, almeno ti puoi allontare in fretta dai loro prodotti interni.
    A me invece un attore senegalese, con il quale feci uno stage teatrale, insegnò un esercizio che, a suo parere, ogni bravo attore dovrebbe sempre compiere prima di entrare in scena: chiudere una narice con due dita e soffiare fortissimo per almeno una ventina volte e poi ripetere l’operazione con l’altra narice. Lo scopo è quello di liberare il naso dal muco, anche da quello che non sapevi di avere e che si annidava in agguato nei tuoi seni paranasali, pronto a disturbarti durante la recitazione. Il risultato è di veder sparso per terra, proprio davanti ai tuoi piedi, ciò che noi occidentali preferiamo finisca in lavatrice, ben nascosto dentro un fazzoletto.

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    • Pendolante ha detto:

      Ancora alle medie (un secolo fa) il mio professore di italiano raccontava dei tempi in cui girava per l’Amazzonia e gli indios si schifavano della nostra usanza di portarci in tasca, sebbene in un fazzoletto, il nostro muco. C’è da dire che la giungla è grande e gli indios pochi (sempre meno) e che i nostri marciapiedi non sarebbero gradevoli se noi usassimo altri sistemi di “spurgo”.

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  2. Andrea ha detto:

    Beh, sinceramente, la sottolineatura che l’uomo in questione fosse asiatico non mi pare particolarmente politically correct….:-)
    Immagina se in un pendolante scritto a, chessò, Manila ti capitasse di leggere: “Non faccio in tempo a tirare fuori il portafoglio, che un uomo, italiano, me lo sottrae”.
    Oppure, in un pendolante scritto a Cape Town: “l’esplosione fu terribile, tutti cercarono di aiutare le donne e i bambini rimasti feriti. Tutti, tranne un gruppo di turisti, italiani, che dopo aver scattato alcune foto col telefonino, se ne andarono per paura di sporcarsi le scarpe”

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    • Pendolante ha detto:

      Quando si parla di “political scorrect” si scorda che è un concetto statunitense che poco ci appartiene e che non ha a che fare col razzismo che tu sottintendi. Sottolineare la provenienza di qualcuno è scorretto quando questo non ha attinenza con ciò di cui si discute, ma vuole essere un modo per degradare, sminuire, accusare… Qui il fatto che il tizio fosse asiatico in realtà lo assolve perchè il comportamento che denuncio è per quel popolo abitudine. Un italiano che si soffia il naso in quel modo non è più disgustoso per me, ma certo meno tollerabile.

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  3. Sonia ha detto:

    Non trovo scorretto parlare delle diverse usanze tra le varie genti.
    Vari esempi:
    in Brasile il segno fatto con il pollice che per noi significa “ok” per i brasiliani significa “grazie”;
    in Cina se andate ad una festa non vestitevi di bianco perché è il colore del lutto;
    nelle Filippine il “no” si indica alzando le sopracciglia;
    in America Latina è grande maleducazione non guardare negli occhi una persona con la quale si parla, più grave se si è in Equador o in Venezuela;
    in Giappone invece si evita il contatto visivo diretto con gli stranieri;
    in India girare la testa come per dire “no” significa “si”, mentre per dire “no” agitano lateralmente la testa accompagnata da un gesto sprezzante della mano.
    Insomma, le usanze sono le più diverse e spesso sono in contraddizione, qualcuna la capiamo qualcuna no, qualcuna ci fa anche schifo… tuttavia rilevare le differenze non significa dare necessariamente giudizi di merito e il politically correct, che trovo giustissimo e necessario, non può servire a intimidirci di fronte alla curiosità o al confronto.

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  4. Fabio ha detto:

    Sono d’accordo. Anche perchè il politically correctness, che negli Stati Uniti ha avuto grande importanza negli anni 80 per frenare una escalation di episodi a sfondo razzista, in Italia è stato ridotto a una parvenza macchiettistica e fondamentalmente ipocrita. Audioleso al posto di sordo per capirci. Che poi è un altra forma di razzismo.
    Comunque Katia ti consiglio, vista la sensibiltà al muco, di non frequentare campi di calcio perchè i pantaloncini da calcio non hanno le tasche…

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  5. aaqui ha detto:

    Pensa che i muchi passano normalmente dalle cavità nasali al tuo esofago senza che te ne dai conto. Diventano schifosi solo al loro affacciarsi alla luce. Non lo trovi quantomeno bizzarro?

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    • Pendolante ha detto:

      Bizzarro non è l’aggettivo che mi viene alla mente, ma capisco il punto. Se può interessare lo spunto ho osservato, in mia figlia e nei suoi amichetti, la buffa tendenza di veicolare il muco con le dita, dal naso alla bocca. Ma sono abitudini che con l’età si perdono. Spero.

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