Un altro modo di viaggiare

Immagine pubblicata con l'editoriale di Toni Farina sulla rivista Piemonte ParchiPropongo qui un editoriale di Toni Farina, sulla rivista Piemonte Parchi. Leggendolo ho sognato di un altro modo di viaggiare, con altri scopi, con altre genti, in altri luoghi; l’illustrazione poi, mi ha evocato limmagine utopica di treni al servizio dei cittadini.

 

Scrivere di treno oggi. Senza parlare di “alta velocità” e delle connesse grandi opere, oppure della “bassa velocità” quotidiana dei pendolari. “Piemonte Parchi” ci prova e lo fa parlando dell’altro treno, quello che viaggia in bilico fra il romantico e il fanciullesco.

Il treno dei lunghi viaggi sul pavimento di casa, con i fiumi di carta argentata e i tronchi di legno a fare da improvvisate montagne. Il treno che un tempo si chiedeva a Babbo Natale e che arrivava sempre in orario.Il treno dei viaggi con il naso incollato al finestrino a dare un nome ai fiumi, ai paesi e alle montagne. Con l’ipnotica, metronomica cadenza generata dalle giunzioni fra i binari, cullati dalla musica del ferro su ferro. Il treno come occasione di tempo lento, delle piccole stazioni, del semplice viaggiare. Ed è per questo che Piemonte Parchi propone viaggi. Dapprima nella storia: le ferrovie in Piemonte al tempo dei “pionieri” dell’800, e poi nel Piemonte fisico di oggi, attraversato per intero “in diagonale”, da un vertice all’altro con partenza da Torino. Su linee che nell’800, al tempo dei pionieri, furono progettate come strategiche, essenziali per collegare la neonata Italia all’Europa. Da Torino a Domodossola e quindi a Lugano con la Vigezzina, nel Piemonte residuale delle baragge e turistico dei laghi. E poi da Torino a Cuneo e a Tenda, nello spettacolo della Valle Roja. Il viaggio prosegue alla scoperta dei casi virtuosi, in quell’angolo d’Italia montana così poco italiano: di lingua e soprattutto di abitudini. L’Alto Adige, dove il treno è stata una riscoperta, e le linee sono tornate a essere strategiche. Una scommessa vinta alla grande, sull’auto e sullo scetticismo, tra lo stupore degli stessi amministratori sud-tirolesi. E lassù, tra le crode dolomitiche e i ghiacciai dello Stelvio, in treno oggidì ci vanno in molti, per lavoro e per diletto. E molti dalle altre regioni, vanno lassù proprio per andare in treno: perché è meglio, o semplicemente perché è bello.

Il viaggio non può che terminare nei parchi. E qui purtroppo scopriamo che il viaggio non è così comodo come vorremmo, e che i parchi agevolmente accessibili con i binari non sono molti. Ma, assicuriamo, arrivare a Valperga, nel verde Canavese con la storica Ferrovia Canavesana, e di lì salire al Sacro Monte di Belmonte a piedi sulla via dei pellegrini è una bella esperienza. Da ripetere magari spingendosi a Malesco con la Vigezzina, e proseguire in efficiente navetta verso il vicino Parco della Val Grande. Treno, cultura e wilderness: è la proposta.

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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2 risposte a Un altro modo di viaggiare

  1. Sonia ha detto:

    Ha ragione Farina, molti ci vanno proprio per andare in treno perché è bello! Il treno, ripulito dagli stress (alta velocità, arrivo al lavoro, rientro con ritardo…) è un meraviglioso modo di entrare nel territorio e nel paesaggio, senza fretta e con rispetto, in quei luoghi che solo con un treno (o al limite con le proprie gambe) è possibile vedere.
    Ricordo un viaggio, fatto nel 1990, sulla linea Cagliari-Isili-Sorgono con il trenino delle Ferrovie complementari della Sardegna (oggi gestite dall’Azienda regionale sarda trasporti). Partimmo da Cagliari e scendemmo a Tonara (910 m s.l.m.) per “gustarci” la sagra del famoso torrone. Il tratto fino a Isili era frequentato da pendolari che scendevano alle loro fermate per tornare a casa. Ma dopo Isili tutto cambiò (non per niente il tratto da Isili in poi si chiama Trenino verde). Lo scartamento ridotto, le montagne su cui ci inerpicammo, i pochi passeggeri rimasti, il paesaggio intatto della Barbagia, non c’erano strade in vista né paesi, eravamo immersi nella natura incontaminata del Parco nazionale del Gennargentu. Uno scenario indimenticabile che suscitava forti emozioni… anche perché improvvisamente il trenino si fermò in mezzo al nulla, sul fianco di una montagna, tra gli alberi. Cosa stava succedendo? Ecco, pensarono i più cinici, lo sapevo che questo trenino sgarrupato ci avrebbe fatto qualche scherzo. E ora? Che faremo qui? Verranno a salvarci? Ci alzammo in piedi per allungare il collo e sperammo di veder arrivare il controllore. Niente. Notammo che gli altri passeggeri si dividevano in due categorie, quelle che, come noi, si stavano preoccupando e avrebbero voluto capire cosa stava succedendo e quelli che se ne stavano buoni buoni al loro posto. A un certo punto ci affacciammo dai finestrini e scoprimmo il motivo della fermata: il controllore e il conducente, armati di taniche enormi, stavano facendo rifornimento d’acqua a una sorgente che sgorgava proprio di fianco ai binari. Quando ebbero finito ripartimmo e nessuno si sognò di protestare né, tantomeno, di sentirsi men che felice di avere partecipato a un rito così semplice e umano, rilassato e sereno come quello di raccogliere acqua pura.
    Qualche dato: nel 2005 il tratto del Trenino verde Isili-Sorgono ha fatto 3092 passeggeri.

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