I professionisti dell’accattonaggio/1

Esiste una speciale categoria di pendolari che non usa il treno per andare al lavoro bensì sui treni “lavora”, in “libera professione”, percorrendo tratte più o meno lunghe, più volte al giorno. Gli appartenenti a questa categoria, non sono sindacalmente rappresentati, non sono iscritti a fondi pensionistici, non hanno diritto a buoni pasto ma viaggiano gratis, anzi, viaggiando guadagnano. A guardarci bene, in effetti, sono l’antitesi del pendolare: sono i professionisti dell’accattonaggio, quelli che chiedono soldi per mestiere.

Le facce sono sempre le stesse, perlopiù giovani donne che nell’attesa del treno percorrono la banchina, trattenendo ogni viaggiatore, ripetendo una nenia le cui parole si perdono nei meandri della lingua italiana e della reiterazione. Con la mano a cucchiaio fanno sobbalzare la moneta che già possiedono, per chiarire le loro aspettative,  e ti fissano, insistenti, con l’arroganza di chi pretende, non accontentandosi del primo “no”, ma collezionandone parecchi prima di decidersi, imprecando, ad andarsene.

Per liberarsi di loro i più le ignorano girando su se stessi per lasciarsele alle spalle, in un balletto che vede la mendicante ruotare attorno al perno/pendolare per ottenere l’ambita moneta. Alcuni si tastano le tasche, scusandosi di non avere spiccioli, i più fortunati sono al telefono, quindi se la cavano con un leggero cenno della testa e una smorfia. Qualcuno, ma raramente e a torto, le insulta. Personalmente dico semplicemente di no, poi ridico di no e ancora ripeto di no. Il numero di volte in cui debbo ricalcare la negazione dipende dal grado di incisività del mio tono di voce. Non bisogna farsi cogliere impreparate.

Saliti poi sul treno la tecnica cambia e le signore percorrono il vagone lasciando pizzini fotocopiati in cui spiegano i loro motivi. Spesso appoggiano i foglietti direttamente sulle ginocchia, con una violazione degli spazi personali che mi turba alquanto e non alimenta il mio desiderio di donare. Poi, ripassando, di nuovo fanno sobbalzare le monete nella mano e ritirano i biglietti e anche qualche spicciolo da viaggiatori occasionali (perché i pendolari non se le filano per nulla). A questi occasionali viaggiatori vorrei suggerire di non alimentare questa attività elargendo denaro. Se loro chiedono e voi date, continueranno a chiedere. Una legge di mercato.

Qualcuno potrebbe notare un certo fervore in questo mio post; ebbene ammetto di essere leggermente infastidita da questi “professionisti”,  non solo per i motivi già scritti, ma anche perché alimentano l’immagine negativa che noi abbiamo degli zingari.

Il termine “zingari”, per noi dispregiativo, ma non in sé stesso,  è usato prevalentemente rispetto ai sinonimi zitani e gitani, che hanno connotazione etnica positiva e che rimandano ad un mondo di tradizioni e ad una cultura un tempo nomade. Una cultura complessa, storicamente determinata, interessante e affascinate che mi è capitato di incontrare con  Santino Spinelli, fondatore dell’associazione Thèm Romanó  e dell’omonima rivista.

Gli zingari, sui treni, per strada o dovunque si facciano notare per accattonaggio, furti, sporcizia o quant’altro, non giovando certo a quelli di loro che conducono onestamente la propria esistenza, portatori di diversità, usi e costumi interessanti, come quelli del resto del mondo.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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2 risposte a I professionisti dell’accattonaggio/1

  1. Pendolante ha detto:

    Scrive Andrea su Facebook:
    sono viaggiatore frequente e ogni tanto dò qualche spicciolo ai “professionisti dell’accattonaggio”. Non avevo mai pensato che per sedare i miei sensi di colpa (verso cosa???) giustifico la presenza di questi personaggi. Interessante.

    “ora… alzatevi spose bambine
    che è venuto il tempo di andare
    con le vene celesti dei polsi
    anche oggi si va a caritare
    e se questo vuol dire rubare
    questo filo di pane tra miseria e sfortuna
    allo specchio di questa kampina
    ai miei occhi limpidi come un addio
    lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
    il punto di vista di Dio ”
    Khorakané (F. De André)

    Qui (e la) rispondo:
    Sei la seconda persona che mi cita questa canzone di De Andrè in relazione a questo post. Scriverlo è stato faticoso e ho dovuto combattere contro me stessa, ma non avere pregiudizi e non essere razzisti significa anche non tollerare il mal fatto soltanto perchè a farlo è qualcuno soggetto a razzismo. Quello che ho scritto rispecchia quello che vedo e quello che provo. Io che il treno lo prendo tutti i giorni mi rendo connto che queste persone sono organizzate, sono una squadra, “lavorano” con strategie ben precise, sono arroganti, prepotenti e molto fastidiose. Potrei, certo, indagare meglio la loro vita, per capire, per scoprire, ma non sto scrivendo un trattato di sociologia, sto solo riportando la mia esperienza.

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  2. Pingback: I professionisti dell’accattonaggio/2 | Pendolante

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