Terremoto a Modena: fatalismo o stupidità?

Domenica 20 maggio, ore 22,10.

Ieri notte si era previsto di dormire poco: mia figlia ha le bolle della varicella e lamenti e pianti per il prurito me l’hanno fatta portare nel letto grande, tra mamma e papà, più per consolazione (nostra) che per altro. Quando, alle quattro del mattino, ha iniziato a tremare il letto ci siamo buttati entrambi su di lei e abbiamo aspettato che tutto passasse. Ma ce n’è voluto parecchio di tempo, perché trenta secondi sembrano niente ma possono essere molto lunghi da passare. La notte, il buio, quel terribile rombo che accompagna i terremoti e ne amplifica l’effetto emotivo, il rumore dei quadri e soprammobili che cadono. Poi, finalmente è cessato e, siamo corsi al telefono con la bimba appesa al collo che si è spaventata del nostro spavento. Tutti bene, tutto bene, solo paura e qualche vetro per terra. E allora che facciamo? Fatalisti pensiamo che, ormai, è passata. Le luci, fuori, si accendono una dopo l’altra e qualcuno è già in strada. Noi torniamo a letto e non facciamo in tempo a coprirci che un’altra scossa ci fa cambiare subito idea, così ci decidiamo a uscire, a girare in macchina. Sembra la festa del paese: tutti per strada, ma tranquilli, con coperte, pigiami, cellulari. Un’ambulanza ferma in mezzo alla strada. Tutti si parlano, si confrontano e la paura si trasforma in racconto mentre lo sciame sismico si fa sentire. Su Facebook gli amici ci e si parlano e tutto rientra in qualcosa da raccontare nei giorni a venire. Arriva l’alba e chi prima, chi dopo, torniamo tutti alle nostre case. La mia piccola ha dimenticato il prurito della malattia ed è ora incuriosita e chiede cos’è, come succede, chi fa tremare le cose e se c’è qualcuno nascosto sotto il letto.

Dobbiamo aspettare qualche ora per avere le prime notizie, sconcertanti, di vittime, di crolli. Qui, vicino a casa; potrei arrivarci in bicicletta con un po’ di fiato in più, ma dalle immagini sembra un altro mondo fatto di macerie e case sottosopra e sfollati e morti. E il racconto non è più emozionante e la pioggia peggiora le cose e bagna le rovine della torre dell’orologio di Finale Emilia, crollata definitivamente domenica pomeriggio… anni fa c’era una birreria proprio lì sotto.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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10 risposte a Terremoto a Modena: fatalismo o stupidità?

  1. Melusina ha detto:

    Questo racconto vero è bellissimo, pieno di anima. Sono contenta di averti conosciuta.

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  2. aaqui ha detto:

    sentirsi colpiti fin dentro la propria casa, anzi capire che la propria casa da luogo rifugio si trasforma in posto da cui fuggire credo sia una delle angosce più pungenti, soprattutto per i bimbi.
    speriamo sia finita.

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    • Pendolante ha detto:

      Il peggio lo stanno passando gli sfollati, ma non ti nego che oggi, costretta a casa dalla malattia della mia bambina, non mi allontano mai molto da lei, pronta a sollevarla al volo e portarla via. Altro che strategia della tensione… come ci si sente fragili.

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  3. Sonia ha detto:

    Fatalismo o stupidità? Non è la prima volta che vivo l’esperienza del terremoto, mi è già capitato di provare il terribile spavento di scoprire che il tuo rifugio, la tua salvezza, la tua protezione da tutto, il tuo amico per eccellenza, cioè la tua casa, diventa invece il tuo nemico mortale in caso di terremoto… ribaltamento completo di un principio che davi per scontato e che crea quel particolare sentimento di orrore durante e dopo un terremoto. Non è la prima volta, dicevo, e per fortuna ogni volta mi è capitato qui, in Emilia, zona NON sismica (vien da ridere amaramente), dove i terremoti ci sono ma fanno pochi danni, non ci possiamo lamentare. Non è la prima volta quindi, ma ieri notte è stato diverso. La mia bella casa del settecento ha tremato come una foglia alle quattro e qualche del mattino e, come le altre volte, io sono rimasta paralizzata dal terrore, ferma, immobile, in attesa che il soffitto mi cascasse sulla testa. Ho pensato, sì, a mettermi sotto il letto, ho pensato anche a correre nella stanza vicina e prendere il mio bimbo di quattro anni tra le braccia, ho pensato, ma sono rimasta immobile nel letto, inutilmente abbracciata al mio compagno, spaventato quanto me. Venti secondi, trenta secondi, una scossa lunga, infinita e noi lì, immobili. Stupidi? Fatalisti? Questa volta è stata diversa dalle altre, oltre che per la violenza del sisma anche perché, questa volta, ho un figlio. Questa volta non dobbiamo restare in casa, come avevamo fatto nel passato, tranquillizzati dalla fine della scossa, tranquillizzati dalla certezza che siamo una zona non sismica quindi quella scossa è stata certamente solo uno sbaglio della terra, come un postino che suona il campanello sbagliato e che subito si corregge, qui non possono esserci altre scosse, ostinati ci tranquillizziamo con questo mantra. Fatalista? Stupido? No, questa volta dobbiamo portare in salvo nostro figlio, fuori dalla nostra amata casa antica, lontano dai vicoletti medievali il cui abbraccio stretto tanto ci piace nei giorni normali, lontano da queste strade che poggiano sul vuoto di canali interrati e gallerie antiche che tanto ci inorgogliscono, nei giorni normali. Questa volta la nostra fatalità non può avere accesso alla nostra stupidità, non faremo finta che non sia successo niente di grave, non resteremo seduti sulla convinzione che tanto questa zona non è sismica per convincerci che non ci succerà niente altro. Ci infiliamo le scarpe con mani tremanti, agguantiamo borsa e coperte, avvolgiamo il piccolo in un bozzolo caldo e fuggiamo verso l’automobile e con l’auto via, verso la periferia, dove piazze spaziose poggino sulla terra e non su parcheggi sotterranei scavati sotto uno strato solo apparentemente stabile e sicuro. Fino a mattina, fino all’arrivo di notizie che tardano anche per radio a raggiungerci, restiamo al freddo grigio sporco e umido delle notti passate in macchina. Verso le cinque, dopo un’ora dalla prima scossa incontriamo una donna con una valigia rosa, supponiamo sia restata dentro casa più di noi, le chiediamo se abbia sentito altre scosse. Ci dice di essere un medico che prestava servizio all’Aquila la sera del terremoto del 6 aprile 2009. Ci dice che allora successe che quelli che dopo la prima scossa uscirono dalle case e non ci tornarono si salvarono, gli altri, quelli che ci restarono o che ci tornarono, invece no. Ecco perché lei aveva fatto la valigia e convinto la sorella ad andare con lei, non si sarebbe limitata a restare fuori casa qualche ora, se ne sarebbe andata lontano, da parenti o amici fino alla fine di questo pericolo. Eccesso di fatalismo? Eccesso di stupidità?
    Non so, quello che so è che il nostro è un paese a rischio sismico, da sempre. Quello che so è che nei miei tanti anni di vita nessuno mi ha mai insegnato, formato, preparato a cosa fare, come reagire, cosa provare in caso di terremoto. Fatalismo o stupidità?

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    • Pendolante ha detto:

      E poi si pensa che per tre secoli un palazzo ha retto alle scosse della nostra terra, non cederà mica ora, no?! Un intero centro storico che poggia sui canali sotterrati (quante volte li abbiamo visitati) e mica sono mai soprofondati, no?! E allora… e allora ne basta sempre una, di volte.

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  4. Fabio ha detto:

    Non so se sia fatalismo o rassegnazione ma credo che ci sia anche una parte di irrazionalità nel passare alla vita nomade per paura del terremoto che negli ultimi 300 anni in pianura padana ha fatto 7 morti. In Italia ogni anno muoiono 5000 (cinquemila) persone in incidenti stradali ma nessuno pensa di rinunciare a spostarsi sulle strade per questo. Potrei estremizzare il discorso dicendo che mediamente vengono uccise 15-20 persone all’anno nel nostro paese perchè colpite da un fulmine. Quindi conviene restare in casa e rimanere sotto le macerie o uscire a beccarsi un fulmine o più probabilmente un pirata della strada? Quello che ci fa paura è fare i conti con la nostra caducità e il terremoto in questo è potentissimo.

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    • Pendolante ha detto:

      La settimana scorsa ho incontrato una ex collega a Bologna. Mi ha raccontato che si trovava a Tokyo durante il terremoto e che il grattacielo che la ospitava oscillava di due metri per lato. Il suo spavento tuttavia è stato contenuto dalla calma dei giapponesi che non si sono scomposti poi più di tanto. Educazione? Abitudine? Diversa concezione della morte? Non so dire, ma l’amica riferisce che ancora oggi si sveglia di notte puntellandosi con la sensazione del movimento. Certo, nel confronto siamo ridicoli, ma 7 morti bastano a spaventare.

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  5. Fabio ha detto:

    N.B.Naturalmente non mi riferisco alla zona dell’epicentro, dove sarebbe molto più irrazionale dormire in casa.

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  6. Sonia ha detto:

    Se si può evitare un sorpasso azzardato allora si può anche evitare di stare in casa durante un terremoto, senza per questo darsi alla vita nomade. Nonostante statistiche esaurientemente terrorizzanti ho sempre continuato a fare sorpassi azzardati e a rimanere in casa durante i terremoti (tanto siamo in Emilia). Da quando ho un figlio ho smesso.

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