Terrremoto in giardino

Sedie a sdraio, da giardino, plaid, frigo portatili, bambini vocianti e giocosi, adulti loquaci. Parrebbe un pic-nic domenicale se non fosse che la terra continua a tremare. Vicini di casa, volti noti e ignoti, tutti sul prato del parchetto di quartiere. Qualcuno si è accaparrato un posto che intende tenere per la notte, dormendo sotto una tenda. E mentre alcuni piantano i picchetti, un trattore, nella vigna limitrofa, irrora pesticida.

Mi siedo sul prato alle 17 di martedì 29 maggio, finalmente assieme alla mia famiglia.

Casa mia dopo la scossa delle 9

Mancavo solo io. Pendolare, ero in altra città quando alle 9 di stamane un nuovo, forte, terremoto ci ha fatto scattare dalle sedie e dirigerci verso l’uscita. Ero al telefono con mio marito che lamentava il ritardo nel portare la bambina alla materna;  un fortunato ritardo che gli ha permesso di tornare a prenderla prima che il caos bloccasse tutte le strade. E mentre la linea telefonica cadeva la collega, in preda ad una crisi isterica, mi spintonava di lato per guadagnare l’uscita. Mia madre risponde al telefono con la voce spezzata dalla paura; il terremoto ha colto mio padre sul tetto della casa, intento a chissà che fare, e mentre si reggevano alla bella meglio, al rombo della terra si è unito il frastuono del crollo parziale del rudere vicino a casa. Cadrà definitivamente con la scossa delle 13. Passa quasi un’ora e mezza prima che riesca nuovamente a comunicare con mio marito. E’ un caos di telefonate, di sms, di notizie carpite alla rete, frammentarie, smentite poi confermate. I primi crolli, i primi morti.

Mi chiamano amici dal Trentino, sento altri fuggiti a Torino e io che vorrei solo essere là, vicino all’epicentro, vicino ai miei, a casa. Ma loro sono tutti assieme, e chi manca sta bene e io aspetto, anche se lavorare è difficile ma prendere il treno è impossibile. Regna il caos sulle linee.

Finalmente alle 14.30, sono in stazione. Il tabellone degli arrivi è un elenco di ritardi, ma i regionali passano e poco importa se alle 14.45 prendo quello dell’ora precedente. La velocità è ridotta e il viaggio pare interminabile e surreale il parcheggio semivuoto della stazione di arrivo. Come surreale è il vuoto nelle strade. Come richiesto dalle autorità evito di prendere la strada Canaletto, che da Modena porta direttamente a Mirandola, ma quella è la mia direzione. 12 km dopo sono a casa.

La cena la facciamo in casa ma la mia bimba è terrorizzata, non si stacca da noi, così risolviamo di uscire sperando, invano, che si addormenti sul sellino posteriore della bicicletta. Pedaliamo per il paese e incontriamo ovunque abitudini di una prematura estate: le persone mangiano nei cortili, nei giardini, per le strade e nei parchi pubblici, in gruppi più o meno numerosi che uniscono famiglie, amici, vicini. Dove si può si sono piantate tende, lungo le strade camper e roulotte parcheggiati, in molti sdraiati sui plaid, con la prospettiva di dormire in auto. Aleggia un senso comune di precarietà che qui però non è ancora disperazione per la perdita della casa o, peggio, dei propri cari. E’ paura, allarme, un senso di pericolo vicino, ma ancora a venire. Si respira uno straordinario, insolito senso di comunità. Non lo avevo mai percepito così e ne sono  conquistata.

Mentre scrivo, sul letto di casa, mia figlia si è finalmente addormentata attaccata a me. Non percepiamo più scosse da molte ore, e mi sento abbastanza tranquilla da rimanere in casa, sebbene in allerta. Ma non credo che stanotte sarà notte di riposo.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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6 risposte a Terrremoto in giardino

  1. Melusina ha detto:

    Che commento vuoi che lasci? Che mi sento con te e con tutta quella brava gente, forte e caparbia, può sembrare facile retorica. Però è un fatto che in questi momenti allucinanti emerge un senso diffuso di comunità e di appartenenza, e in più quello dell’impotenza di chi, un po’ più in là dall’epicentro, si ritrova vivo e illeso e non può fare a meno di farsene una colpa.
    Continua a raccontarci, ti prego.

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    • Pendolante ha detto:

      Abbiamo tutti sperimentato, prima o poi, l’impotenza della lontananza, magari mitigata dalla possibilità di inviare aiuti, in qualche modo. Ma l’impotenza dell’esserci è tremenda. Si, certo, puoi offrire posti letto, coperte, tende… ma sei comunque impotente davanti ad un evento che ti sovrasta. Quello che si poteva fare si doveva fare prima. Io mi trovo a dover ammettere di essere sotto shock e non lo credevo possibile non in quanto eroina da fumetto, ma perché, come dici, siamo gente forte, che si rimbocca le maniche e fa’, reagisce, agisce. Così ero determinata a restare in casa per la notte ma la mia piccola è terrorizzata e alla scossa delle 23 circa, ho ceduto e la famiglia si è trasferita in macchina, per scoprirsi in compagnia di tutto il vicinato. E il sollievo, quasi euforico, che ho provato ad essere fuori casa è stata per me una grande sorpresa.
      La notte è passata e alle 6 siamo tornati in casa, con una sensazione di scampato pericolo, quasi che, con il sole, come Nosferatu, il terremoto perda il suo potere distruttivo. Le scuole sono chiuse fino a lunedì quindi ho lasciato mia figlia nelle buone mani dei suoi nonni e sono venuta al lavoro, alla ricerca di normalità, da trasmettere anche a lei che assorbe ogni nostra tensione e la restituisce moltiplicata. Magari oggi vado a comprare una tenda 😉

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  2. STE ha detto:

    il commento risulta quasi superfluo …. io non smetto di tremare, tremo dovunque …. alla scrivania, in bagno, a letto, sul divano …. mi tremano le gambe, l’angoscia ha preso il posto della razionalità … probabilmente tutto questo scatena l’ansia di precarietà….
    mi farò coraggio, ci faremo tutti coraggio e affronteremo questa “cosa” ma solo perchè non abbiamo scelta; non perchè siamo coraggiosi ( io non lo sono assolutamente) ma perchè non abbiamo scelta …. la mia casa non è più il mio amato rifugio ma è la mia nemica e questa è la cosa che mi angoscia di più …. se non posso rifugiarmi a casa dove posso farlo ????
    comunque purtroppo c’è chi sta peggio di me, di noi… ed il mio pensiero va a loro …. e l’angoscia cresce.
    Stanotte dove dormirò ????

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    • Pendolante ha detto:

      In tenda! Noi ci siamo comprati la tenda, l’abbiamo piantata nella vigna davanti a casa, in buona compagnia dei vicini, e lì siamo stati. Stamattina mi sono accorta che, oltre a noi, nelle tende, ancora tanti dormono in macchina, parcheggiati per strada o nei parchi. Al mattino usciamo tutti stropicciati, coi cuscini in mano e i figli in braccio, infiliamo le porte di casa e ci prepariamo per la giornata lavorativa. Guardandosi attorno, in questi due giorni, ci si rende conto che moltissime persone, con le scuole chiuse, passano il loro tempo all’aperto, e ovunque si mangia. Pare che lo stare in compagnia non sia possibile senza cibo, così c’è chi perde peso per lo stress e chi mette chili sulla bilancia. Per non essere da meno, stasera, organizzo una pizzata con gli amici, sul prato, perché per il momento ho accumulato solo l’umidità della notte e gli occhi lucidi ogni volta che apro un giornale, ma basta un buon asciugamano e si riparte.

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  3. Sonia ha detto:

    Sotto choc lo sono stata fin dai primi attimi, quelli trascorsi sotto la scrivania alla scossa delle nove. Ho cominciato a piangere in modo infantile e non ho smesso più, se non quando la necessità di avere un comportamento dignitoso tra estranei o quella di mostrarmi serena davanti a mio figlio mi hanno obbligata a trattenermi. Alla scossa delle 13, di nuovo sotto la scrivania, ho detto basta e sono uscita dall’ufficio, sono andata a prendere mio figlio a scuola, che dopo la seconda scossa è stata chiusa. Abbiamo trascorso il pomeriggio al parco col papà, insieme a tutti gli altri genitori e bimbi che, a differenza dei giorni passati, non sembravano visitatori transitori ma stanziali, così come gli studenti seduti sull’erba con le chitarre e il resto della variegata fauna bolognese. Mal di testa con vertigini, nausea, malessere generale, spossatezza: credevo di sentirmi male solo io, invece al parco scopro che altre mamme provano gli stessi sintomi che mi sfiniscono dalle nove della mattina. Eppure siamo tutte lì e mi scopro anche a pensare che le altre mamme che lamentano quei disturbi non devono poi stare così tanto male (come me) se sono lì sorridenti e attive a badare ai loro figli. Ma poi mi rendo conto che anche io (che sto malissimo) sono lì sorridente e attiva a badare a mio figlio. Tutte discutiamo degli avvenimenti, seguiamo dai portatili, dagli IPhone, dai Blackberry, da quelli che arrivano per ultimi, le ultime notizie, il numero dei morti che sale e ci atterrisce sempre più, il conto degli edifici danneggiati ed evacuati anche nel meraviglioso centro storico di Bologna. Tutte esprimiamo un forte senso di disagio all’idea di rientrare a casa e passarci la notte, tutte cerchiamo di scovare nella memoria o nella famiglia luoghi amici, case sicure dove andare a dormire. Noi tre siamo partiti verso sera, le scuole sono chiuse, gli uffici anche, tornare a casa che paura… perciò eccoci qui, al mare, per qualche giorno di vacanza, rubato alla routine, dedicato al recupero di quell’equilibrio mentale che il terremoto ha reso precario quasi come un edificio danneggiato.

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    • Pendolante ha detto:

      Ieri, al supermercato e ho trovato gli scaffali vuoti. Nonostante l’emergenza ho trovato eccessivo questa corsa all’alimento visto che i nostri negozi non hanno subito che danni superficiali e i nostri sfollati sono pochi e non abbiamo avuto crolli alle abitazioni sebbene alcune non ritenute sicure. Poi ho saputo che, in mattinata, erano venuti a far compere gli abitanti da Rovereto, il paese che ha perso il parroco e ha subito crolli e mi sono ricordata che dista solo 15 km da casa mia…
      Forza: lasciamocelo alle spalle!

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