Prose per viaggiatori pendolari

Alessandro Trasciatti. Prose per viaggiatori pendolari. Mobydick, 2002. Collana I libri dello zelig, 76 p. € 10,00.

Sono dovuta arrivare a metà del libro per rendermi conto di essermi rovinata la lettura dalla ricerca di una spiegazione: volevo a tutti costi capire il motivo del titolo. Non è indicato nella prefazione, non in quarta di copertina, né l’ho trovato in rete.  Perché questi racconti sono “per viaggiatori pendolari”? Ma che importanza ha?! Sono bei racconti, scritti con esattezza, con precisione. Suggestivi. L’autore della prefazione ammonisce: non parlate di surrealismo! Va bene, non ne parliamo, ma quando la realtà è rappresentata proprio così com’è, eppure devia, varia, scivola “altrove”, di che parliamo?

In fine, comunque, l’ho trovata la mia spiegazione, in uno dei racconti più lunghi dei 50 che compongono la raccolta. Buona lettura.

www.trasciatti.it 

L’eccezione

Ammesso e non concesso che questo treno sia un treno, questo sedile un sedile, ed io me stesso, cosa mi assicura che arriverò a destinazione? Non certo l’abitudine, la lunga serie dei viaggi che hanno conseguito il loro scopo. Non certo la professionalità del macchinista che non conosco affatto, né l’affidabilità del locomotore di cui non so nulla. E, quand’anche fossi sicuro di tutto questo, va sempre messo nel conto l’imprevisto.

Facciamo degli esempi. Lo stesso macchinista, nonostante la buona volontà, potrebbe essere colto da un colpo di sonno per non essere riuscito a dormire la sera precedente, avendo egli mangiato pesante e girovagato a lungo per la casa in cerca di un digestivo, e così non vedere il segnale rosso e andarsi a schiantare contro un treno merci, sei vagoni del quale sono costituiti da cisterne contenenti materiale facilmente infiammabile.

Oppure potrebbe gettarsi sotto il nostro treno un uomo sulla quarantina in crisi depressiva da quando la moglie lo ha lasciato per andare ad abitare col droghiere giù all’angolo (quello coi baffi scuri e l’alito da fumatore). In questo caso ci fremeremmo per chissà quanto e magari saremmo trasbordati su un pulman che potrebbe, a sua volta, finire in un precipizio, dal momento che l’autista è un amico carissimo dell’uomo sulla quarantina, ed è – comprensibilmente – molto emozionato, confuso al punto da affrontare malamente una curva lungo un tratto di strada panoramica e finire giù sugli scogli dopo un volo di trenta, trentacinque metri.

Converrete con me che questi banalissimi esempi basterebbero da soli a non farci salire sul treno e a rimanere in sala d’aspetto, mesi, anni. Ma nemmeno lì saremmo al sicuro. Chi può affermare con certezza che il tetto della stazione non crolli, sfondando dalla caduta di un dirigibile durante un raduno di velivoli d’epoca? O che, per un errore di persona, un sicario ci freddi con quattro, cinque colpi d’arma da fuoco?

Potrei continuare all’infinito portandovi esempi che mostrano inconfutabilmente come la nostra vita sia legata a un filo così sottile che basta appena una bava di vento a reciderlo. O forse, per meglio dire, mostrano che la vera stranezza, l’eccezione è il felice combinarsi delle innumerevoli variabili da cui dipende il corso dei nostri giorni, così che adesso ognuno di noi può dire: “Ecco, ci sono”. Ma non lo farò. Mi fermo qui, convinto dell’evidenza delle cose e del buon senso tipico di ogni viaggiatore pendolare.

[Alessandro Trasciatti. Prose per viaggiatori pendolari]


Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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Una risposta a Prose per viaggiatori pendolari

  1. Pendolante ha detto:

    Alessandro Trasciatti, autore di questo libro, mia ha contattata ieri (24 gennaio 2017), a distanza di anni da questa mia recensione, con mia grande piacere. Mi scrive: “Posso darti la mia motivazione riguardo al titolo? Sono prose talmente brevi che possono essere lette tra una stazione e l’altra. E poi c’è anche una motivazione personale: per anni ho fatto lo studente pendolare tra Lucca e Pisa. Molte prosette sono nate proprio in treno, a volte scritte addirittura sui biglietti”

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