L’uomo in beige

Accodato sulla piattaforma tra i due vagoni, in attesa per la discesa. Un uomo. Quarantenne, forse. Completo beige, di lino, cadente, spiegazzato. Appeso alla cintura un astuccio porta cellulare, in pelle, liso, non più nero. A terra una ventiquattrore e una valigia porta campioni. Nuova questa. Ha la chierica, il ventre sporgente, una larga chiazza di sudore sulla schiena e l’aria di chi ci prova, davvero ci prova, ma non riesce a concludere nulla. Eppure è ottimista, eroico nella sua perseveranza. Un “buon perdente” da pellicola cinematografica.
L’attenzione si focalizza sulla lunga riga nera che gli segna la fronte partendo dalla tempia e attraversandola sino a metà. Da principio pare una macchia della pelle, voglia, livido, ma è ben guardare è una chiara linea di sporco. Forse uno scherzo d’impietosi colleghi di lavoro. Gli imbrattano le dita a sua insaputa, lo sottopongono al gioco di bambini con il tappo di sughero bruciato dalla fiamma d’accendino.
Fantasie. Più probabile che si sia sporcato detergendosi il sudore con mani luride da treno.
Suscita compassione quest’uomo, ma inibisce qualsiasi empatia. Tutto il suo essere fa tenerezza, soprattutto quell’irriducibile buona volontà, quel tentare di fare bene senza riuscire, ma guardandolo vien voglia di scappare.
Scesi dal treno mi rifugio in edicola.
Il caldo mi spinge a cercare refrigerio in un tè freddo da bar, il solito, quello dietro la stazione. E di nuovo lui. Lo trovo lì, seduto a un tavolo. Mi volta le spalle. La giacca spiegazzata, malamente attaccata allo schienale della sedia. E’ curvo, ingobbito ad avvolgere col corpo il croissant che sta mangiando a due mani, vorace. La sua fronte è ancora segnata di sporcizia e la barista la sta fissando con curiosità.
Fitte dolorose di vivo compatimento mi provocano malessere.
Fuggo dal bar per mettere distanza tra noi, come potesse essere infettiva la sua mestizia e la frustrazione in agguato, ma pare inutile perché mi seguono fino a qui.

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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26 risposte a L’uomo in beige

  1. Fabio ha detto:

    Un piccolo refuso, mi sa. Però un bel pezzo.

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  2. Melusina ha detto:

    Gran bel post, autentico. Lo si capisce dalla tristezza e dal senso di impotenza che lascia dentro. Sei una sensibile osservatrice.

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  3. Sonia ha detto:

    Mamma mia. Si è trasformato nello scarafaggio di Kafka ma non se n’è ancora accorto. Poveretto.

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  4. ladonnacamel ha detto:

    È difficile descrivere le complessità della vita, il miscuglio di qualità un po’ buone e un po’ cattive e se poi alla fine la somma risulta sgradevole è ancora più difficile, si vorrebbe guardare da un’altra parte o andare via. Sei stata brava.

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  5. Nina ha detto:

    Bel pezzo, molto amaro ma onesto – non so in quanti sono in grado di ammettere più o meno serenamente che provano “orrore” per un’altra persona, per la sua mediocrità. Hai descritto molto bene quella sensazione di angoscia, dovuta soprattutto al fatto che, sotto sotto, abbiamo tutti paura di finire come lui.

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  6. Fabio ha detto:

    Ma siamo così sicuri di essere tanto diversi dal nostro ignoto amico? Nessuno di noi è mai stato così per un giorno? Nessuno si è perlomeno sentito così? O passando davanti a una vetrina, a uno specchio, è mai capitato di vedere l’ombra di noi stessi così somigliante al mangiatore di croissant, così diversa da come pensavano di essere?

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  7. Pingback: Gli obliterati: L’uomo in beige | Pendolante

  8. ginevra ha detto:

    sei molto brava. ah, se azzardassi ancora un po’. adoro leggerti.

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  9. Lisa Agosti ha detto:

    E se fosse una tecnica di vendita? Punta tutto sulla pietà. Nessuno può resistergli, tutti gli comprano qualcosa.

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  10. Personaggio in cerca d'Autore ha detto:

    Quest’immagine sembra uscita da “Morte di un commesso viaggiatore”, di Arthur Miller, che ho visto a teatro qualche tempo fa… Mi suscita gli stessi sentimenti ed emozioni.
    Ne hanno tratto anche un bellissimo film con Dustin Hoffman e John Malkovich. Se non lo hai già fatto, ti suggerisco di vederlo 🙂

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  11. Vanni ha detto:

    Questo post molto triste e nel contempo molto bello! brava!

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  12. Tratto d'unione ha detto:

    E’ proprio un uomo beige, apparentemente innocuo ma in assenza di altri colori ansiogeno.

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