Frammenti di umanitá pendolare/2

Al Bar di Bruno Ritter | http://www.brunoritter.ch

Solito orario del rientro, solita banchina, solita attesa del treno.

Una donna si lamenta con un’amica degli incomprensibili orari degli autobus. Dopo una lunga dissertazione comprensiva di tratte, tempi di percorrenza, analisi del traffico e dell’abilità degli autisti, la donna conclude:

“Io, quando esco dal lavoro, prendo il primo che passa e ci vado a casa!”

La frase non sfugge ad un viaggiatore che transita in quel momento e che rallenta il passo, indeciso se fermarsi o meno e portarsi a casa una nuova compagnia, ma poi prosegue per la sua strada, evidentemente poco incline agli azzardi.

Intanto da un treno appena arrivato scende un probabile tronista di “Uomini e donne” (e scusate la maiuscola). Il marcantonio porta due pesanti valige dissimulando la fatica con maschia disinvoltura. Il giubbotto di pelle è aperto su una maglia con scollo slabbrato, dal quale fuoriesce parte del petto e tatuaggi tribali che si arrampicano fino al collo. Lì, in bella mostra, l’impronta rossa di labbra di donna che non riesco a capire s’è originale o tatuata ma in ogni caso è ben visibile. Osservandolo mi pongo illegittimi quesiti sulla professione di questo personaggio, perché la body art non è in tono con certi uffici, di certo non col mio.

Di contro un anziano gentiluomo manifesta la propria sorpresa nello scoprire che Milano è nella direzione opposta a quella che lui pensava. Sottolinea più volte la questione, reitera il concetto in diversi modi, prendendo ad esempio città e direzione differenti. Continua non solo ad evidenziare il fatto ma anche a chiedersene la ragione. All’ennesima esternazione, un impietoso giovane viaggiatore gli avanza l’ipotesi, ormai accreditata da tutti gli astanti, che questo strano evento cognitivo sia una semplice mancanza di senso dell’orientamento. L’anziano ne conviene, per nulla turbato.

Salita sul treno la fatica della giornata si manifesta nella scelta sbagliata del posto a sedere. Mi trovo a viaggiare con tre sedicenni che non contemplano minimamente l’idea di evitare di comunicare tra loro per lasciare quieta una matura pendolare. La conversazione verte su vari argomenti: i ragazzi, la scuola, i ragazzi, la famiglia, i ragazzi, la moda e i ragazzi. Ma a rendere originale ciò che dicono c’è l’ascendenza africana delle giovani le quali si scambiano domande insolite per un’autoctona:

I capelli sono tuoi o è una parrucca?
Il tuo ragazzo è bianco o nero?
I tuoi genitori sono africani?

La conversazione delle tre, che evidentemente si conoscono da poco, è animata dal ripetuto arrivo di SMS.  Il ragazzo che li manda è nel vagone successivo e vuole conoscere l’amica della sua corrispondente. La cosa provoca un’ilarità e un’agitazione – fatta di urletti, schiamazzi, movimenti convulsi – che si ripercuote sulla quiete dell’intero vagone ed è acuita dalla lettura ad alta voce degli sgrammaticati messaggi. Le tre si burlano del ragazzo che non scrive correttamente l’italiano e il fatto che anche loro non siano esattamente madrelingua e abbiano una pronuncia non proprio impeccabile, le rende ancora più feroci nella critica. In definitiva, non sono per nulla propense a quell’incontro.

Frammenti di Umanità pendolare/1

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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13 risposte a Frammenti di umanitá pendolare/2

  1. filippomariafabbri ha detto:

    Bellissimi ritratti. Come sempre.

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  2. ladonnacamel ha detto:

    La scena delle ragazzine è fantastica, invidio la tua precisione e condivido la spietatezza 🙂

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  3. Sonia ha detto:

    Forse Trenitalia conta che l’arricchimento di umanità che il viaggiare in treno comporta sia parte del risarcimento dovuto alla cronica negligenza delle ferrovie italiane… e forse ha anche un po’ ragione.

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  4. Niko ha detto:

    In Inglese si chiamano “small talk”, sono conversazioni leggere che se si è nello stato d’animo giusto e tranquillo vanno anche bene, ma se si è tesi o stanchi urtano! 🙂
    A proposito: è ancora invalso l’uso delle lunghe conversazioni urlate al cellulare? Così tutti si fanno gli affari degli altri? Ciao Grande Pendolante, ti leggo sempre con molto piacere 🙂

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