L’imperatore del nord

L’imperatore del nord (Emperor of the North Pole), film statunitense del 1973 diretto da Robert Aldrich. Liberamente tratto dal libro di racconti La strada di Jack London.

  • Sceneggiatura: Christopher Knopf
  • Fotografia: Joseph F. Biroc
  • Montaggio: Michael Luciano
  • Musiche: Frank De Vol
  • Scenografia: Jack Martin Smith
  • Trucco: William Turner

Il film è dedicato a tutti gli hobons, i vagabondi senza lavoro che durante la Grande depressione americana si spostavano da uno stato all’atro salendo clandestinamente sui treni. Sin dalla sequenza iniziale ci viene presentata la sadica violenza del guardiano ferroviario (Borgine) che a martellate fa “scendere” un clandestino dal treno, provocandone la morte. La sequenza è seguita da una ballata folk, A Man And A Train, cantata da Marty Robbins e composta dal duo Frank De Vol & Hal David, che alleggerisce solo apparentemente l’atmosfera che rimane tesa per tutto il fim a reggerne sempre il ritmo. Un duello tra bene e male, tra crudeltà e umanità. Da vedere, merita (per altro se ne trova un’edizione pregiata in DVD cartonato con libretto interno).

 Trama

Oregon 1933. Tra gli hobos che viaggiano clandestinamente sui treni merci, c’è il Numero 1, detto “imperatore del Nord” per lo scaltro talento con cui sfugge ai guardiani ferroviari pronti a gettare i clandestini dal treno in corsa. E c’è, sulla linea 19, Shack, sadico e implacabile conduttore che agli hobos fa una lotta spietata.Tra i due si infila un neofito, uno che vorrebbe essere il nuovo Numero 1. La sfida viene aperta direttamente da Numero 1 dopo che il giovane si prende il merito di una sua impresa ed arriverà all’acme nella sfida finale, una sfida diretta a colpi di catene, bastoni ed accetta che non risparmierà colpi e sangue.

Interpreti

  • Lee Marvin: Numero 1
  • Ernest Borgnine: Shack
  • Keith Carradine: Cigaret
  • Char Cook Jr.: Gray Cat
  • Joe Di Reda: Dinger

Inoltre

Marty Robbins canta A Man And A Train

man and a train, a train and a man
They both tried to run as far
And as fast as they can
But a man’s not a train and a train’s not a man
A man can do things that a train never can

Goin’ up a mountain even half way to the top
The minute that a train runs out of steam it’s gotta stop
But it’s a different story when a man runs out of steam
He still can go a long, long way
On nothin’ but a dream

Goin’ cross the country when a train runs out of track
It has to stop and turn around and then start headin’ back
But many miles from nowhere out where all the tracks are gone
A man who’s got himself a dream
Can still keep goin’ on

So don’t try to stop me
Don’t try to stop me cause nobody can
I’ve got a dream, a beautiful dream and that makes me a man
No don’t try to stop me
Don’t try to stop me cause nobody can
I’ve got a dream, a beautiful dream and that makes me
Makes me a man

—————-

La stradaDiari di un vagabondo di  Jack London.  LIT – Libri in Tasca, 2011. € 9,90.

La Strada è la raccolta di nove articoli apparsi su Cosmopolitan tra il 1906 e il 1907, periodo in cui si chiude l’epoca avventurosa ed eroica della frontiera americana.

Primo vero libro “on the road” della letteratura americana, “La strada” è una raccolta di racconti autobiografici in cui London narra i suoi anni giovanili vissuti percorrendo l’America in lungo e in largo sui treni merci, da Hobo, cioé da viaggiatore clandestino. Sono racconti popolati da bande di coraggiosi vagabondi, malinconici ubriachi, accattoni orgogliosi della loro libertà, abilissimi ladruncoli, e naturalmente poliziotti arrabbiati contro questa umanità incontrollata e incontrollabile. Il nomadismo e la precarietà sono raccontati come affermazione vitalistica, continuo misurarsi con le proprie forze e capacità: una naturale vocazione al proprio destino che nulla ha da spartire con l’artificiosa ricerca di esperienze estreme dei numerosi epigoni (primo fra tutti Kerouac) così distanti da London anche come status sociale

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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3 risposte a L’imperatore del nord

  1. Sonia ha detto:

    “Il nomadismo e la precarietà sono raccontati come affermazione vitalistica…”. Gli States hanno proprio questa caratteristica: una forte propensione ad essere fotogenici, i loro squallori sono sempre “estetici”. Chissà che non sia anche la loro condanna, non crediamo mai fino in fondo alla loro povertà e sofferenza. Io stessa finché non ho veduto con i miei occhi l’impressionate situazione di degrado e di abbandono di tanta parte dei cosiddetti “americani” conservavo il sospetto che essere poveri e reietti fosse anche molto figo, fa tanto libero e ribelle…

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  2. Fabio ha detto:

    I miei complimenti per il collegamento non casuale. Certamente Aldrich, ma soprattutto lo sceneggiatore Knopf , avevano ben presente il libro di London. Il film è bello, c’è tutto Aldrich anche se non il miglior Aldrich. La forza del singolo, la violenza, il romanticismo. Mi permetto di dire niente di figo o telegenico nel film e ancora meno nel libro. La sinossi è tradisce l’opera di London, che come sempre usa l’accetta, non il coltellino svizzero. Non a caso l’unico “fighetto” (si fa per dire) del film, cioè il personaggio interpretato da Carradine, non ne esce benissimo.

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