Frammenti di umanitá pendolare 3

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Il cucciolo di uomo, in attesa sul binario, mi sta facendo una domanda, ma sará la sorpresa mica capisco cosa vuole. Avrá 7-8 anni e mi sta chiedendo se il mio cellulare é un iphone 5. Mi tocca deluderlo perchè non lo é. Il piccolo uomo si ritrae schifato. Mi osserva indignato per qualche secondo e torna dai genitori che nemmeno si erano accorti della sua assenza.
Vagamente mortificata dalla delusione prodotta, torno alla mia attivitá ma per poco perché la mia attenzione si sposta su un gruppo di adolescenti.
Sono in 4 e sembrano usciti da una seduta dallo stesso parrucchiere. Forse per scommessa, piú probabilmente per un senso di appartenenza alla medesima tribú. Hanno capeli rasati ai lati sovrastati da una voluminosa cresta. Galli da stazione. E la giovane etá li giustifica pure dei giubotti virilmente aperti nel gelo pomeridiano. Parlano in slang e si apostrofano con l’appellativo di “vecchio” che, per loro, é solo un aggettivo. Una zingara si avvicina chiedendo una moneta e quelli le rispondono che nemmeno hanno il biglietto. Sghignazzano per battutte che devono far parte di un codice segreto di banda perché francamente incomprensibili e certo non esilaranti.

L’arrivo del treno mobilita l’intera banchina che si ammassa davanti alla porta e ancora, dopo tanti anni, non capisco perché la gente non afferra che se non si lasciano prima scendere gli arrivati non si potrá mai salire sul treno. Sconcertata dall’enesima prova di inciviltá viaggiante e contrariata dalla giornata lavorativa, finalmente guadagno il pradellino e salgo sul treno pensando che l’educazione é cosa obsoleta. Poi, come a volte accade, mi imbatto in quello che mi spiazza; la famosa eccezione. Me ne stavo nel mio malumore da ricerca del posto a sedere, tra anatemi contro chi considera i sedili dei portabagagli e chi dei poggiapiedi e sono giá convinta di portarmi a casa il mio malcontento nonostante l’individuazione del sedile libero, quando mi si palesa un vicino cortese che quando mi siedo non solo non ignora la mia presenza spostando spontaneamente le gambe, ma mi saluta con un sorriso e un cenno della testa. E non é mica un attempato uomo di altri tempi. E non é mica uno che ci prova. É solo un essere umano educato e gentile. Ma allora ditelo che volete sovvertire ogni convinzione del pendolare professionista. E oggi mi tocca scendere di buon umore, accompagnata dall’augurio di buon pomeriggio di uno sconosciuto.

Frammenti di umanitá pendolare
Frammenti di umanitá pendolare 2

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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3 risposte a Frammenti di umanitá pendolare 3

  1. Sonia ha detto:

    Un po’ di buon umore non fa mai male, ma ricorda che un sano cinismo allunga la vita 🙂

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  2. Pingback: Frammenti di umanitá pendolare/4 | Pendolante

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