Interviste Pendolanti – Pendolo fiorentino

Inizia oggi una rubrica domenicale dedicata agli autori di Blog pendolari. Un modo di confrontare i viaggi e i mondi di chi del proprio pendolarismo fa oggetto di racconto. Così ho posto a tutti le stesse domande, lasciando a loro il compito di presentarsi.

Pendolo0_Vitadapendolare

La prima intervista di questa rubrica è quella a Pendolo0, autore – o meglio, autrice – del blog Vitadapendolare. Lo spirito con cui presenta il suo mondo ferroviario sta tutto nella sua Tagline: Sembrano traversi(n)e ma sono opportunità, uno slogan che mi è subito piaciuto; un po’ fatalista, giocoso, ottimista. E cosi mi sembra anche Monica, alias di Pendolo0 che ringrazio per essersi prestata a fare da cavia per questa rubrica.

Innanzitutto da dove viene il tuo nickname?

Il nome Pendolo mi piaceva perché ha in sé l’idea dell’oscillazione, del tempo, Galileo, delle cose che ho studiato a fisica insomma. Poi Pendolo sembra il nome di uno dei nani di Biancaneve… quello che di lavoro fa il pendolare appunto. Lo zero nasce dal fatto che, semplicemente… il nick Pendolo era già stato preso da qualcuno 🙂

Come nasce il tuo Blog?

Ho iniziato a scrivere il mio blog un anno fa, erano ormai tre anni che facevo questa vita da pendolare. Spesso, tornata a casa, raccontavo la mia giornata a Marco cominciando con: “Sapessi cosa mi è successo oggi sul treno”, oppure “Sapessi chi ho incontrato oggi sul treno…”  Ed è stato proprio lui a suggerirmi di scrivere le mie avventure su un blog. All’inizio pensavo di raccontare soprattutto delle mie disavventure dovute ai vari disservizi, poi piano piano ho imparato a osservare anche le situazioni apparentemente normali, i personaggi che ogni mattina incrociavo nel mio percorso e a inventarmi storielle intorno a situazioni apparentemente insignificanti. Ho scoperto che scrivere sul blog mi  piace, mi permette di dare spessore e significato a una parte della mia vita che apparentemente è solo una perdita di tempo.

Perché e come prendi il treno?

Dopo nove anni di precariato a cinquecento metri da casa, mi è capitata finalmente la possibilità di avere uno degli ultimi e rarissimi “posti fissi” a settanta chilometri di distanza da casa. Ormai avevo messo radici a Firenze e non potevo impegnarmi in un altro trasferimento, per cui mi sono rassegnata a diventare una pendolare. Il motivo per cui ho scelto il treno è essenzialmente economico, anche se purtroppo non è ottimale dal punto di vista del tempo impiegato. La linea che percorro quotidianamente è piuttosto disagiata, a binario unico e non elettrificata e impiego un’ora e mezzo per arrivare a destinazione, per un totale di tre ore al giorno. Per fortuna il mio lavoro non prevede orari molto rigidi e cartellini da timbrare per cui posso tollerare anche qualche ritardo senza grossi problemi. Un aspetto secondo me positivo del viaggio in treno è che comunque il tempo impiegato può effettivamente non essere perso, anzi, guadagnato, per leggere, avvantaggiarsi sul lavoro, scrivere sul blog, o semplicemente riposare.

Come passi il tempo sul treno? 

Mi piace leggere, ho sempre un libro con me in borsa, non ho un genere letterario ben definito, leggo un po’ quello che mi capita. Mi piace frequentare biblioteche e librerie e spesso ne esco con più libri di quanti effettivamente riesca a completare.

Qual è Il miglior libro da treno?

Un libro che mi è piaciuto particolarmente, che mi ha tenuto compagnia sui miei viaggi quotidiani, è “Un indovino mi disse” di Tiziano Terzani. L’autore, corrispondente dall’Asia per importanti quotidiani europei, in seguito alla profezia di un indovino, aveva deciso di passare un anno intero senza prendere aerei. Il libro racconta di questo anno trascorso viaggiando in lungo e in largo per un intero continente con i mezzi di trasporto più disparati. Mentre lo leggevo, dai finestrini del solito treno che prendo la mattina per andare al lavoro, mi sembrava di vedere gli splendidi paesaggi dell’Asia, nei miei compagni di viaggio rivedevo l’umanità e i colori descritti dallo scrittore. E poi mi hanno colpito la riconquista dello spazio, del concetto di distanza, pressoché annullata dall’aereo e dai mezzi di comunicazione, del tempo, del silenzio e soprattutto l’esaltazione della differenza come valore da difendere e non da temere e emarginare.

Cosa attrae maggiormente la tua attenzione negli altri pendolari?

Mi piacciono molto i personaggi inusuali e pittoreschi. Per scrivere nel blog ho imparato ad osservare la gente, nei loro gesti quotidiani, nei loro vizi e limiti. Mi piace anche fantasticare e inventare storie a partire da un oggetto  insignificante, magari abbandonato o perso da qualcuno, come un palloncino impigliato in un cespuglio o un paio di scarpe tra i rifiuti.

Come influisce il pendolarismo sulla tua vita?

Il viaggio quotidiano per andare al lavoro impegna una parte consistente della mia giornata. Sicuramente mi impone dei vincoli: la sveglia la mattina, il ritorno a casa tardi, le corse per le coincidenze, le arrabbiature per i disagi. Ma offre anche dei lati positivi: il tempo per se stessi sul treno, per leggere, per scrivere, per pensare. E poi, essere pendolare significa avere almeno due cose:  un luogo da dove partire la mattina e dove tornare la sera, una casa, una famiglia, un nido, e un luogo dove andare, un lavoro, un’occupazione. Due cose che, in questo periodo storico un po’ buio, non sono così ovvie. Insomma, “sembrano traversi(n)e, ma, in fondo, sono opportunità”

Se non scrivessi di pendolari, scriveresti ugualmente?

Ho provato qualche volta a scrivere altre cose, mi sarebbe piaciuto scrivere favole per bambini o romanzi fantasy, ma non ho mai avuto un’idea brillante su cui costruire una storia intera e forse non ho la continuità e la perseveranza necessari per farcela. Adoro la musica e la fotografia, forse, se non avessi iniziato questo blog, ne aprirei uno su questi due argomenti.

L’idea di queste interviste mi viene da Lorenzo Franzetti che, nella sua Tana letteraria, l’ha sperimentata prima di me e anche con me.
 

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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33 risposte a Interviste Pendolanti – Pendolo fiorentino

  1. cartaresistente ha detto:

    Una buona idea, e una bella intervista.

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  2. pendolo0 ha detto:

    Grazie a te! Sono contentissima e anche emozionata 😉

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  3. pendolo0 ha detto:

    Reblogged this on vitadapendolare and commented:
    Sono stata intervistata da Pendolante nel suo blog, sono molto contenta ed emozionata per questo. A Pendolante un grazie per avermi scelta per la sua iniziativa “Interviste Pendolari” e un grosso in bocca al lupo per le prossime interviste e i prossimi post, che ovviamente non vedo l’ora di leggere! 🙂

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  4. ladonnacamell ha detto:

    Che bella intervista. Certe volte anche a me piacerebbe, più che altro l’idea. Poi no, se ho impostato la mia vita in questo modo ho avuto i miei buoni motivi. Però, certe volte…

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  5. ilaria483 ha detto:

    Complimenti! Ad entrambe: per la bella iniziativa e per la bella intervista. E’ emozionante scoprire che ci sono persone che vivono esperienze simili alle tue, che decidono di raccontarle come te, ma ognuno dal proprio punto di vista e a modo suo! Non vedo l’ora di leggere le prossime. 🙂

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  6. Giovanni Senile ha detto:

    Mi aggrego ai complimenti. Sembra che ci sia una curiosa comunione di intenti in questa setta di pendolari estinti 😉

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