Interviste Pendolanti – Leuconoe coglie il treno

LauconoeRiprendo oggi le interviste pendolanti presentando Veronica, autrice del blog  Call me Leuconoe che con la sua penna, forse, vi solleverà il mondo (il forse è suo). Veronica scrive tra le altre cose che scoprirete visitando il suo blog, una rubrica dedicata a Una vita sui binari: cronache di pendolarismo sfrenato, in cui racconta peripezie ferroviarie e incontri sui vagoni.

Da dove viene il tuo nickname?

Mi è rimasto attaccato addosso fin dal liceo. Leuconoe è la ragazza a cui Orazio si rivolge nell’ode del Carpe Diem, dicendole di vivere appieno la vita senza preoccuparsi troppo del domani…ancora oggi non riesco a dargli torto. Quando ho aperto il profilo Twitter – e poi il blog – ho scoperto però che qualche altro estimatore di Orazio era arrivato prima di me e aveva già “occupato” il nickname. Da lì l’aggiunta del call me.

Come nasce il tuo blog?

Per due motivi: uno professionale e uno, per così dire, “ludico”. In parte avevo bisogno di una sorta di raccoglitore virtuale dei miei scritti sparsi su web, un archivio personale. In parte, invece, ho seguito i consigli dei miei amici che su Facebook leggevano le mie disavventure quotidiane di ogni genere e mi dicevano che sarebbe stato carino renderle note anche all’esterno  E poi diciamolo: avere un blog è terapeutico. Conosco più di una persona che scrivendo ha risparmiato i soldi di un analista.

Perché e come prendi il treno?

Fino a pochissimi anni fa ho abitato a Roma: la mia esperienza “pendolare” prevedeva diverse ore della mia vita passate ogni giorno tra metro e autobus. Solo alcuni anni fa, quando mi sono trasferita fuori città, ho scoperto il magico mondo di Trenitalia, purtroppo unico collegamento col lavoro e col resto del mondo (alternative: spendere una follia in benzina o viaggiare su autobus affollatissimi). In genere lo prendo nelle ore di punta dopo una bella levataccia mattutina: un’esperienza mistica, praticamente.

Come passi il tempo sul treno?

Dipende da quanto è affollato. Se riesco a sedermi, ne approfitto per dormire, scrivere o leggere. Se sono costretta a stare in piedi in equilibrio precario (nella maggior parte dei casi, quindi) ascolto musica o leggo qualche notizia con lo smartphone, che occupando poco spazio a volte è un valido sostituto di un giornale. E poi, ovviamente, mi guardo intorno.


Se leggi, qual è Il miglior libro da treno?

Non credo ci sia un vero e proprio “libro da treno”. Per questioni logistiche suggerirei libri non troppo voluminosi, meglio se raccolte di racconti, in modo da non dover lasciare a metà un capitolo di un romanzo quando si viene schiacciati e costretti alla classica scelta: “cosa faccio, leggo o respiro?”. Però è anche vero che sui mezzi pubblici ho sempre letto di tutto: ci ho preparato interi esami universitari, sui treni.

Cosa attrae maggiormente la tua attenzione negli altri pendolari/viaggiatori?

Dipende. In alcuni casi i discorsi: a volte si creano vere e proprie risse da treno, opposte fazioni che si gridano improperi da una parte all’altra del vagone perché alle elezioni hanno votato due partiti diversi o perché la loro squadra del cuore ha vinto o perso. In altri casi gli atteggiamenti: persone che totalmente incuranti della presenza del prossimo urlano al telefono i fatti propri in modo che li senta l’intero vagone, workaholic iperconnessi che rispondono a due telefoni contemporaneamente mentre con qualche arto rimasto ancora libero inviano mail dal computer, signore anziane che hanno assoluto bisogno di parlare con qualcuno e individuano in te la vittima designata…

Come influisce il pendolarismo/viaggio in treno sulla tua vita?

Io sostengo che il pendolarismo crei dipendenza. Qualsiasi mezzo pubblico, amato o odiato che sia, diventa il proprio collegamento fisico e mentale col mondo: viaggiare sui mezzi pubblici permette (o per meglio dire, costringe) ad entrare in contatto con un universo spesso ai limiti della follia, apre gli occhi sulla realtà. Se non fossi pendolare mi sentirei molto più rilassata, forse. Ma anche parecchio più sola.

Di cos’altro scrivi sul tuo blog?

Di come vedo il mondo, in realtà. Da tantissimo tempo sognavo di raccogliere insieme le mie “storie quotidiane”, pendolari e non, e il blog mi dà la possibilità di farlo. Poi scrivo post non tematici, che derivano da riflessioni su cose che leggo, sento o vedo: un articolo, un discorso, un film. Quello che cerco di fare in quei casi è rielaborare le esperienze inserendole in un contesto più ampio: creare collegamenti, suscitare riflessioni. Mi piace indurre chi mi legge a trarre degli spunti da quello che scrivo, che sia la descrizione di un incontro strano in treno o una riflessione sulla chiusura dei negozi di dischi. Quello che conta, comunque, è non prendersi mai troppo sul serio. O no?

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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21 risposte a Interviste Pendolanti – Leuconoe coglie il treno

  1. stravagaria ha detto:

    Sempre belle queste interviste pendolari, mi fanno sempre venir voglia di conoscere i tuoi ospiti.

    "Mi piace"

  2. cartaresistente ha detto:

    Concordo con Stravagaria, sempre molto interessanti.

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  3. Veronica Adriani ha detto:

    Che emozione… 😛 Grazie, grazie, grazie per avermi voluto conoscere e fatto conoscere ai tuoi ospiti 🙂

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