Antichi sapori

melanzana[Racconto non pendolare]

– Oh William, ch’a-t végna un cancher, et ancàra al mand?! [che ti venga un accidente, sei ancora vivo?!]*

Oh, ‘Giddio! A sun ancàra chè. At’in despies?! [Sono ancora qui. Ti dispiace?!] Ma ci mancava poco che andassi all’altro mondo; ho passato una notte infernale, a cavàl dal cesò cun al mèl d’stàmmegh! [sul water col mal di stomaco!]

–  Cum’èla?! [com’è?!]

T’è da savér [devi sapere] che ieri sera io e la mia signora, me muiéra, l’Adele, siamo andati a cena dalla Giulia, nostra nipote, quella piccola. Mó sai come va adesso che c’è la moda della convivensa e lei  è andata a stare con cal ragàz d’la bàsa [quel ragazzo della bassa]. Un bravo ragasso, con la testa sulle spalle… oddio, a me mi chiama William, che ai miei tempi io mica mi permettevo di chiamare così i nonni dell’Adele. Ci davo del voi, ci davo e invece quello lì mi da del tè e mica mi chiama William con la V come usiamo noi. No! usa  la“Uei” quella degli americani. Comunque l’Adele aveva portato ‘na taggia ed lasagni [una teglia di lasagne], sai, per non arrivare a meni vuote, mo lui, il ragasso, aveva cucinato lui e ci teneva tantissimo a farci assaggiare una specialità degli antichi, una cosa sopraffina, dice. Un piatto dei romani, ma non quelli di Roma, quelli che c’erano una volta: le melanzane all’alessandrina… ch’a-g végna n’azideint! a lò e al melanzani… [che venga un accidente a lui e alle melanzane]. Che poi, ‘Giddio, scusa, ma le melanzane non sono una verdura? E che si cena con una verdura? E l’avesse grigliata almeno. No! Ci ha messo il “coriandolo”, al dis [dice], che mé an sò gnanc cus’al-sia [che io non so neanche cosa sia], e pensavo che i coriandoli si usassero solo a carnevale, poi i datteri e i pinoli che “si sposano bene con la melanzana” dice lui,  a me ‘im fan schiva [ma a me fanno schifo] e l’aceto, sai quello bianco che l’Adele lo usa a pulire il frigo che noi usiamo solo il balsamico per mangiare. E poi dice che ci è voluto anche un bel po’ di comino… Mó scusa, vè ‘Giddio, mó al comino cus’el? un velein [cos’è, un veleno]? No perché dice, il ragasso, che ha preso la ricetta da un libro, ma mica un libro di cucina, no, un libro di uno spagnolo, uno che si chiama come il commissario Montalbano e di fatti scrive libri polizieschi… che secondo me quella era l’arma del delitto e ci ha provato a farci fuori per incassare l’eredità prima del dovuto. Che po’ al casca mel, [che poi casca male] non ho neanche un soldo c’ha gò da paghér l’IMU anch su la cocia dal can! [che devo pagare l’IMU anche sulla cuccia del cane]. Comunque mi è toccato pulire il piatto che l’Adele mi dava i calci sotto il tavolo per farmi mangiare e stanotte ho visto le stelle. Perché poi lui, il ragaSSo, non le ha mica mangiate le sue melanzane. No! Dice che è allergico al comino… ha mangiato le lasagne dell’Adele lui … ch’a-g végna un cancher! **

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*Formula apotropaica, beneaugurante in uso nelle mie terre… **La differenza tra la formula apotropaica e il malaugurio, sta essenzialmente nel contesto in cui la si pronuncia

Per la ricetta delle Melanzane all’alessandrina: Manuel Vázquez Montalbán. Ricette immorali. Feltrinelli, 1992.

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Questo racconto partecipa all’EDS Ipogeusia (I 5 Sensi) de La donna camelinsieme a:

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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22 risposte a Antichi sapori

  1. Dario ha detto:

    “E che si cena con una verdura?”🙂

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  2. ladonnacamell ha detto:

    Ah ah, mi immaginavo la voce di Paolo Marioa Noseda che traduceva in simultanea, molto divertente🙂

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  3. Giovanni Senile ha detto:

    Secondo me negli EDS dai il meglio di te😉

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  4. Miss Fletcher ha detto:

    Questo racconto non pendolare è una perla!
    E belle le frasi in dialetto, bravissima!

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  5. Melusina ha detto:

    Lol, anch’io ho subito pensato a Peppone e don Camillo, e all’arguzia battagliera ma ingenua della gente di quelle parti. Hai illustrato con gran finezza il detto “mangia come parli”, e in Emilia cavolo se si mangia bene!🙂

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  6. romanalacuoca ha detto:

    Chi li fa i tortellini ?bellissimo il racconto pero al stameg an e menga la panza

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  7. Fabio ha detto:

    Bello il racconto, anche se ho qualche dubbio filologico. Certo sarebbe tutt’altro match se, alla alla taggia ed lasagn le melanzane opponessero una bella parmiggiana. Che magari a Viliam ang gniva gnanch al mel d’stameggh.

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  8. Hombre ha detto:

    Bello bello bello.
    Mi ha pure smosso delle robe mie… ch’a-g végna un cancher!
    :-*
    Sul cumino poi, mi son pisciato addosso.

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  9. Paolo Cavazzuti ha detto:

    Ah ah ah! Racconto “gustoso” in tutti i sensi. Bréva ragazòla!😉
    (per inciso, anca mé ag n’aviva un in cà che, quand me surèla lag dèva dèinter coun el spèzi, al giva “Oh, bòun l’è bòun… s’ag fòsa anc dèinter un po’ meno cynnamomo al srèv ancàra mèi!”😀 )

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  10. Paolo Cavazzuti ha detto:

    Vero, procedo! “Anche io ne avevo uno in casa che, quando mia sorella abbondava con le spezie, diceva “Oh, buono è buono… se ci fosse anche dentro un po’ meno cinnamomo sarebbe ancora meglio!”🙂

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  11. stravagaria ha detto:

    Che bello il vostro dialetto. Mi ricorda la mamma di una mia amica, aveva sempre la battuta pronta in dialetto anche se era trapiantata a Milano da una vita e solitamente non lo parlava. Ma per le coloriture… solo il dialetto🙂

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