Black & white

Black and WhiteCi sono luoghi in cui si va per godere di un senso di appartenenza, per stare tra simili, per sentirsi accettati, giusti, o anche solo per condividere una passione, un credo, un modo di essere. C’è chi va al circolo –  quale che sia – chi ai party o al bar sport, chi partecipa a serate di raccolte fondi per beneficenza, chi sceglie l’associazionismo rivolto al sociale. Molti si confondono negli stadi per i concerti o si presentano alle prime teatrali; qualcuno pratica sport, qualcuno la propria fede religiosa. Gli ambienti in cui si lavora sono generalmente omogenei, quanto meno negli standard di abbigliamento – fosse anche un mettitiquelchetipare – quando non nella preparazione scolastica o competenze, comunque in qualche modo ci si riconosce; la famiglia è la famiglia e difficilmente vedrete un abisso tra i suoi componenti. Insomma, Gli uomini si aggregano per similitudine, non per contrasto. Eppure ci sono luoghi di passaggio (non tanto e non solo perché effettivamente ci si transita) che fungono da spazio neutro, come le stazioni,che accolgono mondi differenti, uniscono gli opposti che per nulla si attirano. Questa convivenza forzata, questo con-vivere spazi, non porta all’incontro, ma alla chiusura difensiva, come se alzare la testa e guardare l’altro potesse in qualche modo minare le proprie certezze. Eppure anche i pendolari sono una categoria, un gruppo, un aggregazione di persone con un minimo comune denominatore, ma diventa rilevante soltanto fuori dal contesto, lontani dai binari, quando in ambienti più protetti si scopre di avere il treno come mezzo comune di locomozione. Sulla banchina si preferisce ignorarsi.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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25 risposte a Black & white

  1. Miss Fletcher ha detto:

    Si difende il proprio spazio vitale, credo anch’io che sia così…
    Hai scelto due viaggiatori così diversi tra loro quanto reali.
    Buona giornata carissima!

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  2. Paolo ha detto:

    È vero, la banchina è un limbo di meditazione solitaria. Anche quando parli con qualcuno/a, la tua mente è rivolta all’attesa del treno e del viaggio che, a sua volta, ti attende.

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  3. skip ha detto:

    È vero, sulla banchina ci si ignora, ciascuno assorto nei propri pensieri, o comunque si sta sulla difensiva soprattutto quando si incrociano gli stanziali, coloro che vivono le stazioni come ricovero per la notte, portandosi dietro un mondo di solitudine.

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  4. la donna camèl ha detto:

    Che pensieri profondi appena tornati dalle vacanze!

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  5. Lotje ha detto:

    A me piacciono i spazi già conosciuti. Se vado ad un luogo sconosciuto, spero che non sia una città, ma un campo. Io non sopporto bene luoghi sovrapopolati, ma oggi sono stata due ore in autobus con mio figlio. Mia sorella che vive a Londra fa 4 ore in traffico pubblico ogni giorno. Ne puoi scrivere un libro. E lo fai…:) virtualmente. Spero l’estate sia stato bello con te.

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  8. dafnevisconti ha detto:

    E’ molto interessante l’osservazione e mi ricollega all’intervento di Massimo Recalcati su Repubblica di ieri, 23 giugno. Parla della necessità dei confini per manifestare la propria identità ma anche di quanto sia fondamentale, per non rendere la vita stagnante, che questi confini siano porosi ed elastici.
    Il titolo dell’intervento è “Lo straniero interiore che preme alle frontiere” : lo straniero prima di venire da fuori abita noi stessi, è il nostro interiore.

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  9. tiZ ha detto:

    Sulla banchina, quello sguardo di sbieco al vicino così estraneo e lontano, schiude mille pensieri, momenti passati, conferme realizzate e cose buttate alle spalle.
    diceva Herman Hesse :Quando odiamo qualcuno, odiamo nella sua immagine qualcosa che sta dentro di noi.

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  10. Lisa Agosti ha detto:

    Un po’ come l’ascensore.

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  11. tiptoetoyourroom ha detto:

    Dovresti aggiungere una categoria filosofica, tipo “filosofia pendolare” o giù di lì. O magari c’è già ed io non me ne sono accorta… Sul serio, alcuni tuoi post sviluppano riflessioni profonde.
    Ciao 🙂

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