L’arte di rubare immagini

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Fare fotografie sui treni comporta un talento che nulla ha a che fare con quello fotografico: è l’arte del sotterfugio. Niente macchine fotografiche, obiettivi con zoom telescopici, nè cavalletti. Solo un telefono, giusto poco più avanzato di quelli base, i telefono-telefono. La sacrosanta privacy di chi viaggia in treno non deve essere violata, almeno non in modo evidente e una macchina fotografica, anche compatta, metterebbe in allarme. Nessuno invece si stupisce di vederti maneggiare uno smartphone tra tanti. Mimetismo perfetto. Tuttavia l’inquadratura del soggetto non è agevole perché chiunque riconoscerebbe la classica posa del fotografo. Tocca quindi dissimulare, fingere di leggere o guardate un video per posizionare lo smartphone nella posizione giusta. Questo sempre che il soggetto sia alla giusta distanza e in posizione perfetta, ossia quasi mai. Ecco allora che la ginnastica viene in aiuto e ci si contorce come dopo un’indigestione per evitare di includere nello scatto gambe altrui, sedili, valige. A volte si finge di allacciarsi una scarpa o raccogliere oggetti, inquadrando così dal basso, ma se scoperti si rischia di essere denunciati per molestie dalla signora del sedile di fronte. Se invece si vuole fotografare qualcuno del sesso opposto, si incappa in seri fraintendimenti e abbordaggi poco desiderati. I bambini ovviamente sono off limits e, per la propria incolumità, è meglio non provarci nemmeno. Gli unici soggetti che ho fotografato senza problema, sono i cani. Mi sono persino spinta a chiedere il permesso ai loro accompagnatori umani e nessuno mi ha mai fatto storie o chiesto il motivo.
Ovviamente il treno è poi un mezzo in movimento soggetto a sobbalzi e scossoni ed essendovi l’illuminazione artificiale la possibilità che la foto venga mossa è quasi certa. Ho collezionato una discreta galleria fotografica di fantasmi in movimento, teste mozzate, sfumature di grigio.
Ora, ci si potrebbe chiedere perché fotografare i passeggeri di un treno. Domanda legittima. Per quanto mi riguarda, essendo blogger pendolare che scrive di pendolarismo, mi capita di imbattermi in situazioni che vogliono descrivere e una foto mi restituisce una suggestione che dovrei appuntarmi con molte parole. Altre volte cerco un’immagine a corredo di un post da pubblicare, altre ancora ho solo voglia di ampliare il mio album di varia umanità, per curiosità e perché non si sa mai, può venire utile. Purtroppo alcune tra le più belle, significative foto che ho fatto, non sono pubblicabili se non deturpando il viso dei soggetti e senza quello perdono di significato. Ammetto che io stessa avrei da ridire nel vedermi su qualche blog a bocca spalancata, mentre dormo o mentre mi soffio il naso, per non parlare di chi viaggia con accompagnatori illegittimi o si è dato malato al lavoro.
Nonostante le difficoltà peristo nel mio vizio sperando che, semmai scoperta, incappi in un soggetto comprensivo. D’altronde la moderna antropologia, le scienze sociali in genere, hanno scoperto nella fotografia un potente alleato e io sociologa un po’ mi sento nel descrivere la vita sui treni.

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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18 risposte a L’arte di rubare immagini

  1. stravagaria ha detto:

    In effetti a volte vedendo le foto sul blog ti immaginavo mentre scattavi foto dissimulando e ho sempre apprezzato il tuo saper cogliere il punto centrale proteggendo la privacy dei soggetti. Comunque se vedrò una tipetta che si contorce su un treno con un cellulare in mano le chiederò a bruciapelo “Per caso sei Pendolante”? 😉

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  2. cartaresistente ha detto:

    L’iPad aiuta molto per quel che riguarda il momento di rubare lo scatto. Per il soggetto ci vuole sempre rispetto.
    🙂

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    • Pendolante ha detto:

      Certi scatti sono più di altri. Inquadrare una copertina di un libro, come sai, è cosa ardua. Violare l’identità di una persona può mettere a repentaglio la sua immagine pubblica e il suo privato. Ben lo sa chi si cela dietro un nikname. Svelarsi è una scelta personale.

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  3. roceresale ha detto:

    Ma con l’apparecchietto della foto punti alle stelle? 🙂 mi piaci.

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  4. Vitadapendolare ha detto:

    Impossibile resistere alla tentazione di fotografare, impossibile! In treno si vedono personaggi e situazioni a volte davvero difficili da spiegare a parole. Sono stata spesso tentata di passare dalle foto al video, ma lì diventa troppo difficile sia non violare la privacy di chi viaggia, che mantenere una posa da acrobata per tutta la durata del video!

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  5. pendolo0 ha detto:

    Anche io mi diletto con questo nuovo genere fotografico, ma e` una bella lotta con la mia riservatezza e paura di fare figure di cacca… che talvolta mi capitano 🙂

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  6. buzzer ha detto:

    mio figlio 17 enne fotografò in gita scolastica il terribile e severissimo prof di greco: dormiva in autobus a bocca aperta, con un filino di bava che gli scendeva sul mento. E poi l’incauto pubblicò la foto su F.B.
    …non ti sto a raccontare cosa successe, ma puoi immaginare. Ora, trascorsi anni, ne ridiamo, ma allora passammo brutti momenti.

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  7. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 09.10.13 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  8. Miss Fletcher ha detto:

    Eh, capisco la tentazione di fotografare gli altri, il treno è uno scenario perfetto!
    Difficilissimo riuscirci senza farsene accorgere, io credo che non ci riuscirei.
    E per quanto mi riguarda sto molto attenta quando faccio le foto per il blog, anche se a volte alcune persone vorrei davvero fotografarle!

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  9. Calikanto ha detto:

    Le foto hanno sempre qualcosa di magico, ancora oggi ci sono persone che temono gli rubi l’anima a fotografarle, una rom a Venezia mi vide che fotografavo nella sua direzione (in realtà mi interessava una strana insegna) e venne a chiedermi di cancellare la foto…

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