Intrecci passeggeri

Succede quando si toglie la giacca, in piedi davanti al primo sedile libero del vagone. Succede che distrattamente il suo sguardo sorvola rapido gli altri passeggeri e va ad inciampare in quello di un uomo che la osserva. La traiettoria del loro sguardo taglia in diagonale il corridoio ed è un filo così palpabile che se lo attraversasse qualcuno ne verrebbe decapitato.
Succede che i gesti d’improvviso inciampano, perdono di naturalezza, poi si ostentano: sfilarsi la giacca, sedersi, sistemare la borsa, accavallare le gambe. Movimenti quotidianamente irrilevanti sono ora osservati con insistenza da un uomo interessato e interessante. A lui il disagio del sistemarsi sul sedile sotto l’esame altrui è risparmiato; è sul treno da chissà quante stazioni. Sprofondato, nascosto dal cappuccio della sua giuba nera, non fa altro che comunicare il suo interesse per la nuova venuta, semplicemente guardandola, con intenzione.
Il treno in partenza distrae entrambi e quando tornano ad osservarsi capiscono che ci vorrebbe un contatto, il coraggio di alzarsi, avvicinarsi, parlarsi. Troppo difficile. Lei apre un libro, lui chiude gli occhi appoggiando la testa. Due capitoli dopo la donna si ricorda di lui, lo cerca al suo posto per rinnovare il piacere di piacere, ma lo trova addormentato, la bocca spalancata, non più padrone di sé stesso e si rimette a leggere, rassegnata.
All’arrivo in stazione lui scende cercandola, sapenedo già di averla persa per una distrazione. La vede insistere nella lettura delle ultime parole vicina alla scala del sottopassaggio. Non ha il coraggio di andare oltre. Meglio dormire.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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19 risposte a Intrecci passeggeri

  1. Pendolante ha detto:

    Visto che il dubbio è venuto a mio marito, l’unico titolato per farserlo venire, preciso che la protagonista di questa storia non sono io 🙂

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  2. Gintoki ha detto:

    Dì la verità, mi hai spiato in treno

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  3. Sonia ha detto:

    In treno poco spazio, poco tempo… anche le storie d’amore si devono adeguare: fine veloce!

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  4. Miss Fletcher ha detto:

    Mi è piaciuta la precisazione 🙂
    Vite che si sfiorano per qualche istante, bel racconto davvero.

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  5. ilgattosyl ha detto:

    in effetti ho sempre pensato che i treni, così come la metropolitana, o l’autubus o l’aereo, possano far nascere questi pensieri e queste sensazioni.
    Però tutte le volte che ho trovato una donna interessante da osservare, questa non mi ha mai cagato nemmeno un istante… si lo so, oltre ad essere un uomo interessato bisogna essere anche interessante….

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  6. allorizzonte ha detto:

    Stazioni dell’inatteso.

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  7. Giovanni Senile ha detto:

    I casi della vita…
    L’ho letto in treno e ho pensato che ricorda un mio racconto, che a sua volta ricorda un po’ Autogrill e un po’ Samantha. Mentre lo pensavo ho guardato fuori dal finestrino e per la prima volta ho visto (non so se è nuovo o se non lo avevo mai notato prima io) un murales che ritrae Guccini secondo il classico poster di tutti i suoi concerti.
    Il mio racconto non l’hai mai letto: era quello inviato a Pendolibro e mentre ho aperto il tuo blog per lasciare questo commento, ho visto che il libro finalmente è uscito (e a una prima occhiata sembra che siamo stati esclusi, sia io che tu :/ ).

    Ad ogni modo è un bel racconto 🙂

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    • Pendolante ha detto:

      Veramente? Che bello essere esclusi. Sono curiosa di leggere gli inclusi. Conto di leggere il tuo racconto sul tuo blog. Samanta è una danzone che ho sempre amato moto. Certi suoi passaggi mi riguardano

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