Equilibrismo

imageAll’uscita della stazione, sul piazzale, una comitiva eterogenea d’una ventina di viaggiatori è in attesa. Il leggero brusio di sottofondo della numerosa compagnia, insospettisce. L’abbigliamento e le attrezzature da viaggio rendono certa la loro provenienza teutonica. Basta poi porgere l’orecchio per cogliere distintamente l’idioma tedesco. Un misterioso cenno o un istinto collettivo, li fa muovere all’unisono,  raccogliere armi e bagagli e dirigersi all’interno della stazione. Spariscono poi inghiottiti dall’edificio. Mi ha sempre incuriosita il motivo che spinge i turisti in una cittadina di provincia senza le attrattive delle città d’arte. Voglio dire che è indubbio che ogni città italiana valga la pena di essere visitata, ma se fossi una turista in Italia scieglierei altre mete, tuttavia non escludo di essere influenzata nel giudizio dal mio quotidiano pendolarismo. Si sa che non si apprezza appieno ciò che si ha sempre sotto il naso.
Meditando mi dirigo alla bicicletta, quando un passo strascicato alle mie spalle mi fa girare a guardare una donna di età indefinita, i tratti segnati di persona che ne ha viste e assunte tante e poche legali. Lo sguardo assente perso sull’asfalto, procede leggermente curva, le braccia a penzoloni, trascinando gambe e piedi, incapace di sollevarli. La sua coda di cavallo ciondola con lei fino alla fine dell’edificio, svolta l’angolo e in piena vista si abbassa con lentezza esasperante mentre le mani calano i pantaloni della tuta. Solo allora la donna sembra destarsi, presa da un inaspettato pudore e solleva la testa per assicurarsi che nessuno la veda, o solo per sfidare la curiosità dei pendolari che frequentano il piazzale con le rastrelliere porta biciclette. Mi volto per decenza e sbrigo le operazioni necessarie alla partenza. Salita in sella, mi volto un’ultima volta e la vado ancora là. Non è accovacciata come mi sarei aspettata, ma immobile, lo sguardo ai passanti, leggermente sbilanciata, protesa in avanti, in bilico, col sedere nudo appoggiato al muro, incapace forse di riprendersi da quell’empasse, forse solo in attesa di eventi imprescindibili.

Annunci

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
Questa voce è stata pubblicata in Storie di banchina e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

11 risposte a Equilibrismo

  1. mah. secondo me nel 90% dei casi è colpa delle guide (lonely planet, routard, etc), se penso al motivo per cui io sono finito in cittadine di provincia di altri stati ed alle persone che, vedendomi, avranno probabilmente pensato: “ma chissà che ci viene a fare qui…?”

    Mi piace

  2. stravagaria ha detto:

    Che triste il tuo incontro finale. Certe situazioni mi lasciano sempre un po’ addolorata…

    Mi piace

  3. the quiet man ha detto:

    Non voglio fare il campanilista ma Modena e’ meta irrinunciabile per gli amanti dell’arte romanica. Il duomo e’ un capolavoro assoluto e non c’è guida turistica nordeuropea, ma direi anche extraeuropea, che non la inserisca tra le mete imperdibili. Il problema è’ che quando la bellezza e’ “domestica” si tende sempre a sottovalutarla. Quanti modenesi conoscono l’importanza della Porta della Pescheria o alzano lo sguardo da Piazza Grande a guardare gli incredibili bassorilievi del Wiligelmo?

    Mi piace

  4. the quiet man ha detto:

    Ma mi sorge il dubbio che tu parlassi dell’altra meta del tuo pendolare…

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...