Mani

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Ammassati come sempre davanti alla porta del vagone, siamo in attesa che i viaggiatori in arrivo scendano per sostituirli sui sedili ancora caldi della loro presenza.
Il solito furbetto si infila dentro al treno appena si aprono le porte, urtando in malomodo il primo passeggero pronto alla discesa. Un accenno appena di protesta, ma quello e già inghiottito dal vagone.
Scende finalmente il primo uomo tenedo per mano un’anziana signora in evidente difficoltà nel colmare il dislivello tra un gradino e l’altro. Lei barcolla leggermente reggendosi alla mano del galantuomo che, ringraziato a dovere per la cortesia, la lascia sul marciapiede sana e salva, e con un cenno della destra si schermisce e la saluta, sparendo nel sottopassaggio.
Dietro a lei la medesima scena si ripete. Una donna, disabile, viene calata dall’alto dei gradini dalla mano amorevole della madre, non più giovane che, una volta messa in salvo la figlia, si precipita a seguirla, franando però sulle ginocchia, ai miei piedi. Allungo istintivamente la mano per sollevarla, m’informo delle sue condizioni e lei mi rassicura sulla sua salute, ripercorrendo la dinamica dell’incidente gesticolando con la mano sinistra, mentre tiene con la destra la mia. Una piccola consolazione, quel contatto. Lo spavento le si legge negli occhi, ma lo trattiene, nascosto dietro l’esigenza di tranquillizzare la figlia. Così non parla più con me, si occupa d’altro, ma non mi molla, anzi, stringe ancor più forte la mia mano: non lasciarmi. E io non la lascio, ma si arriva a quel momento in cui non c’è più motivo di tenermi la mano, un attimo in più di quel contatto dovrebbe essere spiegato, così mi lascia andate, riluttante, ma mi segue con lo sguardo salire sul treno da dove lei è scesa e mi saluta con la mano.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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9 risposte a Mani

  1. Nicola ha detto:

    Mi fai ricordare quando, qualche anno fa, ho raccattato la signora anziana che nello scendere l’ultimo gradino dell’infame-sempre-in-ritardo treno della tratta Mantova-Cremona-Milano, era ruzzolata quasi sotto il vagone. Avrei voluto evitarle di cadere, ma mi trovavo ancora a qualche metro di distanza da lei quando è avvenuto il ruzzolone. Ambulanza, ospedale, poi la figlia della signora anziana mi aveva contattato per ringraziarmi ed informarmi che la madre aveva avuto una frattura di femore, si trovava in ospedale e desiderava vedermi. Per qualche strano motivo, ho deciso di non andare a trovarla.. mah.. quasi sentendomi in colpa per non averle evitato la caduta!

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  2. Melusina ha detto:

    La dolcezza esiste. Bello, Katia.

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  3. ilgattosyl ha detto:

    mi è capitato un episodio simile con una ragazza down mentre facevo un allenamento…si era persa e mi sono offerta di riportarla sulla strada giusta….mi teneva la mano con una dolcezza incredibile.

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  4. stravagaria ha detto:

    A volte in un breve contatto di mani o di sguardi si coglie la voragine di una solitudine immensa.
    Quanta fatica deve esserci nella vita di quella mamma che per qualche secondo si è aggrappata a te…

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