Ritorno in stazione

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La stazione è la stessa che ho lasciato prima di Natale. D’altronde non mi aspettavo grandi cambiamenti, ma i pendolari sono latitanti. Rare eccezioni si aggirano piuttosto a loro agio, come sardine finalmente comode nella loro scatola. C’è il lettore della collana Noir nella storia di Repubblica, almeno presumo che la stia leggendo tutta, la collana, in caso contrario è un anno che è fermo sullo stesso libro. C’è il ragazzo con la divisa da bancario, fan dei Litfiba e abile imprecatore e c’è il tizio con la bicicletta pieghevole che vedo sempre salire e quasi mai scendere e il sospetto che abbia mete alternate nel suo pendolarismo, si è insinuato con curiosità.

Seduta sul cemento della panchina, aspetto il treno godendo del clima mite, fuori stagione, e riprendo in mano il libro abbandonato coi viaggi in treno. Col naso tra le pagine intuisco qualcuno che si siede accanto a me, mentre l’altoparlante annuncia l’arrivo del convoglio. “Eccolo – bofonchia la vicina – è già qui, persino in anticipo. Bravi!“. Parla da sola, nulla di strano, capita, ma ha una lieve incrinazione nella voce e in quest’insolito vuoto di stazione, qualcosa stona. Guardandola in viso, non mi stupisco di riconoscerla. E’ un volto noto, una pendolare che un accenno di diversità se lo porta addosso. Niente che sia evidentemente anomalo, ma un non so ché la contrassegna. E’ quel suo stare tra la gente come se fosse sola che pare strano, la mancanza di atteggiamenti e posture di circostanza, socialmente codificate, riconoscibili, di chi sta tra la folla e deve preservare i propri spazi, confondendosi nel contempo tra la gente. Lei no, rivendica una propria individualità, usa lo spazio pubblico come se le appartenesse, svagata, distratta, per nulla immersa in un ruolo nella società. E quello sguardo sempre rivolto ad altro, quel non essere nella circostanza, completano un quadro di diversità che è un campanello d’allarme e attira l’attenzione, perché il mondo, anche quello pendolare, ha le sue regole e ci vuole un niente per esserne ai margini.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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13 risposte a Ritorno in stazione

  1. Spartaco Mencaroni ha detto:

    Belle queste tue osservazioni, mi ricordano il mister Palomar di Calvino!
    Buon rientro alla pendovita.

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  2. Niko ha detto:

    Buona ripresa di routine cara Pendolante! Bella la tua descrizione 🙂

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  3. Miss Fletcher ha detto:

    L’universo del treno e i viaggiatori, ossservati e narrati così magistralmente da te.
    Chissà se qualcuno di loro un giorno o l’altro capiterà qui e magari si riconoscerà, te lo sei mai chiesto?
    Buona serata a te!

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  4. stravagaria ha detto:

    Chissà cosa scriveresti di me se mi incrociassi su un treno… Sicuramente mi troveresti con un libro o l’ipad tra le mani… Buona ripresa pendolare!

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  5. chiarablogger ha detto:

    Complimenti per il tuo blog: mi piace molto come scrivi e fotografi e seguire i tuoi racconti, per parole o immagini, è sempre piacevole. Buon Anno e buona giornata!

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