La confessione

imageDa quarant’anni don Giulio confessava i suoi parrocchiani, ne conosceva ogni piccolo, misero segreto. Ogni volta che apriva lo sportello del confessionale, dietro la grata di metallo ritrovava tradimenti, invidie, gelosie, ira, bestemmie, avarizia. Certo, c’erano anche le chiacchiere di paese a colmare le lacune, ma da parecchio tempo amministrare il Sacramento della Confessione non gli dava più grandi sorprese, a volta ne era persino annoiato, nonostante si vergognasse poi, davanti a Dio, di quella debolezza umana e si obbligasse alla stessa penitenza che imponeva ai suoi “piccoli peccatori”. Anche di questo sminuirne le colpe si vergognava, perché davanti a Dio i peccati sono peccati, sebbene nella sua parrocchia erano per lo più di natura veniale e di questo don Giulio se ne compiaceva, attribuendosene, in parte, il merito.
Quel giorno entrando in Chiesa dalla sagrestia, aveva visto la Gina inginocchiata ad attenderlo e si rassegnò ad ascoltare i quotidiani scoramenti di una vecchia che probabilmente non commetteva peccati (gravi) da più di 50 anni: pia donna insomma, ma assai noiosa. Il figlio l’aspettava, come sempre, in fondo alla navata, sorridendo al parroco ossequioso, ma da una certa distanza. Lui sì che lo avrebbe accolto volentieri, che se ne dicevano di cotte e di crude sul suo conto, ma si sa che chi ne ha più bisogno evita il confessionale.
Don Giulio scostò la tenda rossa ed entrò ad ascoltare ciò che già sapeva, adempiendo ai suoi doveri con pazienza e si liberò della Gina con un paio di Pater noster, che di più non poteva dargliene da quella volta che si era addormentata nel recitarne qualcuno in più.
Andata la Gina, don Giulio si sporse dal confessionale per cercare altri penitenti, ma di martedì la Chiesa era quasi vuota. Rimase comunque al suo posto ad attendere pensando al sabato successivo quando avrebbe accolto, in sagrestia, i bambini che si affacciavano alla Comunione. Era sempre una gioia quella prima confessione di marachelle e piccole bugie, liti coi compagni, irriverenze nei confronti delle maestre. Don Giulio percepiva l’emozione di quei piccoli cuori e se ne lasciava contagiare. Assorto in questi pensieri sentì il peso di qualcuno che si inginocchiava far oscillare il confessionale. Aprì lo sportello e si stupì di non riconoscre la donna che filtrava dalla grata. Succedeva, a volte, che qualche forestiero si fermasse in chiesa, ma mai durante la settimana, solo la domenica. La donna aveva la testa coperta da un’rriverente scialle rosso e lo spiava con occhi scuri, priva di quell’atteggiamento di contrizione tipico di chi si accinge alla penitenza.
《 Il Signore sia nel tuo cuore, perché tu possa pentirti e confessare umilmente i tuoi peccati.》Iniziò don Giulio.
《Non mi sono mai inginocchiata su questo legno》. Il parrocco pensò che non era proprio la formula di rito, ma lasciò correre perché gli sembrò perdonabile e non voleva rischiare di allontanare una pecorella ritrovata redarguendola. Poi voleva sapere.
《La prima volta – continuò la donna – avevo forse sette anni. C’era la sagra di paese e per noi bambini era una gran festa. Sul campo da calcio della parrocchia c’erano le giostre.》Don Giulio ricordava il periodo delle giostre, non venivano più da molti anni, ora i bambini preferivano saltare sui tappeti elastici.
La donna continuò 《 io volevo andare sul calcinculo, ma mia madre non mi dava i soldi. Due mani generose pagarono il mio giro e non mi turbò poi molto quando s’infilarono sotto la mia gonna nel farmi salire sul seggiolino. Non molto, ma abbastanza per ricordarlo ancora.》
Don Giulio l’ascoltava in silenzio.
《La seconda volta fu un anno dopo, a casa mia, nel “quartieraccio”, durante la benedizione pasquale. Mia madre, prima di andare al lavoro, mi aveva lasciato dei soldi per la parrocchia, raccomandandomi di essere cortese. Ricordo ancora quella mano sulla schiena che m’accompagnava tra le stanze scendendo dove non doveva. Allora già lo capivo. Fu l’arrivo della vicina, la Marisa a fermarla.》
Don Giulio ricostruiva la geografia e l’umanità del paese vecchio, prima dell’abbattimento di quel condominio fatiscente chiamato il “quartieraccio”. La Marisa se la ricordava; un donnone con tre figli che lavorava al caseificio. Chi erano i suoi vicini? Lo sguardo della donna passava con la luce dalla grata e non lasciava mai il volto di don Giulio che trasudava di crescente inquietudine.
《La terza volta fu anche l’ultima, l’anno della grande piena che portò via il mulino dei Rivi e mio padre rimase senza lavoro e la mia famiglia fu costretta a lasciare il paese.》
《Baraccani! – esultò don Giulio – tu sei la figlia del Baraccani》, ma non aveva ancora finito di pronunciare quelle parole che il sudore gli si gelò addosso. La donna lo incalzò:《La terza volta fu l’anno della mia comunione, il sabato prima della funzione. Era la prima volta che mi confessavo, nella canonica…》
《Figliola – l’interruppe don Giulio – sono passati tanti anni e …》. La figlia del Baraccani continuò alzando il tono della voce e don Giulio si allarmò che qualcuno la sentisse e tacque.
《… in canonica non c’era la Marisa, non c’era nessuno che fermasse quelle mani che arrivarono dove volevano e io non la feci la mia confessione, perché non riuscivo a parlare dal terrore, ma ottenni ugualmente l’assoluzione e quattro Ave Maria come penitenza..》
《Basta!》 urlò don Giulio balzando in piedi dentro il confessionale. In un patetico tentativo di dominare la situazione chiese:《 Che cosa vuoi? Vuoi farlo adesso perchè non hai potuto allora? Fallo, forza! Poi vattene. Di che peccati ti vuoi liberare?》
《Dei tuoi, don Giulio!》

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Questo racconto è stato scritto per l’EDS (Esercizio Di Scrittura) Rosso come il peccato, de La Donna Camel
Ecco le regole:

– un peccato
– qualcosa di rosso
– almeno tre personaggi
– qualche battuta di dialogo

Gli altri partecipanti:

– Dario con Turi Pappalardo e con Lucevan li occhi suoi più che la stella e con Lisa Borletti
– Melusina con Gloria mundi e con Red Velvet e con L’amore ai tempi dei nonni e con Mille papaveri rossi e con I salami della Beppina
– Gordon Comstock con Il peccato più grande
– Fulvia con Biancaneve
– Hombre con Present continuous e con I primi nove venerdì del mese
– Angela con Pensiero stupendo – Trilogia e con Trentatreminuti
– Gabriele con Cave cave deus videt e Pesci bianchi, pesci rossi
 La Donna Camèl con Vedo rosso
– Calikanto con Tabarin
– Michela con Apple
– Lillina con Lago
Il pendolo con Il treno rivelatore
Leuconoe con Sogno di un pomeriggio di mezz’autunno
La Donna Camel con La casa rossa
Singlemama con: La messa della domenica
Kermitilrospo con: Aspettando Geova

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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36 risposte a La confessione

  1. Melusina ha detto:

    Una Nemesi si affaccia al confessionale e scoperchia un abisso di ipocrisia. Argomento centratissimo, svolgimento ineccepibile. Sei sempre all’altezza.

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  2. Pingback: Cave Cave Deus Videt | L'inverno del nostro scontento.

  3. arrivato a meta’ mi stavo chiedendo se il qualcosa di rosso sarebbe stato il sangue del prelato, lasciato a gemere riverso nel confessionale pugnalato in ogni dove. ma bello, che tu abbia lasciato in sospeso la chiosa.

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  4. Gabriele ha detto:

    E bravo don Giulio, proprio un prete modello.
    Bel racconto, Pendolante, bel racconto, soprattutto il senso crescente di tensione.

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  5. la donna camèl ha detto:

    Che svolta! E che sventola!

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  6. Niko ha detto:

    Eh sì, ha fatto bene.. e queste cose capitano veramente, ancora e purtroppo!

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  7. Angela Pierri ha detto:

    bello e giusto, e c’è una grande atmosfera. Mi è molto piaciuto. Mi sono immaginata il piccolo paese , don giulio come don camillo, ma poi… zacchete la storia si rovescia

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  8. Pingback: Pesci bianchi, pesci rossi | L'inverno del nostro scontento.

  9. Fulvia ha detto:

    Si snocciola come un rosario questo racconto. Piano piano salta fuori il mostro. Mi piace

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  10. stravagaria ha detto:

    Tema non facile per un racconto breve, uno dei tuoi più riusciti a mio avviso.

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  11. Hombre ha detto:

    Davvero PRE-GE-VO-LE, oltreché coraggioso.
    Ottima la scelta del tema. Sei sempre più padrona della stesura.

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  12. Miss Fletcher ha detto:

    Notevole davvero, concordo con Viv, sei stata davvero brava, queste sono crudezze e tristi realtà non facili da raccontare.

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  13. skip ha detto:

    La noia e l’ipocrisia di un uomo al posto sbagliato. Ottima narrazione per un tema non facile.

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  14. Calikanto ha detto:

    Bello questo racconto, con efficacia e senza enfasi tocchi un tema delicatissimo, quello della pedofilia, ma ancor più delicato perché avviene nella chiesa. Complimenti!!!

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  15. lillinachlillina ha detto:

    Brava, cosìn si fà io l’avrei anche sputtanato da sopra l’altare durante la messa

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  16. Veronica Adriani ha detto:

    Chissà quante confessioni vanno davvero così…e chissà come finiscono. Il tuo finale mi piace molto. Brava! 🙂

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  17. Pingback: Tabarin | Tratto d'unione

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