Generazioni

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Mentre entrava nella sala da pranzo, per festeggiare i suoi 78 anni, Danilo Forghieri si sentiva soddisfatto della propria vita, ma non poteva fare a meno di pensare alla sua Lucia che lo aveva lasciato ormai da troppo tempo e che forse, tra non molto, avrebbe raggiunto, anche se godeva di ottima salute e non aveva poi così fretta.
Al suo ingresso venne accolto con un lungo applauso dal figlio Roberto, Chiara, la nuora e dal nipote Davide, la gioia della sua vecchiaia. Roberto si avvicinò stringendogli la mano: «Buon compleanno papà.» Danilo ricambiò la stretta con commozione, poggiandogli la mano sulla spalla. Baciò teneramente la nuora e l’unico abbraccio lo conservò per il nipote che era all’ultimo anno di Economia e commercio e sarebbe stato il primo laureato in famiglia, con grande orgoglio del nonno. Anche Roberto avrebbe potuto studiare, ma dopo il diploma da ragioniere aveva voluto entrare subito in fabbrica ad aiutare il padre e comunque a quel tempo il diploma era già molto. La cena fu servita dalla cameriera che Danilo aveva voluto italiana, perché “bisogna dar lavoro alla nostra gente”, diceva e il figlio lo aveva accontentato, anche se avrebbe preferito una filippina, per risparmiare sui contributi, peccato!.
Quella sera, per una volta, non si parlò della fabbrica, almeno non quella di oggi, ma Danilo iniziò a riesumare piccoli aneddoti degli inizi che sfociarono in un racconto fiume, di quando lui e Lucia affittarono un piccolo garage e iniziarono a produrre piccoli pezzi meccanici. Dormivano al piano di sopra, in due stanze senza bagno che nessuno, allora lo aveva in casa. Chiara fece una piccola smorfia di disgusto che fece ridere di cuore il suocero: «lo so, erano altri tempi.»
In breve tempo le cose iniziarono ad andare bene, le commesse aumentarono e dopo un paio d’anni comprarono un garage tutto loro, continuando ad abitare nelle solite due stanze, che tutti i soldi li investivano nel lavoro. Danilo riuscì ad assumere due operai e solo quando nacque Roberto si decisero a comprare una casa più grande, con il bagno. Si lavorava senza sosta, senza vacanze e a volte litigava con la sua Lucia quando la domenica scappava per qualche ora in officina. «Non ti lamentare – le diceva – molti passano la domenica al bar, io almeno lavoro.»
Ci furono tempi duri, soprattutto quando nelle grandi fabbriche si scioperava e non arrivavano le commesse, ma Danilo aveva sempre continuato a pagare i suoi dipendenti e loro si presentavano al lavoro regolarmente, ogni giorno, anche se non avevano altro da fare che spazzare il pavimento. Si facevano sacrifici, ma alla miseria ci si era abituati e le cose non potevano che migliorare e così fu. Quando Roberto finì le scuole superiori, il capannone era diventato fabbrica, la casa una villetta a schiera e quasi una cinquantina di dipendenti ricevevano regolare busta paga. Danilo Forghieri ascoltava ogni protesta, a volta litigava, ma sempre con rispetto e otteneva gli straordinari quando ce n’era bisogno e non dimenticava mai di inserire una gratifica nel biglietto di auguri natalizi per i suoi dipendenti. Roberto si chiuse da subito negli uffici a far di conto, non scendeva quasi mai nell’officina che lui di meccanica non ne capiva niente, ma Danilo era contento di essersi liberato delle scartoffie e poter star di più tra i macchinari e gli operai. Eppure il mondo era cambiato, lo sentiva e a volte litigava con il figlio che vedeva solo le sue carte e ragionava di soldi e non di gente.

Passarono altri anni, Danilo diventò nonno e quel nipote lo occupava spesso perché la nuora lavorava negli uffici con Roberto e gli chiedeva di occuparsi del bambino, portarlo a scuola, in palestra, dagli amici. Pian piano l’azienda gli diventò estranea, ci andava raramente, i vecchi operai erano andati in pensione e molti dei nuovi erano stranieri e non riusciva a parlarci. Così ritirarsi in pensione fu facile, ma il nome nella società lo aveva voluto mantenere che quella fabbrica era figlia sua e i figli non si lasciano mai del tutto.

Il resto della storia Danilo non la disse, che tutti i presenti l’avevano vissuta ed era meno dolce nei ricordi. La torta era già i tavola e il festeggiato se ne concesse una porzione che oggi il diabete non se lo voleva ricordare.

«Nonno, è l’ora dei regali.» Danilo scartò il suo maglione nuovo, rosso granata e un orologio, con la dedica: “A mio nonno che ha iniziato tutto”. Ringraziò commosso quel suo unico nipote che già da un paio d’anni era socio nell’azienda anche se ancora non si era laureato, ma già ci capiva ed aiutava. Poi la tavola fu sparecchiata e Roberto prese la parola: «Papà, abbiamo bisogno di una firma, per la fabbrica. Davide ha trovato una soluzione per risollevarci da questo periodo di crisi, per raddoppiare i profitti… è stato proprio un bene farlo studiare.» Ora era Roberto ad appoggiare una mano sulla spalla del figlio, guardandolo orgoglioso. Davide prese una cartella portadocumenti rossa e l’aprì sul tavolo, davanti a Danilo.

«Ecco nonno, sono alcune carte che devono essere firmate da tutti e tre i soci. Questioni burocratiche, una noia, adesso non sto a spiegarti che sono cose tecniche, ma poi sei vuoi ne parliamo».

«Ma di cosa vuoi parlare, stai tranquillo che io mi fido e ormai l’azienda è vostra». Danilo firmò ancora commosso dai ricordi e dalla consapevolezza di avere sgobbato una vita per rendere migliore quella di suo figlio, di suo nipote e anche di tanta gente che per lui e con lui aveva lavorato. Se ne andò sereno verso il riposino pomeridiano senza sapere che entro pochi mesi la sua azienda sarebbe stata smantellata, gli operai licenziati e la produzione spostata in Romania, paese di opportunità per le nuove generazioni.

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Questo racconto è stato scritto per l’EDS (Esercizio Di Scrittura) Rosso come il peccato, de La Donna Camel
Ecco le regole:

– un peccato
– qualcosa di rosso
– almeno tre personaggi
– qualche battuta di dialogo

Gli altri partecipanti:

– Dario con Turi Pappalardo e con Lucevan li occhi suoi più che la stella e con Lisa Borletti
– Melusina con Gloria mundi e con Red Velvet e con L’amore ai tempi dei nonni e con Mille papaveri rossi e con I salami della Beppina
– Gordon Comstock con Il peccato più grande
– Fulvia con Biancaneve
– Hombre con Present continuous e con I primi nove venerdì del mese
– Angela con Pensiero stupendo – Trilogia e con Trentatreminuti
– Gabriele con Cave cave deus videt e Pesci bianchi, pesci rossi
 La Donna Camèl con Vedo rosso
– Calikanto con Tabarin
– Michela con Apple
– Lillina con Lago
Il pendolo con Il treno rivelatore
Leuconoe con Sogno di un pomeriggio di mezz’autunno
La Donna Camel con La casa rossa
Singlemama con: La messa della domenica
Kermitilrospo con: Aspettando Geova

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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43 risposte a Generazioni

  1. Wish aka Max ha detto:

    Uh che bello! 🙂

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  2. la donna camell ha detto:

    Che peccato, vien da dire 😦

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  3. Melusina ha detto:

    Verrebbe da dire che più che di un peccato si tratta di reato di circonvenzione di incapace, ma Danilo non mi sembra affatto un incapace: solo un uomo onesto in una famiglia di egoisti.
    Tema attuale e doloroso che ci riguarda un po’ tutti.

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  4. skip ha detto:

    Uno splendido ritratto di tre generazioni a confronto ove la passione, la tenacia, la voglia di investire se stessi appartengono alla gente semplice , ma onesta e fiduciosa di anni fa. Brava Pendolante ! 🙂

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  5. Calikanto ha detto:

    Peccare di avidità porta alla rovina, come dice la Bibbia, ce ne accorgiamo bene noi oggi, nella nostra Italia devastata e impoverita proprio a causa dell’avidità. Un racconto bellissimo e tristemente attuale.

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  6. Pingback: Cave Cave Deus Videt | L'inverno del nostro scontento.

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  8. Vanni ha detto:

    Peccato, me lo sentivo che sarebbe finita male!
    😦

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  9. ma perché io capisco in anticipo i tuoi finalI? argh.

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  10. Gabriele ha detto:

    Ma che tristezza. Non mi aspettavo un finale del genere, povero signor Forghieri.

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  11. Randas ha detto:

    Ciao,
    ti ho nominato per il Liebster Award. qui trovi i dettagli: http://randas.wordpress.com/2014/01/15/liebster-award-is-here/

    Complimenti per il tuo blog!

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  12. Dario ha detto:

    Buddenbrook in salsa padana 🙂

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  13. buzzer ha detto:

    la stessa situazione che sta vivendo l’azienda per la quale lavoro , con la sola differenza che il ‘Danilo’ incarna lui stesso le 3 generzioni. E’ senza figli, ha sempre detto che la ‘fabbrica’ è la sua famiglia, ed i suoi dipendenti avrebbero portato a spalla il suo feretro. Dall’anno scorso ha cambiato idea, ora preferisce rimandare la dipartita e godersi i frutti della s-vendita in una spiaggia brasiliana in piacevole compagnia…

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  14. buzzer ha detto:

    Ah, caspita, dimenticavo! Brava Pendolante, poprio un bel racconto.

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  15. Miss Fletcher ha detto:

    Tragica realtà di molte aziende nel nostro paese, anch’io me lo sentivo che sarebbe andato a finir male.
    Brava tu, come sempre!

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  16. Fulvia ha detto:

    Uno spaccato della società egoista di oggi. Mi piace come hai scritto questo racconto.

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  17. Hombre ha detto:

    Ganzo! Meno male che la realtà col suo bel made in italy è ben diversa. Perché è diversa vero? Ohi, dico a voi, è diversa o no?
    Aaaaargh

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  18. stravagaria ha detto:

    I tuoi racconti diventano sempre più convincenti. La prosa sempre più fluida. Non posso che dirti che mi catturi sempre di più.

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  19. ufic ha detto:

    Molto bello: tra i due racconti voto questo, anche per il tema trattato.
    Mi viene in mente Moretti in La messa è finita che più o meno diceva: “Vengono da me a confessarsi e mi parlano sempre di sesso, quasi vantandosi. Ma i peccati, quelli veri, non me li raccontano mai”

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  20. romanalacuoca ha detto:

    Mi anno un pò commoso i primi 2 protagonisti x ovvie ragioni …bello comunque il racconto peccato la fine…..sopratutto pensare (che oggi )fà parte spesso della triste realtà BRAVAAAAAAAAAA

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  21. Pingback: Tabarin | Tratto d'unione

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