Treno popolare

treno_popolareTreno popolare. Film italiano del 1933, diretto da Raffaello Matarazzo.

  • Soggetto: Raffaello Matarazzo, Gastone Bosio
  • Sceneggiatura: Raffaello Matarazzo, Gastone Bosio
  • Produttore: Giuseppe Amato per Safir
  • Distribuzione: S.A.F.I.R. (1933)
  • Fotografia: Anchise Brizzi
  • Montaggio: Marcello Caccialupi
  • Musiche: Nino Rota

Il film racconta di un viaggio turistico estivo, di un gruppo di romani, sulla tratta Roma-Orvieto, su di un treno popolare, usato per gite di gruppo e prezzo del biglietto economico.
image imageLa lunga sequenza iniziale, praticamente muta, vede i viaggiatori correre per salire sul treno e sistemarsi al meglio nelle carrozze di terza classe.
Divertenti sono i tipi umani che vengono presentati; quasi macchiette, attori presi dalla strada. Il regista si sofferma sui particolari di uno scanzonato erotismo fatto di sguardi espliciti, di mani e gambe che si toccano. Non dimentichiamo che il film è del ’33 e questo basta. Le riprese sono tutte fatte nei luoghi reali dell’azione e in certi punti sembra di guardare un documentario, tanto che la storia stenta a prendere il via e si fatica a capire chi saranno i protagonisti visto la serie di personaggi che vengono presentati. E bellissimi sono questi ritratti della classe lavoratrice. Un film leggero e divertente, da guardare con simpatia visto che gli attori lasciano a desiderare, ma qui pare un valore aggiunto. Un inno alla giovinezza che accontenta il fascismo mostrandone ogni tanto il simbolo, il fascio, sulla motrice, ma anche esaltando virtù di prestanza e spensieratezza. La seriosità qui è messa al bando.

Trama

La giovane e vezzosa impiegata Lina accetta di partecipare al viaggio in compagnia dell’impacciato collega d’ufficio Giovanni, goffamente innamorato di lei. Sul treno, l’improvvisata coppia fa la conoscenza di Carlo, un ragazzo atletico ed intraprendente, che si offre di fare da cicerone ai due colleghi. Nonostante la comprensibile contrarietà di Giovanni, la ragazza gradisce la compagnia e la coinvolgente spontaneità di Carlo. Giunti a destinazione, i tre iniziano a visitare i principali monumenti di Orvieto. Preoccupato per l’ingombrante presenza di Carlo, Giovanni ne sottolinea l’ignoranza, lui che sfoggia sempre la guida turistica da cui Carlo ha strappato due pagine per farci bicchieri da vino. Ben presto Lina e Carlo si staccano da Giovanni. Arrivati sulle sponde del Fiume Paglia, Carlo e Lina salgono su una barchetta, ma i due finiscono in acqua. Lina è costretta a togliersi il vestito, per farlo asciugare al sole. Giovanni, arriva sulla sponda del fiume e si impossessa del vestito credendo annegata Lina. Corre a cercare aiuto. Carlo parte per recuperare l’abito, trovando Giovanni in compagnia di un poliziotto. Dopo una blanda quanto inevitabile colluttazione, Carlo si riprende il vestito e lo riconsegna a Lina che, sgomenta, capisce che dovrà scegliere tra i due spasimanti. L’incertezza è breve, e la ragazza si getta commossa tra le braccia di Carlo.

Interpreti

  • Marcello Spada: Carlo
  • Lina Gennari: Lina
  • Carlo Petrangeli: Giovanni
  • Cesare Zoppetti: un viaggiatore
  • Maria Denis: Maria
  • Jone Frigerio: viaggiatrice
  • Raffaello Matarazzo: direttore di banda

Curiosità

Filippo Sacchi nel Il Corriere della Sera del 15 novembre 1933 scri:
“Treno popolare”, è un film di giovani, ma non basta avere vent’anni, bisogna anche avere le qualità dei vent’anni. E “Treno popolare”, ha freschezza, semplicità, spontaneo interesse per le cose, impulsiva sincerità nel raccontarle. C’è però anche un notevole senso di proporzione e di misura, un’attenzione sempre vigile portata all’azione e ai caratteri principali. È un film divertente e simpatico, intonato e gentile, giusto nel ritmo, cinematografico sempre. Buono l’accompagnamento musicale di Rota, aderente all’azione e giustamente popolare”

Durante il viaggio di andata, le immagini mostrano la ferrovia Roma-Firenze a doppio binario, ancora non elettrificata.

Il film è stato girato interamente in esterni e sulla ferrovia Firenze-Roma tra Roma e Orvieto.

All’arrivo ad Orvieto Scalo, gli escursionisti scendono in fretta dai vagoni, e attraversano di corsa il piazzale della stazione, per prendere subito la coincidenza con la Funicolare, che li trasporterà in cima alla rupe di Orvieto. All’epoca delle riprese, la trazione delle funi è ancora assicurata dall’originale sistema idraulico del 1888, che sarà ristrutturato nel 1935, ed in seguito (1990) sostituito da un impianto a trazione elettrica.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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9 risposte a Treno popolare

  1. Calikanto ha detto:

    A volte penso che gli anni precedenti la seconda guerra mondiale siano molto lontani da noi. Poi mi ricordo che invece ci sono nati i nostri genitori o nonni, persone che sono state presenti nella nostra vita, e allora non mi sembrano più così lontani. Infine penso a che effetto farà sui nostri figli, nati a inizio millennio, pensare agli anni settanta o ottanta e sospetto che alla fine, in fondo in fondo, non ci rendiamo davvero conto del trascorrere del tempo. Film come questi però ci possono aiutare.

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  2. Niko ha detto:

    Mi rendo conto di essere ignorantissimo sulla filmografia Italiana.. 🙂

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  3. the quiet man ha detto:

    Beh, questo non è esattamente un film celeberrimo. Visto l’anno direi che è uno dei primi di questo regista che nel secondo dopoguerra invento’ il melodramma all’italiana e con la trilogia “Catene”, “Tormento” e “I figli di nessuno” divenne popolare e amatissimo, quasi quanto la coppia dei protagonisti Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson.

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    • Pendolante ha detto:

      Sì, è l’opera prima del regista. Il film non è certo eccelso, la storia è banale, i dialoghi terribili e la recitazione pessima. Ma bisogna guardarlo oggi è davvero divertente. restituisce uno spaccato di storia.

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      • the quiet man ha detto:

        Si, lo sguardo di Matarrazzo non era certo neorealista e non aveva il disincantato cinismo di Dino Risi e di Monicelli. Il cinema italiano raccoglieva allori in tutto il mondo con ben altri autori ma gli italiani andavano a vedere questi feuilletton oppure i poveri ma belli. Siamo un po’ fatti così.

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  4. Pingback: In treno popolare, il libro. | Pendolante

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