Il ferroviere

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Il ferroviere. Film italiano del 1956. Diretto e interpretato da Pietro Germi.
Il film nasce da un soggetto autobiografico intitolato Il treno di Alfredo Giannetti che lo adattò per il film insieme a Luciano Vincenzoni e Pietro Germi.

  • Soggetto: Alfredo Giannetti
  • Sceneggiatura: Pietro Germi, Luciano Vincenzoni, Alfredo Giannetti
  • Produzione: Carlo Ponti per Enic
  • Fotografia: Leonida Barboni
  • Montaggio: Dolores Tamburini
  • Scenografia: Carlo Egidi
  • Costumi: Mirella Morelli
  • Musica: Carlo Rustichelli

Da Treccani.it: 

Il ferroviere fu un grande successo, nei piccoli centri ancor più che nelle grandi città. Il pubblico fu colpito dalla sincerità dell’opera, specchio dell’Italia dell’epoca: una Roma in costruzione dove i palazzi rubano spazio al gioco dei bambini, paghe che non bastano, scioperi, crumiri, dirigenti sindacali che non ascoltano, una società dove l’unica salvezza è nel senso di appartenenza a un mondo antico, popolare, capace, con il proprio affetto e le proprie radici, di dare la forza per affrontare i drammi della vita.

Trama

Sandrino, terzogenito del ferroviere Andrea Marcocci, corre alla stazione Termini dove il papà sta scendendo dalla motrice del rapido di cui è conducente. È Natale, e l’uomo, benché a casa lo aspettino i familiari, tra cui la figlia Giulia costretta dal padre a sposarsi perché incinta, si ferma per qualche bicchiere all’osteria, luogo d’incontro dei ferrovieri romani. Quando rientra a casa ubriaco, la casa è vuota perché Giulia si è sentita male ed è stata portata a casa, dove il suo bambino nascerà morto. Il già fragile matrimonio della ragazza entra in crisi. Andrea, che si sente in colpa per non essere stato accanto alla figlia nel drammatico momento, ha due incidenti sul lavoro: non riesce a evitare il suicidio di un uomo che si butta sotto il suo treno, poi non vede uno stop ed evita di poco lo scontro con un altro treno. Sospettato di ubriachezza, viene rimosso dall’incarico di conduttore del rapido e declassato ‒ a paga ridotta ‒ a macchinista di una vecchia locomotiva a carbone; quando chiede solidarietà al sindacato, non ottiene alcun appoggio. Giulia, che ha una relazione con un altro uomo, viene scoperta involontariamente da Sandrino. Andrea è sempre più spesso in osteria. Isolato da tutti rifiuta, per soldi, di partecipare allo sciopero generale e viene bollato come crumiro. Il figlio maggiore, Marcello, per salvarsi da loschi traffici ruba i gioielli della madre e fugge di casa. Alla scoperta che la figlia ha un amante, Andrea la picchia selvaggiamente. La ragazza se ne va; da quel momento il ferroviere smette di lavorare e inizia a passare le sue giornate, ubriaco, in osteria. È Sandrino che lo aiuta, lo sostiene, lo riporta dai vecchi amici che gli si stringono intorno. Colto da un infarto, Andrea affronta una lunga convalescenza, seguito amorevolmente dalla moglie Sara. La sera di Natale la famiglia si ricompone, tornano anche Giulia e Marcello, gli amici fanno visita ad Andrea. Dopo la festa, rimasto solo con la moglie, l’uomo improvvisamente muore. Sandrino racconta come il fratello prenderà il posto del padre e come ogni cosa continuerà.

Interpreti

  • Pietro Germi: Andrea Marcocci
  • Luisa Della Noce: Sara Marcocci
  • Sylva Koscina: Giulia Marcocci
  • Saro Urzì: Gigi Liverani
  • Carlo Giuffrè: Renato Borghi
  • Renato Speziali: Marcello Marcocci
  • Edoardo Nevola: il piccolo Sandro Marcocci
  • Riccardo Garrone: amico di Marcello

Curiosità

La produzione de Il ferroviere era inizialmente della Ponti-De Laurentiis, ma il film venne realizzato dal solo Carlo Ponti che non credeva nel progetto e anche per rallentarne la realizzazione propose, per la parte del protagonista, nomi impossibili come quelli di Spencer Tracy e Broderick Crawford. Fu Giannetti a intuire che Germi avrebbe voluto e potuto interpretare il ruolo principale e fu lui a dirigerlo nei provini che convinsero Ponti.

Da Il Morandini:

È il film cui Germi era affezionato e in cui si riconosceva, “fatto per gente all’antica… col risvolto dei pantaloni”. Nonostante i limiti della sua poetica (un po’ De Amicis, un po’ Capra) e del suo moralismo ottocentesco, sfugge alle trappole della retorica per la scrittura calda e avvolgente, concentrata sugli attori, per quel neorealismo intimistico che è la cifra stilistica migliore di Germi (ma il merito è anche dello sceneggiatore Alfredo Giannetti) e che ne fa un narratore popolare ad alto livello. Germi si fece doppiare da Gualtiero De Angelis, voce italiana di James Stewart, Cary Grant, Dean Martin.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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3 risposte a Il ferroviere

  1. stravagaria ha detto:

    Mi cogli davvero impreparata su queste pellicole un po’ di nicchia ma resto ammirata di come tu riesca a scovare sempre qualcosa sul tema.

    "Mi piace"

  2. Pingback: L’angelo del male | Pendolante

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