Il treno nei libri – Sulla felicità a oltranza

Oggi inauguro una nuova rubrica dedicata al treno nei libri. L’intenzione è di riportare brevi stralci di testi in cui compare, in modo più o meno significativo, il nostro amico su rotaia. Non necessariamente i libri da cui sono tratti i brani hanno una prevalente ambientazione ferroviaria, anzi, il treno potrebbe essere solo un inciso nel filo narrativo. Potrebbe.

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Voglio cominciare con un autore della mia città:
Ugo Cornia. Sulla felicità a oltranza. Sellerio, 1999. Collana La memoria

E nelle mattine d’estate, in montagna, andavamo in giro in macchina per comprare il pane e giravamo per delle ore andando in forni sempre nuovi e sconosciuti, quasi sempre a un certo punto ci fermavamo in qualche paese con una stazione, perché a mio padre scappava da cagare. Allora comprava il giornale per avere della carta e correva nel cesso della stazione, mentre io l’aspettavo guardando i binari.
[pag. 57]

Poi mi è bastato mettere piede sul treno, in quel tratto della Bologna-Pistoia, che specialmente quando è sul fiume, a me e forse soltanto a me, è sempre sembrato un paesaggio di una tale bellezza che è veramente impossibile da dire, dove ad esempio ci sono anche dei canali di un mulino, e se c’è il sole si vedono le trote che nuotano nell’acque del Reno, che io ho sentito subito la mia testa che andava verso l’irrealismo, e ho pensato che ci sono giorni che sono veramente incredibili perché a un certo punto a uno gli sembra di entrare in una favola con i cani magici che ti portano verso le corriere dei miracoli.
[pag. 83-84]

Allora ho pensato a tutte le volte che sono stato per dei pomeriggi interi a annoiarmi col cuore in gola invece di salire su una bella tratta secondaria del treno, e sono stato chiuso in una casa come un vero idiota, quando forse sarebbe bastato salire sul primo treno.
Raccontando che una volta, fino a quando aveva vent’anni, esistevano anche le ferrovie provinciali, e che stupidamente erano state lasciate andare in malora, perché se non fosse andata così Modena avrebbe attualmente la più bella metropolitana leggera del mondo occidentale, mio padre ha detto tante volte che era una cosa bellissima vagabondare in treno senza meta.
Infatti negli ultimi quattro mesi della sua vita, dopo la morte di mia madre, mio padre aveva progettato di andare in pensione, e tutte le volte che gli ho chiesto cosa avrebbe fatto tutto il giorno per riempirsi la giornata, spesso mi aveva detto che si sarebbe fatto dei gran viaggi in treno. Che quando si alzava, se la mattina lo ispirava, sarebbe andato alla stazione per prendere il primo treno che gli capitava, dovunque andasse, senza voler sapere niente di niente. Quando gli veniva voglia sarebbe sceso e avrebbe cambiato treno, e quando dal finestrino avrebbe visto una stazione che lo ispirava, sarebbe sceso definitivamente.
Diceva che era da quando aveva tredici anni che voleva andare in giro in treno senza meta per delle giornate intere, oppure scendere in qualche paese, comprare il giornale e andare a leggerlo in una panchina della piazza mangiandosi un bel krapfen esattamente come quando prendeva il treno per andare alle superiori, e finalmente in pensione avrebbe potuto farlo tranquillamente
[pag. 84-85]

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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9 risposte a Il treno nei libri – Sulla felicità a oltranza

  1. stravagaria ha detto:

    E qui di apre un mondo 🙂 rubrica che si prospetta interessante e con grandi potenzialità.

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  2. masticone ha detto:

    Grande idea come al solito

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  3. pendolo0 ha detto:

    Bella iniziativa! La seguiro` sicuramente!

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  4. Calikanto ha detto:

    Che libro fantastico questo…

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  5. Niko ha detto:

    Bello! Ciao Pendola 🙂

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