Il dormiente

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L’uomo dormiva ostinatamente. Per nulla al mondo si sarebbe svegliato, anche se la notte precedente non aveva certo sofferto d’insonnia. La campagna rigava in velocità il finestrino, eppure non era quello il verde che voleva vedere, ma quello dei boschi dell’appennino. Due mesi che non lo mettevano di turno su quella tratta e andassero alla malora tutti quanti. Che poi lui ci abitava pure lassù e lo costringevano a una levataccia per essere in pianura in tempo per la partenza del treno. Non che gli pesasse che tanto andava a letto con le galline, ma era una questione di principio e per ripicca già due volte l’aveva ritardata la partenza, ma non poteva tirare troppo la corda, lo sapeva. Lo boicottavano, ecco cosa. Che era colpa sua se non credeva negli scioperi? Da dove veniva lui non usava; si andava per “contrattazione personale”, per così dire.
L’uomo si rigirò stizzito sul sedile. Un viaggiatore lo cercava, ma col cavolo che si sarebbe svegliato. Doveva stare lì?! E ci sarebbe stato, ma niente controlli, niente informazioni, niente vigilanza. Lui dormiva. Appena partito il convoglio si toglieva il cappello e s’infilava un anonimo berretto. Certo, gli toccava scendere ad ogni stazione, rindossando i propri panni, ma poi di nuovo sul sedile con gli occhi chiusi.
Che poi la cosa che gli dava più fastidio era la questione dei cerbiatti. In Appennino quelli si buttavano sui binari e il treno li centrava in pieno. E hai voglia a chiamare la Forestale, come da regolamento. C’era da perderci le ore. Allora il macchinista si portava sempre quel grande sacco nero e il coltellaccio. Lo si faceva a pezzi assieme, un po’ alla boia d’un giuda, ma ci avrebbe pensato il Gino a sistemare le cose, che come la cucinava lui la polenta col cerbiatto non la faceva nessuno. E poi gli avanzi il Gino glieli pagava pure che al ristorante suo andavano a ruba; un piatto ricercato. Si, c’era qualche rischio, si doveva fare tutto in camuffa che la Forestale mica scherzava, però il gioco la valeva la candela. E invece niente. Nemmeno una lepre s’investiva in pianura e anche fosse un treno non si fermava certo per una lepre. La miseria!
Gira e rigira, masticando fiele per quella storia, l’uomo finì per addormentarsi davvero e non si svegliò nemmeno alla stazione d’arrivo, mancando il segnale di partenza. Ci vollero dieci minuti prima che i colleghi lo trovassero scoprendo il suo gioco, ma ormai il treno era in ritardo e altro ne avrebbe accumulato che c’era da far passare il Frecciarossa.
Stavolta non l’avrebbe passata liscia.

——–
Questo racconto era stato scritto per l‘EDS verde de La Donna Camel, ma non si sentiva in tema, così ha preferito viaggiare su altri binari

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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17 risposte a Il dormiente

  1. stravagaria ha detto:

    Bello questo personaggio un po’ rude e musone, sei riuscita come sempre in poche righe a creare un’atmosfera.

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  2. Calikanto ha detto:

    Brrr… certi personaggi mettono i brividi…

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  3. ladonnacamel ha detto:

    Troppo omesso, lo disometto! (è un bel pezzo e ci sta tutto:-)

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  4. apierri ha detto:

    Mbe mbe rosico assai perché non solo bello ma anche trenico….. Scheeeeerzo strabrava e precisa e qui mi taccio
    Potrei firmarmi “Con cadenzato livore Trenodopotreno”

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  5. Niko ha detto:

    Beh, che dire? Bello!

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  6. Melusina ha detto:

    Ma che dici, è molto bello, davvero bello, troppo bello. Un personaggio roccioso, indimenticabile. Si riammetta d’ufficio all’eds, perbacco.

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  7. Miss Fletcher ha detto:

    Bravissima, hai delineato il tuo personaggio alla perfezione, ha un volto, un carattere e a leggerti pare di vederlo.
    Tanto viaggiare, tanto osservare e poi…questi racconti, bello davvero.

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  8. Spartaco Mencaroni ha detto:

    Molto sfuggente e al tempo stesso reale, simpatico e vivo. I tuoi personaggi sono meravigliosi e si sente che nascono da quello che vedi direttamente,

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  9. Pingback: Onda verde | Tratto d'unione

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