Dolce come la morte 1/3

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La mezzanotte di un qualunque giorno feriale era passata da un pezzo quando il gestore del Dolce Bar chiamò il 118. L’ambulanza ci mise qualche minuto più del solito ad arrivare, smarrita tra le strade della zona industriale, ma il tizio accasciato sul tavolo non se ne ebbe a male, visto che era già morto da un pezzo.
Il Commissario Silvia Foracchia parcheggiò vicino alle volanti, imprecando per la levataccia e per i minuti persi a trovare quel bar in periferia. Si era trasferita da poco e ancora le sfuggiva l’assetto urbanistico di quella cittadina di provincia che Provincia lo era diventata solo per una manciata di abitanti in più di quella confinante. Si fermò qualche minuto in strada per inquadrare il posto: cavalcavia, sottopassaggio, parcheggio, asfalto. Niente case. Il Dolce Bar era poco più di una baracca in muratura, pronipote forse di un chiosco nato a fianco della ferrovia per gli operai del grande stabilimento meccanico vicino: cappuccino e caffè al mattino, un cicchetto alla fine del turno, soprattutto quello di notte. Sulla carta un affare, nei fatti probabilmente troppo isolato per attirare clienti poco più che saltuari. Nemmeno la vivace tinta gialla ai muri invogliava a entrare, ma il Commissario doveva.
Appena la vide l’Ispettore Vitiello le andò incontro, ma subito se ne pentì: “Vitiello, perché diavolo non mi hai detto che dovevo costeggiare la ferrovia? Ci ho messo mezz’ora a trovare ‘sta specie di canarino quadrato. E magari se mi dicevi che era giallo, lo trovavo prima…”. Antonio Vitiello non trovò di meglio che allargare le braccia in segno di scusa. La Foracchia lo ignorò e si diede all’esame del luogo. Un’unica stanza che puzzava di fumo, alla faccia del divieto imposto per legge, tavoli e sedie dozzinali, ma nel complesso pulito. L’impianto stereo era rimasto acceso e suonava un brano dei Beatles quanto mai appropriato che le ricordò altri momenti:

“Now it’s time to say good night
Good night Sleep tight
Now the sun turns out his light
Good night Sleep tight
Dream sweet dreams for me
Dream sweet dreams for you.”
….

Vitiello aspettò qualche minuto per darle tempo, poi cominciò: “L’uomo si chiama Giulio Barani, 34 anni, disoccupato, celibe. Non ci sono segni di violenza evidente. Il gestore, quello che ha chiamato il 118, dice che stava bevendo parecchio ed è crollato sul tavolo, com’è ora. Lui e gli altri lo hanno scosso, ma poi hanno preferito chiamare l’ambulanza.”

Gli “altri” erano due uomini e una donna, seduti muti a un tavolo d’angolo con Paolo Zaccarelli, il barista e gestore del bar. Il Commissario si avvicinò al cadavere chinandosi per guardarlo in viso. Piccoli tagli gli si aprivano sul volto, probabilmente causati dei vetri della bottiglia su cui si era schiantato di faccia. Altre bottiglie di birra erano sparse sul tavolo e per terra. “Ci ha dato dentro con l’alcool… Avete raccolto le deposizioni?”
“Sissignore, signora”.
Il Commissario lanciò un’occhiataccia all’ispettore in evidente difficoltà che smozzicò uno “Scusi” imbarazzato.
“Va bene Vitiello, manda a casa i clienti e il barista, convocali domani, separatamente. Finite i rilievi e sigillate tutto. Io torno a letto”
Silvia Foracchia arrivò in commissariato poco prima di Luisa Cocchi, la prima dei convocati. La donna, quarantaduenne divorziata con una figlia, era evidentemente e comprensibilmente agitata. Sotto il trucco doveva essere ancora piacente. Raccontò la stessa storia della sera prima, aggiungendo che il morto quella sera era stranamente solitario e non si era unito alla combriccola come faceva da ormai tre mesi circa. Era l’ultimo arrivato di quel gruppo di clienti, gli unici a frequentare il Dolce Bar alla sera, fatta eccezione per qualche prostituta o sbandato/smarrito di passaggio.
Luigi Poppi, il secondo a entrare nell’ufficio della Foracchia, era uno dei molti cassintegrati della zona. Moglie e due figli a carico. Ostentando tranquillità dichiarò che il Barani non beveva mai, solo succhi di frutta o bibite senza zucchero. Era sembrato strano quell’improvviso cambiamento nelle ordinazioni, ma aveva pur diritto di “averci i cazzi suoi”.
Il terzo cliente, Marco Cervi, operaio di 47 anni, raccontò che il morto non parlava mai di sé, più che altro ascoltava. Non un compagnone, forse, ma non rompeva nemmeno le scatole. Per questo a lui andava a genio.
L’ultimo ad essere ascoltato fu lo Zaccarelli, il barista. 55 anni, separato fuori casa, a detta sua, visto che se ne stava quasi sempre al Dolce Bar, anche se gli affari andavano piuttosto male, ma proprio per questo doveva sfuttare ogni momento della giornata e della notte per “tirare su due soldi”.
Quando il Commissario chiuse la porta alle spalle dello Zaccarelli, si accomodò sulla sedia a ricomporre il puzzle di informazioni in suo possesso, cioè niente di rilevante. Non rimaneva che aspettare il rientro di Vitiello, spedito nell’appartamento del morto e gli esami tossicologici che probabilmente avrebbero evidenziato una letale mistura di alcool e qualche schifo di droga. Silvia Foracchia si rilassò e il suo pensiero andò a quella canzone dei Beatles.

[Continua…]

—-

Racconto scritto per L’EDS (Esercizio Di Scrittura) Giallo de La donna Camel.
Queste le regole:
Un segreto o un mistero
Una scena notturna
Una canzone dei Beatles
Una cosa gialla

Gli altri giallisti:
Dario con I Bitols e Carmelo Sapienza
Melusina con Il numero 97
Angela con Giallo canarino
Hombre con Ritratto in giallo, ocra e carboncino
Pendolo con Assassinio sull’Agreste Express
Michela con Il cane bianco
Lillina con Giallo di provincia
La Donna Camel con Ah, look at the lonely people 1 e 2
Calikanto con I feel fine
Gabriele con Lo strano caso del signor D., investigatore
Gordon con Il privilegio della memoria
Il Pendolo con Angelo e Lucifero

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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26 risposte a Dolce come la morte 1/3

  1. vagoneidiota ha detto:

    È a dir poco fantastico.

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  2. Spartaco Mencaroni ha detto:

    Complimenti! Quando scrivi per la donna Camel, c’è qualcosa di diverso nel tuo stile. La pendolante, il cui sguardo in genere abbraccia le cose con il rapido guizzo di un frecciarossa lanciato, sembra fermarsi per un attimo sui binari, sostare a lungo davanti ad ogni particolare, entrare nel dettaglio delle scene, restituendoci un panorama completo e tridimensionale di luoghi e personaggi.
    Molto intrigante e condito della giusta dose di sarcasmo: si rimane ad aspettare il seguito!

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  3. lillinach ha detto:

    Promette molto bene, aspetto con curiosità la seconda parte. Per ora ho apprezzato la scelta di un commissario donna, che dopo la tragedia subita in parlamento ci voleva proprio qualcosa per rincuorarci

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  4. Niko ha detto:

    Meraviglioso! 🙂 bravissima Pendolaaa

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  5. apierri ha detto:

    a pendola’ – come se dice da noantri – gliel’ammolli bene
    tornando seri, quello che mi piace di e è (a parte la storia vabbè) il livello la scelta delle parole
    si sente che c’è un lavoro di fino…e qui mi taccio aspettando gli altri due bocconcini
    (ti prego fai una svistina, un errorino di ortografia, solo per me, tanto per fari fare ‘na critichella o mia cara ciummachella…http://www.youtube.com/watch?v=wO3sC8YRcMY)

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  6. ladonnacamel ha detto:

    E io srotolo la mia ruota e mi pavoneggio, prendendomi parte delle lodi per un lavoro che hai fatto tu, solo tu e nessun altro che tu! 🙂

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  7. stravagaria ha detto:

    L’inizio è convincente, a quando il seguito? Resto sintonizzata 🙂

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