Dolce come la morte 3/3

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Da tre giorni il commissario Foracchia era in attesa degli esiti dell’autopsia che l’ispettore Vitiello sollecitava, quotidianamente e spontaneamente, per sfuggire agli effetti collaterali dall’impazienza del suo superiore. Nel frattempo Silvia Foracchia si era concentrata sui quattro testimoni del Dolce Bar che avevano evidentemente mentito sulla morte del Barani, per nulla improvvisa.
Quel pomeriggio il commissario convocò l’ispettore per dare libera uscita ai propri pensieri, riordinarli e riassumere così lo stato delle indagini: “Dunque, da tre mesi il Barani frequentava il Dolce Bar e più o meno nello stesso periodo ha aperto il blog SweetBar, nome che denota una certa carenza di fantasia e che direi gli sia costato la vita. Nel blog bar virtuale scriveva quello che succedeva al bar reale. Non saltava un giorno. Puntuale come la morte.” Pentita del suo macabro umorismo, Silvia Foracchia evitò di guardare l’ispettore che comunque non aveva battuto ciglio. “All’inizio erano solo episodi irrilevanti, tentativi di approfondimento dell’animo umano – e dico tentativi – o noiose descrizioni con pretese di ironia. Insomma, il Barani scriveva male, ma a noi questo non importa. Poi ha iniziato a legare coi clienti abituali: Luisa Cocchi, Marco Cervi e Luigi Poppi e ovviamente col barista-gestore del bar, Paolo Zaccarelli. E qui la cosa si fa interessante, perché il Barani, blogger-morto, inizia a notare movimenti strani e li annota sul blog. In qualche modo lo Zaccarelli viene a sapere dell’esistenza dello SweetBar, come lo scopriremo poi, magari chiedendoglielo. Infatti l’esito degli esami sul pc del bar evidenzia che da una settimana prima della morte del Barani, lo Zaccarelli aveva visitato più volte il blog …”
Lo squillo del telefono interruppe il commissario. Il dottor “ecco”, medico legale, le disse di aver terminato l’autopsia e aggiunse che “Ecco, mi sarei sbrigato anche prima se non avessi risposto a tutte le telefonate del suo collaboratore Vitiello. Ecco!” Il Commissario Foracchia sorvolò sulla provocazione, ma dedicò uno sguardo benevolo all’ignaro ispettore. “Dottore mi può anticipare quello che leggerò sul rapporto?”
“Ecco commissario, le confermo la morte per chetoacidosi. Il cadavere presentava delle tumefazioni al naso non compatibili con la caduta, direi più da pressione, ecco. Inoltre all’interno della bocca ho trovato escoriazioni, ecco, e anche microscopici frammenti di vetro, direi, ecco, di bottiglia. Concluderei con ecchimosi sui polsi e sulle spalle, compatibili con atti di costrizione”.
Il commissario Foracchia riagganciò. “Vitiello, voglio subito qui quei quattro, stavolta come indagati”.
Nell’ufficio del commissario ci si stava stretti. I quattro del Dolce Bar si erano giustamente portati gli avvocati, evidentemente contattati precedentemente, visto il poco preavviso. La Foracchia riassunse loro la situazione, poi si lanciò in un attacco diretto, com’era solita fare: “Dal blog del defunto risulta che lei, signora Cocchi, arrotondasse le sue entrate con prestazioni orali, ma forse non solo, a favore dei “clienti” del bar. E questi sarebbero soltanto affari suoi, visto che in Italia la prostituzione non è reato. Altra faccenda invece è il ruolo giocato da voi, signori Poppi e Cervi che, sempre secondo il Barani, procuravate i clienti alla signora e le davate, come dire, protezione. E qui mi sento in dovere di informarvi che il favoreggiamento nel nostro paese è reato, ma ora è l’ultimo dei vostri problemi. Il tutto ovviamente grazie alla sua generosità, signor Zaccarelli, che metteva a disposizione i locali, ma non solo. L’ex Barani, infatti, le attribuiva anche un qualche ruolo nella distribuzione di stupefacenti, ma su questo indagheremo in seguito”. Zaccarelli negò con vigore, ma ci pensò il suo avvocato a zittirlo. Il commissario continuò: “Quando lei, signor Zaccarelli, ha informato i suoi compari dell’esistenza del blog, vi siete sentiti in pericolo, legalmente o anche solo per.. diciamo un “danno d’immagine”, signora Cocchi. Così avete deciso di dare al Barani una lezione e sapendolo astemio lo avete obbligato a ingurgitare una gran quantità d’alcool, tappandogli il naso, come dimostrano i lividi sul cadavere e trattenendolo con la forza”.
“Non pensavo che sarebbe morto” urlò il Poppi “doveva solo smettere di scrivere e cancellare quel maledetto blog. E chi lo sapeva che fosse diabetico?”
“Il ruolo che ha avuto ognuno di voi in questo “scherzo” – concluse il commissario – si valuterà, sempre che vi siano diverse responsabilità, ma a parte il danno che comunque gli avreste causato, l’omissione di soccorso lo ha portato alla morte. Bastava che uno di voi chiamasse prima un’ambulanza per salvarlo”.
Nessuno parlava, la signora Cocchi piangeva in silenzio.
Il commissario rimase a guardare i volti della paura, della vergogna, forse anche del rimorso, poi chiamò l’ispettore Vitiello e gli chiese di portarli via.

—-

Racconto scritto per L’EDS (Esercizio Di Scrittura) Giallo de La donna Camel.
Queste le regole:
Un segreto o un mistero
Una scena notturna
Una canzone dei Beatles
Una cosa gialla

Gli altri giallisti:
Dario con I Bitols e Carmelo Sapienza
Melusina con Il numero 97
Angela con Giallo canarino
Hombre con Ritratto in giallo, ocra e carboncino
Pendolo con Assassinio sull’Agreste Express
Michela con Il cane bianco
Lillina con Giallo di provincia
La Donna Camel con Ah, look at the lonely people 1 e 2
Calikanto con I feel fine
Gabriele con Lo strano caso del signor D., investigatore
Gordon con Il privilegio della memoria
Il Pendolo con Angelo e Lucifero

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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30 risposte a Dolce come la morte 3/3

  1. Melusina ha detto:

    Gran finale!

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  2. ladonnacamel ha detto:

    I blogger! E sempre colpa loro!

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  3. Calikanto ha detto:

    Commissario Foracchia forever! Mi piace lo stile di questa donna commissario, asciutta, sicura e intelligente. La storia è bella e credibile, i personaggi anche, la scrittura precisa e profonda come sempre. Complimenti! Però ne vogliamo anche altre di indagini della Foracchia… a me piacciono i serial… 🙂

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  4. lillinach ha detto:

    Per fortuna non frequento i bar, altrimenti da blogger e con la mia linguaccia avrei corso dei pericoli.
    Ben fatto come al tuo solito.

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  5. the quiet man ha detto:

    Non tutti nella capitale
    sbocciano i fiori del male.

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      • the quiet man ha detto:

        Così, a Modena, dopo l’ispettore Cagliostri e il commissario Cataldo, un nuovo astro si affaccia alla ribalta del Police Procedural geminiano. Sai com’è, i lettori si affezionano ai personaggi…ti toccherà scriverne una serie.

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        • Pendolante ha detto:

          Pederiali e Guicciardi e mi sembrano più che sufficienti per scrivere di delitti in una città così piccola… tuttavia una collaborazione del commissario Foracchia con la polfer potrebbe sempre scapparmi 🙂

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        • the quiet man ha detto:

          Ma come tu ben sai la letteratura gialla sfugge alle statistiche sulla criminalità. Modena è piccola, ma mai quanto la leggendaria Cabot Cove della Signora in giallo. Ridente località sulla costa del Maine con una percentuale di omicidi che neanche negli slums di Washington. E vogliamo parlare della Fjällbacka di Camilla Lackberg che esiste e conta ben 812 anime?

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  6. pendolo0 ha detto:

    Ma allora e` pericoloso tenere un blog, aiuto!! Molto bello il tuo racconto giallo, brava Pendolante! 🙂

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  7. stravagaria ha detto:

    Scherzi a parte, tenere un blog va a braccetto con discrezione e cortesia, hai notato quanti blogger permalosi che ci sono in giro? In ogni caso il tuo racconto è degno di costante puntate e non lo dico perché temo le ritorsioni 😉

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  8. skip ha detto:

    Una storia credibile, ben scritta ove la realtà vissuta teme quella narrata da un semplice blogger. Anch’io spero di poter leggere altri racconti con il commissario Foracchia. Ciao!

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  9. Hombre ha detto:

    Si legge molto molto bene, ti tira giù a sorsate verso la fine pare un mojito.
    E come un mojito, terminato, ne richederebbe subito un altro.
    Buona la composizione tra ghiaccio, menta e rum… forse un filo ardito di zucchero, ecco.
    Il dottor Ecco è un’ottima trovata.
    Il bar lo si “vede”… e questa è la tua prerogativa migliore, da sempre.

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  10. Pingback: Lo strano caso del signor D., investigatore | L'inverno del nostro scontento

  11. Marco ha detto:

    Ma tu sei una macchina da guerra!
    Non tra i tuoi racconti migliori, però fila che è un piacere. Come un treno tedesco 🙂

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  12. Pingback: Angelo e Lucifero | Il pendolo

  13. Pingback: I feel fine | Tratto d'unione

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