Scie biologiche

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Arrivo in ritardo all’appuntamento con l’abbonamento mensile. Il viaggio d’andata lo faccio a mio rischio e pericolo e strano che il Capotreno non passi; a inizio mese le multe fioccano. Al ritorno sono sul binario da cinque minuti quando la memoria da segni di vita e corro in biglietteria. La fila, ovviamente. A quell’ora non ci sono pendolari, ma viaggiatori che contrattano coincidenze o organizzano complicati itinerari ferreviari per viaggi di là da venire. Solo due sportelli aperti.
Un fagotto umano, un lungo soprabito consumato, è accasciato più che appoggiato a uno degli sportelli. Borbotta, paga, prende il biglietto. Si allontana lentamente trascinando i piedi, senza cambiare la curvatura del tronco che pensavo dovuta all’esigenza di comunicare attraverso il pertugio nella vetrata. Vistosa la gobba che lo piega, gli sporge dalla scapola sinistra; impossibile capire cosa tiene arrotolato tra le braccia. Un cane, coperte, vestiti? Si porta i biglietti a pochi centimetri dagli occhi, sopra la lunga barba incolta e giallognola di tabacco attorno alla bocca. Li scruta come fossero magia. Forse ha superato i settanta, forse i cento, magari non arriva ai sessanta. Sparisce oltre la vetrata. La donna che lo seguiva nella fila si affretta allo sportello, ma una volta raggiunto si blocca portando una mano a coprire bocca e naso. Indietreggia nauseata continuando a tamponare le narici. L’impiegata, dall’altro lato del vetro, sorride con una punta d’amarezza. Si allontana per tornare con una bomboletta, spruzza qualcosa verso l’esterno e si risiede a stampare biglietti. Il mio turno arriva poco prima del treno.
Dura poco il mio viaggio di ritorno e appena scesa sulla banchina, un tonfo, un gemito e una donna in salita si sbilancia sul pesante trolley che le è caduto davanti al pradellino. Sicure origini africane lei, sicuramente occidentale l’uomo che la scavalca per salire sul treno. La prima ad accorrere è una zingara che lascia nell’aria una scia odorosa di dubbia bontà. Raccoglie il trolley e aiuta la donna a caricarlo sul treno. Poi partono.
Arrivata al parcheggio scopro che uno stormo di uccelli con la dissenteria ha puntato lo sportello della mia macchina. In qualche modo lo apro. È finita un’altra giornata da pendolare.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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27 risposte a Scie biologiche

  1. elinepal ha detto:

    Io bombardata da un gabbiano. Dura la vita.

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  2. vagoneidiota ha detto:

    Altri scatti di vita.
    Altri momenti bellissimi da leggere

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  3. Wish aka Max ha detto:

    E’ un gomblotto!!!!!1!! Bisogna togliere il segreto di stato dalle scie biologiche!!!
    😀
    L’onda della primavera si sta ritirando, e torno a interagire…

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  4. che poi, a dirla tutta, se alle scene da narici tappate e ribrezzo togliessimo la componente scenica, melodrammatica, esibizionista, ridicola, forse agli interpreti delle medesime rimarrebbe giusto l’essersi resi conto del passaggio di un uomo con un odore semplicemente diverso dal proprio, tra una pausa e l’altra di tiptap sullo smarfon.

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  5. the quiet man ha detto:

    Mia cara, visto il tuo persistente, e aggiungerei morboso, interesse per i peggiori odori, ed umori (mi sembra di ricordare un post sull’espettorato), ti consiglierei di seguire l’esempio del grande John Waters. Quando uscì il suo film Polyester nel 1982, a chi entrava in sala veniva fornita una scheda con varie zone da odorare durante la proiezione. Ricordo che tra le varie “essenze” si potevano apprezzare Puzza di Piedi e Flatulenza. In certi post potrebbe essere utile per entrare nell’atmosfera.

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  6. Miss Fletcher ha detto:

    Brava Pendolante, questi fotogrammi di quotidianità dalla stazione sono sempre dei quadri perfetti! Buona giornata carissima!

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  7. Niko ha detto:

    Qualcuno acqua e sapone non se lo può permettere, allora pazienza, non ci possiamo fare nulla, se non stare alla larga. Taluni invece incuranti del fatto che si ritrovano a condividere spazi comuni, se ne fregano di lavarsi, rendendo la loro presenza intollerabile… chissà forse lo fanno per avere più spazio sui mezzi pubblici.. 🙂 🙂

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  8. Brown Sugar ha detto:

    La scena della coda in biglietteria l’ho vissuta più e più volte…
    Per un atimo mi è sembrato di tornare indietro nel tempo…

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  9. pendolo0 ha detto:

    Appena alzata ieri mi sono subito ricordata che era il primo aprile e che dovevo 1- stare in guardia 2- organizzare qualche scherzetto… ma mi sono completamente dimenticata che era anche l’inizio del mese e dovevo rinnovare l’abbonamento e anche a me e` toccata la fila alla biglietteria, senza effetti collaterali olfattivi, per fortuna 🙂

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  10. Topper ha detto:

    Alla fine anche gli uccelli hanno detto la loro…

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  11. stravagaria ha detto:

    Alterne fortune…Murphy ti ha graziata all’andata con il controllore ma poi i piccioni hanno provveduto a bilanciare le sorti della giornata 😉

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