Il treno va a Mosca

imageIl treno va a Mosca. Coproduzione Italia- Gran Bretagna, 2013. Film diretto da Federico Ferrone, Michele Manzolini.

  • Soggetto: Federico Ferrone, Michele Manzolini, Francesco Ragazzi
  • Produttori: Claudio Giapponesi, Francesco Ragazzi, Federico Ferrone, Michele Manzolini
  • Montaggio: Sara Fgaier
  • Musiche originali: Francesco Serra
  • Progettazione sonora e missaggio: Diego Schiavo
  • Fotografia: Andrea Vaccari, Marcello Dapporto (HD); Enzo Pasi, Luigi Pattuelli, Sauro Ravaglia (8mm)
  • Distribuzione: Istituto Luce

Realizzato con le immagini 8mm dei protagonisti Enzo Pasi, Luigi Pattuelli, Sauro Ravaglia

Questo documentario – presentato al Torino Film Festival – racconta il “viaggio nell’utopia” di un barbiere romagnolo (oggi ottantenne) e dei suoi amici, diretti nella capitale dell’Urss, nel 1957, per partecipare al Festival mondiale della gioventù socialista: “I miei erano contadini, ho respirato l’aria dei padroni, del fascismo e della miseria“, dice Sauro Ravaglia, all’inizio del film. “Pagai il biglietto del treno con i soldi messi da parte distribuendo il giornale del Partito – racconta – allora a Mosca c’erano andati solo Togliatti e i capi del partito. Quando partii, mia madre pianse

Il treno per Mosca si apre con gli “italiani felici” del dopoguerra e con i ragazzi di Romagna che guardano ad Est gonfi di speranze: “Per noi c’era solo una realtà, quella del Socialismo e dell’Unione Sovietica“. Ma la realtà vista da vicino è altra cosa. E il viaggio dell’utopia si trasforma in disillusione: Lenin era “un omino“, nelle case più povere “si dorme per terra, ammassati“. È il sogno infranto. “Tutti volevano vedere Mosca ma nessuno voleva sentir parlare di povertà – racconta Sauro – al ritorno siamo stati interrogati dalla polizia. Ci hanno chiesto: ma perché non siete rimasti là?“.

Trama

Nel 1957 un barbiere comunista di Alfonsine, paese della Romagna “rossa” devastata dalla guerra, parte con due amici cineamatori per partecipare al Festival mondiale della gioventù socialista a Mosca: un “viaggio dell’utopia” nella capitale dell’Urss, il mitizzato “grande paese del Socialismo”. “Il Socialismo era la nostra meta”, racconta il barbiere, Sauro Ravaglia, oggi ottantenne, nel film di Federico Ferrone e Michele Manzolini Il treno va a Mosca e un’opera di montaggio realizzata per l’80 per cento con materiali video e sonori d’epoca, con i filmini in Super8 recuperati dai due autori negli archivi di Home Movies, racconta la nascita e la morte del grande sogno comunista in Italia, dalle campagne felici dei canti contadini e della propaganda della falce e del martello, alle Feste dell’Unità, fino alla morte di Togliatti a rappresentare, come chiosa la voce del barbiere, “la fine di un mondo”.

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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4 risposte a Il treno va a Mosca

  1. tiptoetoyourroom ha detto:

    Pare interessante… chissà quanto starà nelle sale… (e se ci starà…).

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  2. Calikanto ha detto:

    Grazie x la segnalazione, non me lo posso perdere!

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