Il treno nei libri – A occhi aperti

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Dieci fotografi tra i più famosi raccontano a Mario Calabresi, “i momenti in cui la storia si è fermata in una foto”. Tra questi c’è Paul Fusco che nel capitolo La storia in un cassetto ricorda come ha immortalato l’America dal finestrino del treno che portava la salma di Bob Kennedy. Il titolo della sua intervista allude ai 30 anni trascorsi prima che qualcuno pubblicasse le sue foto. Sua l’immagine in quarta di copertina.
Il libro è Mario Calabresi. A occhi aperti. Contrasto, 2013 e partecipa anche al concorso di Cartaresistente Libri in vacanza con uno scatto ad opera di Filippo Maria Fabbri. Lo potete trovare qui

L’uomo che rinunciò a fotografare Bob Kennedy da vivo, che abbasso l’obiettivo per timidezza e cortesia sarebbe stato l’unico capace di raccontare il lungo addio che il popolo americano gli tributò per 328 chilometri di ferrovia in un sabato pomeriggio del giugno 1968. Paul Fusco aveva 38 anni quel giorni, quando il feretro di Robert Frencis Kennedy partì da Penn Station, a New York, per arrivare alla Union Station di Washington. Il candidato democratico eta morto due giorni prima a Los Angeles, colpito da un proiettile al cuore mentre festeggiava la vittoria alle primarie della California. Il funerale si tenne a Manhattan, nella cattedrale di St. Patrick, poi la bara venne caricata su un treno di dieci vagoni che la portò alla destinazione finale: il cimitero di Arlington, dove Bob Kennedy venne sepolto poco lontano dal fratello John.
Paul Fusco, fotografo di Look Magazine, rivista bisettimanale con una storia illustre, era su quel treno con tre macchine fotografiche e trenta pellicole a colori.”Nell’ultimo vagone i servizi segreti decisero di mettere la bara di Bobby, la appoggiarono per terra, poi dissero ai famigliari e agli amici di prendere posto nella penultima carrozza. Erano loro ad aver preso il comando del treno e non volevano discussioni. Ma i ferrovieri pensarono che sarebbe stata un’offesa alla folla che attendeva e appena il convoglio cominciò a muoversi, la sollevarono e la appoggiarono sugli schienali dei sedili. Era una sistemazione instabile e precaria, ma così il feretro si poteva vedere attraverso i finestrini”.
Paul Fusco racconta lentamente e con voce bassissima, muove molto le mani e spesso strizza gli occhi per ricordare. “Era l’8 giugno, un giorno caldissimo, un anticipo d’estate. Il viaggio durò più di otto ore attraverso cinque Stati: New York, New Jersey, Pennsylvania, Dalawere e Maryland. Un milione di persone aspettavano lungo i binari. Il treno si muoveva lentissimo, si fermava spesso per dare la precedenza agli altri convogli, impiegammo quasi il triplo del tempo che si impiega normalmente. Ma era la velocità giusta per un funerale. Quel treno è stato il vero funerale, quello dell’America, è durato un’intera giornata, era fatto per il popolo. Era il Funeral Train”.
[pp. 99-100]

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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2 risposte a Il treno nei libri – A occhi aperti

  1. Luz - Bellezza4you ha detto:

    Bellissimo libro. L’ho comprato anch’io…

    "Mi piace"

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