Peccati all’italiana

imageIn questa vacanza toscana noi si opta per la spiaggia libera. Questo significa che i vicini d’ombrellone si avvicendano più volte al giorno, aprendo l’orizzonte su una notevole varietà di vacanzieri, molti dei quali stranieri. Tra gli autoctoni ci è toccato in sorte anche un gineceo di allegra chiacchiera a tema libero che, inspiegabilmente, a un certo punto scivola sui dieci Comandamenti. Il primo a essere ricordato è “non rubare” che così, a memoria, non mi pare apra la lista, ma potrei sbagliarmi. Rimembranze d’infanzia lontana. Segue a ruota il “non desiderare la donna d’altri” e inizio a pensare che gli italiani diano priorità tutte loro alle leggi delle Tavole, magari condizionati da un certo andazzo in auge tra la nostra classe politica, ma questa è un’illazione bella e buona. Non datemi credito. Poi, a sorpresa, ci infilano un “non nominare il nome di Dio invano”, più popolare, soprattutto qui in Toscana dove ne inventano delle belle, ma una del gruppo non ne afferra pienamente il significato e azzarda un “non bestemmiare” di propria invenzione. Sbeffeggiata dalle compari, chiude così l’elenco dei Comandamenti, che evidentemente gli altri divieti sono caduti in prescrizione o comunque l’argomento ha scarso audience.
Nel pomeriggio, in gita sulla costa, davanti alla chiesa del paese nonna e nipote trasportano borse della spesa. Stessa struttura fisica da antica fatica nei campi, sessant’anni tra l’una e l’altra. Al vedere l’edificio religioso la bimba, timidamente, invita la nonna alla confessione. Quella, romana d’accento, nemmeno rallenta: “Nun c’ho peccati io! Li peccati li fa chi rubba, chi ammazza, mica io. Sò donna onesta!”. Chiuso l’argomento. Ecco, io le farei fare catechismo a mia figlia, ma è solo un punto di vista.
[mi scuso con i romani per l’uso improprio del loro idioma]

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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25 risposte a Peccati all’italiana

  1. stravagaria ha detto:

    Ho appena finito un romanzo molto chiacchierato di John Niven “A volte ritorno” in cui un redivivo messia sostiene che le tavole dei comandamenti siano farina del sacco di Mosè perché il Padreterno si era limitato ad un unico comandamento “Fate i bravi”. La tua nonnina mi sembra perfettamente allineata 😉

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  2. Wish aka Max ha detto:

    Il romanesco è praticamente perfetto, sei pronta per il corso advanced… 😀
    Non rubare è il quinto, e me lo ricordo non perché sia osservante, ma perché ci sono cose che non scordi, perché le hai imparate da piccolissimo… ad esempio ricordo ancora completamente l’Atto di Dolore… che è una roba che probabilmente non si usa neanche più.

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  3. wellentheorie ha detto:

    Per me il modo migliore di ricordare i comandamenti è “Il testamento di Tito”… 🙂

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  4. Calikante ha detto:

    Una mia anziana zia, ormai da anni immobilizzata a casa, continuava a ricevere la suora per la confessione settimanale. Al figlio devoto che le chiedeva cosa mai avesse da confessare una donna pia e isolata dal mondo lei rispondeva: al sò pò mè! (sono fatti miei).

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  5. tiptoetoyourroom ha detto:

    In religione noi italiani non siamo molto ferrati (come in geografia e in chissà cos’altro…). Siamo però molto bravi a criticarla, la religione, anche quella degli altri…

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  6. Veronica Adriani ha detto:

    “Il settimo dice: non devi rubare…”. Se non ci fosse De André la mia memoria dei comandamenti sarebbe andata perduta come i peccati della trucidona in cui ti sei imbattuta 😀

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  7. the quiet man ha detto:

    Ma secondo me il problema, come racconta bene questo pezzo, è che ognuno si crea una sua morale, con corollario di comandamenti personalizzati e discutibili pantheon (da Che Guevara a Madre Teresa delira il vate di Cortona). Quindi essendo ognuno officiante delle proprie messe e confessore di se stesso, è abbastanza ovvio che ci sia sempre qualcuno più colpevole di te e l’assoluzione sia garantita.

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  8. HappyAladdin ha detto:

    Mi ricorda incredibilmente la mia, di nonna, che quando (durante la mia fase cattolica infantile) le dicevo rammaricata “non sono andata in chiesa domenica” rispondeva “a Gesù no ghe importa mìa, l’importante xe essere onesti”… e tra tutti quei sensi di colpa imposti mi sembra ancora l’unico insegnamento libertario ricevuto nell’ambito. E infatti è l’unico che è rimasto.

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