Il passaggio della linea

loc-marcelloIl passaggio della linea. Documentario italiano, 2007. Scritto e diretto da Pietro Marcello.

  • Sceneggiatura: Pietro Marcello
  • Aiuto regia: Sara Fgaier
  • Fotografia: Daria D’Antonio
  • Montaggio: Aline Herve’
  • Musica: Mirko Signorile e Marco Messina
  • Suono: Michele Caruso

Interamente girato sui e dai treni a lunga percorrenza che attraversano la penisola dal Sud al Nord e viceversa, i treni espressi raccontati ne Il passaggio della linea sono quelli che dal dopoguerra in poi hanno legato e mosso un paese dalla geografia complessa come l’Italia. Sono i treni che hanno cadenzato i flussi migratori dal sud al nord, che hanno consentito la costruzione del cosiddetto “miracolo economico”, facendo da veri e propri postini della civiltà industriale.
Pietro Marcello documenta la vita nei treni italiani a lunga percorrenza, osservando i volti dei passeggeri e ascoltando le loro storie, lasciando che le voci si inseguano e si confondano, affacciandosi dai finestrini e concentrandosi sul rumore delle carrozze sulle rotaie.
Presentato nella sezione Orizzonti Doc alla 64ª Mostra del cinema di Venezia ed è stato nominato come miglior documentario ai David di Donatello 2008, il film si apre con una citazione da Le passage de la ligne, la novella di George Simenon dalla quale prende il titolo:

Tre volte ho attraversato la linea di confine, la prima volta di frodo, con l’aiuto di un contrabbandiere, in qualche modo, almeno una volta legittimamente, sicuramente sono stato uno dei rarissimi che sono tornati di spontanea volontà al punto di partenza.

Trama

Il passaggio della linea è un ‘viaggio’ lungo l’Italia cadenzato dal ritmo dei treni espressi a lunga percorrenza, da tempo abbandonati ad un destino di lento degrado, che attraversano la penisola da sud a nord e viceversa, in un percorso che va dalla notte al mattino.

Una carrellata di paesaggi, architetture, volti, dialetti e voci, vite che si mescolano in un corpo unico a bordo dei treni.
All’interno degli scompartimenti spogli si intrecciano le vite di passeggeri che spesso parlano lingue diverse e portano con sé storie lontane. Si tratta per lo più di pendolari in viaggio verso  il nord, giovani, stranieri, impiegati in lavori precari, abituati a percorrere lunghe distanze utilizzando il più modesto ed accessibile fra i mezzi di trasporto.
Fuori, oltre i finestrini sporchi e appannati, si susseguono paesaggi a volte dolorosamente segnati dall’intervento dell’uomo, a volte intatti nella loro prepotente bellezza. Dentro, il tempo è scandito solo dal variare della luce che illumina gli stretti corridoi e svela volti spesso stanchi e assorti. Rinchiusa in uno spazio che è luogo d’incontro e di solitudine, la vita di chi viaggia appare come sospesa, in un tempo fuori dall’esistenza in cui tutto sembra ancora possibile, in una tensione continua tra passato e futuro, tra ciò che è stato e ciò che ha da venire.
Fra gli altri, a guardare l’Italia che scorre lenta dal vagone d’un treno, c’è un uomo vecchissimo, l’europeista novantenne: Arturo, che porta con sé, nelle tasche di una giacca sgualcita, i ricordi di un’intera esistenza. Ripiegato sul brutto sedile di un anonimo vagone sfoglia la sua lunga  vita mentre  gli occhi sembrano guardare lontano, posarsi un poco più in là. La sua è una storia di impegno civile e politico ma, soprattutto, l’orgogliosa ricerca della libertà oltre ogni convenzione, una scelta di radicale autonomia che trova il suo fondamento nella piena consapevolezza della fragilità dell’esistenza. Quest’uomo non scenderà mai più dal treno. Il treno è la sua casa, il suo viaggio è senza meta. Un ‘viaggio’ che non conosce ultima destinazione.
Le tratte, le stazioni, le carrozze, i binari e i vecchi vettori che portano i treni tra le nebbie delle pianure e s’insinuano nelle gole delle strette valli appenniniche, carezzano i litorali incendiati dal sole e ancora oltre. Oltre il mezzo stesso, sino alla morte apparente, quando il treno viene inghiottito dai traghetti dello stretto di Messina e – privato del suo moto – esso stesso rimane sospeso in attesa di un nuovo viaggio, di una nuova linea oltre la quale andare.
[Indigofilm.it]

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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4 risposte a Il passaggio della linea

  1. stravagaria ha detto:

    Sinceramente non so se questo docufilm potrebbe catturare la mia attenzione…non farà molto “intellettuale” ma quando ci casco sopra di solito resisto per pochi minuti. Complimenti a te che macini di tutto di più per arricchire questa sezione del blog 🙂

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  2. Miss Fletcher ha detto:

    Non ne ho mai sentito parlare, ci credi? In realtà devo dire che seguo poco i documentari.
    E comunque questa è una chicca che sta alla perfezione sul tuo blog! Bacioni!

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