Camera con vista

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La panchina del primo binario, quella in fondo al marciapiede. Residenza abituale di chi sta al margine. L’Ometto ci abita in condominio, il Nordafricano ne fa il luogo dell’attesa, il Poeta, sfrattato, forse è a lei che urla il suo disprezzo.
Ho tempo oggi e m’interessa quella prospettiva; voglio abitarla anch’io quella panchina, per breve tempo, certo, che non m’appartiene. Mi accomo un momento solamente, dò una sbirciatina.
Il cestino dei rifiuti è lì di fianco e anche il posacenere è vicino. Il bagno è dietro l’angolo e il bar pure, che vedi mai qualcuno voglia offrire… La tabaccheria non è distante: sigarette, gratta e vinci e la fortuna gira, se va bene. È servita, la panchina, indubbiamente. Un tre stelle ed è pure una vetrina: da qui si gode il panorama, la vista domina i binari e la “vasca” quotidiana dei viandanti: pendolari, viaggiatori, avventori del bar e tabagisti.
Osservo e lui arriva. La sciarpa blu sulla giacca leggera. Sigaretta, sporta e barba incolta. Un viso senza età, senza più un dente. Vedendomi si blocca, poi riparte. Mi supera, girovaga, si ferma. S’appoggia alla ringhiera, un po’ distante. Mi guarda da lontano, con pazienza. Mi sento inopportuna usurpatrice. Mi alzo, m’incammino e lui si muove. Incrociamo il passo a metà marciapiede. Scendo la scala e sbuco sul binario a fianco. Un paio di rotaie ci divide. Lo vedo ancora in piedi, un po’ in tensione: una donna col bambino si è seduta. Non so se è lui che le ha ceduto il posto oppure lei sia stata più veloce, ma l’uomo intanto attende, con pazienza, fumando un’altra sigaretta. Aspetta lì appoggiato, non ha fretta. È lunga una giornata da passare, c’è tutto il tempo per potersi accomodare.

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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14 risposte a Camera con vista

  1. stravagaria ha detto:

    Quanta tristezza in poche righe…

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  2. Tratto d'unione ha detto:

    A volte mi sembra impossibile ridursi a vivere così, poi vedo quelli che dormono per terra vicino a casa mia, protetti dai portici e dal calore dei vicoli stretti del centro, e mi rassegno all’evidenza 😦

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  3. memoriedalpo ha detto:

    tristezza e disagio
    le stazioni come case, le panchine come letti
    i suoi viaggi mentali sarebbe bello poterli abitare per un po’……

    belle queste storie di treni, sono sempre stata anch’io curiosa di cosa leggono quelli che a volte ho incontrato nei miei viaggi

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  4. tiZ ha detto:

    una panchina, una casa, un oggetto che l’appartiene e che lo conforta … almeno quello, forse l’unico..

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  5. Miss Fletcher ha detto:

    Certe panchine a volte sono scenario di vite difficili che noiu non sappiamo neanche immaginare, tu sei attenta osservatrice e hai un animo sensibile e tutto ciò traspare dalle tue parole.

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  6. ma tu non hai la sensazione, in quei casi, che quasi vorresti chiedere permesso per entrare in quello spazio che, a suo strano, pur triste, ed inspiegabile modo, è casa altrui?

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  7. tiptoetoyourroom ha detto:

    Anch’io l’ho sentito malinconico… Calvino diceva (anzi scriveva) che “la malinconia è la tristezza che ha perso peso”. Sottrarre peso a quello che si scrive era il suo scopo e mi sembra che a volte tu ci riesca, come in questo caso.
    Buona giornata 🙂

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