Il treno nei libri: Ci sono bambini a zigzag

Un treno per Haifa sul quale Nono, per il suo tredicesimo compleanno, parte da solo per un viaggio organizzato dal padre, ma non arriverà mai a destinazione. Sul treno inizia per Nono una fantastica avventura: miriade di personaggi incredibili che gli sveleranno la sua storia, in un viaggio fisico e di crescita, alla scoperta della madre, scomparsa quando era neonato.
Un dei libri che Grossman ha scritto “per i ragazzi”, ma non solo.

David Grossman. Ci sono bambini a zigzag. Oscar Mondadori, 1998.

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… alle mie spalle si aprì la porta dello scompartimento ed entrarono un poliziotto e un detenuto. Lì in piedi si guardarono, con un’aria piuttosto confusa.
Dico: un poliziotto e un detenuto veri.
Il polizziotto era basso e magro, con lo sguardo nervoso. Il detenuto era invece grande e grosso. Mi sorrise e disse tutto allegro:《Buongiorno, bambino! Vai a trovare la nonna?》.
Non sapevo se la legge mi consentisse di rispondergli. E poi… ma che nonna! Avevo forse l’aria di un bambino che va a trovare la nonna? Come Cappuccetto Rosso?
《Non parlare al detenuto!》 ordinò il poliziotto con aria rabbiosa, agitando più; volte la mano tra me e il prigioniero come se cercasse di tagliare dei fili improvvisamente creatisi fra noi.
Mi misi seduto. Non sapevo cosa fare. Cercai di non guardarli, ma è proprio quando ci si sforza che diventa difficile. Sembravano infastiditi, qualcosa li disturbava. Il poliziotto continuava a controllare i biglietti e si grattava la testa con disappunto. Anche il prigioniero controllò, e pure lui si grattò la testa. Sembravano due attori a cui fosse stato chiesto di mimare l’espressione l’ambiccarsi il cervello.《Non capisco, perchè hai preso dei posti separati?》protestava il prigioniero. Il poliziotto scrollò le spalle e spiegò che alla biglietteria non glielo avevano detto. Aveva anzi la certezza che fossero vicini, era chiaro che a due come loro non andavano venduti dei posti separati, e dicendo “due come loro” alzò la mano destra, che era ammanettata alla sinistra del prigioniero.
Era uno spettacolo strano. Parevano il secondino e il detenuto delle barzellette. Il prigioniero indossava una camicia e un copricapo a strisce, mentre il poliziotto aveva un berretto troppo grande, con la visiera che gli cascava continuamente sugli occhi. In piedi al centro dello scompartimento, dondolavano al ritmo del vagone, senza sapere cosa fare. Chissà perchè, la cosa mi inquietava.
Prima cercarono di sedersi ai posti indicati sui biglietti, il detenuto di fianco a me e il poliziotto di fronte. Solo che, per via delle manette, si trovarono costretti a chinarsi l’uno verso l’altro. Poi di botto si alzarono e si lasciarono dondolare di nuovo dal ritmo del treno, il chè forse contribuì a calmarli: la testa del prigioniero a un certo punto si afflosciò sulla spalla del poliziotto, che a sua volta parve sul punto di appisolarsi. Avevo voglia di andarmene, volevo chiamare un adulto e farlo sater lì con me, perchè quei due non mi sembravano proprio adulti, ma nemmeno bambini, erano qualcosa che non potevo definire.
All’improvviso il poliziotto si riscosse da quello strano torpore e sussurrò qualcosa al prigioniero. Non riuscii a sentire, ma stavano parlando di me, perchè il prigioniero mi lanciò uno sguardo di traverso, così, un tipico sguardo circospetto da detenuto.《Assolutamente no!》 bisbigliò con tono imperioso.《Non si fa una cosa del genere! Insomma, abbiamo dei posti fissati!》
[…] Il detenuto non voleva sentire ragioni:《Bisogna fare le cose in regola!》 s’arrabbiò, 《se non rispettiamo noi la legge, chi lo farà?》. Quando per la collera battè un colpo con il piede m’accorsi che gli avevano legato una grossa palla di ferro, come quella che hanno i carcerati nel libri》
Devo andarmene da qui, pensai. Non sono a mio agio. […] I due si sedettero ai miei fianchi. Con tutto il vagone a loro disposizione, dovevano proprio venire a sedersi uno alla mia destra e uno alla mia sinistra! Le loro mani, unite dalle manette di ferro, poggiavano sulle mie gambe, e questo mi mise una certa paura. Come se si fossero accordati dper minacciarmi, ma senza degnarmi della minima considerazione.per qualche minuto regnò un silenzio totale. Il mio sguarda scivolava costantemente verso il basso e ogni volta mi sembrava incredibile: sopra le mie gambe, al ritmo del treno, dondolavano due braccia, una esile e pelosa, l’altra glabra e grossa, la legge e il crimine, anche se il braccio della legge sembrava indiscutibilmente più debole e corto.
[pp 14-17]

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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12 risposte a Il treno nei libri: Ci sono bambini a zigzag

  1. vagoneidiota ha detto:

    Ho letto il passo e mi sono già innamorato.
    Mi piace. Moltissimo.
    Comes to the light – jill scott
    Da v. a v.

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  2. Fancyhollow ha detto:

    Ricordo di averlo divorato al liceo… quasi quasi me lo rileggo! Grazie dello spunto!

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  3. tiZ ha detto:

    bello, bello, prendo nota.

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  4. Miss Fletcher ha detto:

    Anch’io non l’ho mai letto, prendo nota cara, grazie!

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  5. tiptoetoyourroom ha detto:

    Ispira anche a me. Di Grossman ho letto un paio di cose che mi sono piaciute molto; questo ha un titolo suggestivo e il tuo “assaggio” è una buona conferma.
    Ciao 🙂

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