Il treno nei libri: Uno si distrae al bivio

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Rocco Scotellaro. Uno si distrae al bivio. Basilicata editrice, 1974. Prefazione di Carlo Levi.

Dal paese di Ramorra a Trento sono mille chilometrtri quasi, il viaggio fu lungo. Appena dopo Verona, dove il cielo era più bigio e basso, il treno entrò nei monti. Fu come entrare da un pelasgico portone e il treno immettersi in una galleria senza fine e Ramorra solo vivere l’ansia di un giorno di sole.
Dal paese a Trento sono mille chilometri circa: la distanza di un giorno d’autunno da un giorno d’estate. E Ramorra ricordava il suo paese come un giorno d’estate col sole abbagliante e con bivacchi di mietitori.
Ancora monti con membra poderose. Ramorra ebbe stupore di trovarsi in luoghi così estranei.
Era notte. Nei vagoni c’era un accento gentile e premuroso, i modi delle persone erano nuovi per lui e non ostentati, sentiti. Ritornando dal settentrione i meridionali dicono d’aver avuto a che fare con persone civili. Ramorra non sapeva perché si sentiva umile in mezzo a quella gente: uno scalzacane che ci teneva a mostrare le pezze dei pantaloni.
Una signora gli staba attenta. Aveva i capelli divisi in due lunghe e robuste trecce.  Gli faceva tanta accoglienza con belle parole a fior di labbra, che, a pronunciarle, i meridionali l’apparecchiano prima del pensiero. Ramorra se n’era innamorato e quando si accorse del suo stupore per lei, capì che veramente,  come gli dicevano gli amici, ci si può innamorare degli occhi, del sorriso, della veste, del parlare. Gli aveva additato dal finestrino un largo fiume, sentì con quanta sicurezza gli disse che si trattava del Po.
Scese prima di lui. Assicurando che sarebbe andata un giorno a trovarlo a Trento. Lo lasciò triste e lei, con quello stesso sorriso di prima, gli offrì la mano. Si convinse più tardi, per quell’episodio,  che in città le conoscenze duravano quanto le interviste, brevi e compendiose. Si dice di se stessi, quelli del Sud, nome, cognome, età e professione, delle loro terre, delle loro case, poi l’intervista scorre con l’ultimo sorso d’un bicchierino.
[pp. 20-21]

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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12 risposte a Il treno nei libri: Uno si distrae al bivio

  1. ilmiosguardo ha detto:

    Serena Pasqua con un sorriso
    Ondina 🙂

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  2. tiptoetoyourroom ha detto:

    Ciao Pendolante, ti auguro buona Pasqua.
    Bel pezzo hai scelto 🙂

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  3. Elena ha detto:

    Buona Pasqua carissima! PS quanti bivi sempre nella vita!

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  4. L'angolino di Ale ha detto:

    Bello questo titolo! Buona Pasqua! 🙂

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  5. Aldievel ha detto:

    Bellissimo questo pezzo… Grazie per averlo proposto. 🙂

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  6. Miss Fletcher ha detto:

    Non conosco questo autore, è una scritttura intensa e appassionata, tu come Viv scovi sempre delle chicche!
    Bacioni cara, buona giornata!

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