Viaggio al termine di un giorno feriale

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Notte. Freddo, pozzanghere di pioggia caduta. Scarpe aperte sbagliate, giacca leggera sbagliata. Le indosso da stamattina. A volte il pendolarismo subisce mutazioni, supera la stazione di casa e diventa gita, visita di piacere in altra città.
Pochi minuti dopo le 22. L’ultimo treno del rientro. Buio in stazione. Diverso dal solito il paesaggio, diversa umanità, stessi problemi: teste sollevate verso i monitor a controllare ritardi dai 40 ai 60 minuti. Il mio treno è addormentato sul binario. Porte chiuse, luci spente. Lentamente si sposta. Spunta la testa del macchinista a controllare la manovra. Si ferma, non apre. Il display segna un cambio di binario: stesso marciapiede, poco male. Borbottii, tensione. Un uomo litiga col capo treno. L’altoparlante annuncia un regionale in partenza con ritardo di un’ora, stessa mia direzione. Corsa nel sottopassaggio,risalita tre binari più in là, tuffo nella porta aperta. Il capo treno annuncia la partenza, i passeggeri esultano felici. Il treno si muove. Soli due minuti di ritardo per me, 55 per gli alri viaggiatori. “Investìmento sui binari”… Il convoglio procede a singhiozzi. Si arresta e riparte più volte. Precedenze da dare, ingorghi sulla linea. Il buio oltre i finestrini inghiotte la periferia, la campagna, le stade. Solo luci lontane e indefinite. All’annuncio dell’arrivo in stazione i passeggeri schizzano in piedi come unico corpo viaggiante, si accodano nei corridoi, ma ancora, fuori, domina il buio, non c’è l’insegna dell’ipermercato, limite del viaggio, segnale di prossima discesa. Mancano ancora minuti all’arrivo, ma l’ansia da ritardo tiene tutti in piedi. Poi la stazione, il sottopassaggio in branco, verso il parcheggio sul retro, semi deserto. Ancora strada buia nella campagna, verso casa, in macchina. È quasi mezzanotte quando infilo la chiave nella “toppa”, ma la luce è ancora accesa.
E domattina si torna a viaggiare, con altre genti e altri movimenti.

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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27 risposte a Viaggio al termine di un giorno feriale

  1. vagoneidiota ha detto:

    Per un attimo, mi è parso di riprovare le stesse sensazioni provate nelle letture di Jean Claude Izzo.
    Certo, quella era Marsiglia, e le strade erano più dure.
    Un treno in ritardo di notte, però, diviene suggestivo e, leggerlo dalla tua penna, riporta a quella sensazione onirica di stanchezza umida che non va più via.
    Plauso alle righe.
    Merito alla tela.
    Jill scott – the fact is

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  2. stravagaria ha detto:

    Mi rendo conto che in larga misura sia questione di abitudine e forse anche di stazioni, il pensiero di ritrovarmi in Centrale a Milano in piena notte da sola mi metterebbe un certo disagio, soprattutto al di fuori, nelle vie vicine dove solitamente si parcheggia l’auto e si aggirano personaggi poco rassicuranti…

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  3. Tratto d'unione ha detto:

    Quasi mezzanotte quando arrivi a casa? Due ore e mezzo dai saluti? La prossima volta si fotta il treno e avanzi l’auto, che ci regala un’ora e mezza di tempo. Sgrunt!

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  4. tiZ ha detto:

    investimento sui binari… fa sempre tristezza..

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  5. Miss Fletcher ha detto:

    Anch’io avrei timore di viaggiare di notte, credo di non averlo mai fatto…e in generale non mi piace girare di notte da sola, neanche sugli autobus.
    Brava tu a scrivere e a far vedere ai tuoi lettori con i tuoi compagni di viaggio.
    Un bacione!

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  6. Vitadapendolare ha detto:

    Uff che frustrazione i ritardi anche nel weekend e il pensiero di tornare a casa e dover uscire per riprendere un altro treno poche ore dopo. Ma noi siamo #pendolarizen e possiamo farcela comunque! 😉

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  7. Guido Sperandio ha detto:

    Scritto da dio, mi son visto in treno anch’io: a condividere buio e luci vicine e lontane, attese, scatti e ansie.
    Considerazione ultima, ma non seconda: la guerra è finita da settant’anni, e si viaggia ancora come al tempo dei bombardamenti?

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  8. Lisa Agosti ha detto:

    Ogni giorno è un nuovo viaggio!

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  9. ivano f ha detto:

    Tornare a casa a mezzanotte e trovare la luce ancora accesa è decisamente una buona cosa… Una descrizione secca, nitida, coinvolgente, e la frase di chiusura non si capisce (e ciò è bene, di sicuro) se sia un rassegnarsi alla routine o un guardare speranzosi verso l’ignoto…
    Insomma, mente e sguardo acuti, ma che te lo dico a fare, lo sai già…
    Saluti e ogni bene

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