Vite in viaggio: La donna intrecciata

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Si rammaricava spesso che il suo cervello non fosse fuggito all’estero. Avrebbe sicuramente avuto maggiori possibilità, la sua vita sarebbe stata migliore. Anzi, a ben guardare il problema era più a monte, nella scelta dell’università e in fondo non era nemmeno quello, ma il non frequentarla, limitarsi a dare esami da lavoratrice, perdendo tutti i vantaggi che un ambiente stimolante avrebbe potuto darle, le opportunità di esperienze di studio all’estero, il contatto con i docenti. Certo, mica era sua la colpa se i genitori non potevano mantenerla agli studi. Quello, forse, era il problema: la sua famiglia. Nascere in un contesto diverso, con genitori benestanti, o almeno con una cultura superiore a quella operaia. Ecco la carta vincente! Forse non avrebbe faticato così tanto, non avrebbe letto libri col vocabolario per scoprire il significato di parole così comuni nel suo ambiente attuale. Certamente ora non si sentirebbe sempre inadeguata, dovendo fare i salti mortali per nasconderlo e riuscire con impegno dove altri se la cavavano senza il minimo sforzo. Ecco il punto. La famiglia. Avere la fortuna di nascere nella famiglia giusta. Allora la vita sì che sarebbe stata in discesa.
Certo, però, se non fosse stata figlia dei suoi genitori non avrebbe conosciuto Adelaide, la fornaia della porta accanto che nei pomeriggi dopo scuola le raccontava le storie del passato. E non avrebbe frequentato le elementari di periferia, con Barbara e Linda che l’accompagnavano per un pezzo di strada vetso scuola e poi, molti anni dopo, le erano accanto sull’altare. Non avrebbe nemmeno conosciuto il professor Ferri, che alle medie le dava fiducia, le prestava libri e le apriva mondi. Non fosse stato per lui, forse, nemmeno le superiori avrebbe fatto. E allora neanche Giulia e Paolo e Luca e Stefania che studiavano con lei materie e vita. E gli amici presentati e quel primo amore non sarebbe stato “quello”, ma un altro e allora, forse, meno bello. E poi Lucia che bocciata in quarta le era capitata in classe e senza di lei non avrebbe fatto l’Università e addio laurea e addio a Marco, conosciuto all’esame di Sociologia e poi diventato suo marito. E certo, poi la gavetta al lavoro… ma quanta gente e amici e nemici importanti che l’avevano fatta crescere in un intreccio rampicante di tralci di vite che l’aveva portata a bivi, diramazioni, a scelte e essere quella lì, ora. Una vita diversa avrebbe avuto se non fosse nata in quella famiglia. Forse migliore, ma diverse persone, valori, consapevolezze, sconfitte, traguardi, rivincite, radici, concime, foglie, germogli, frutti, ne avrebbero fatto una pianta diversa. E la sua, in vondo, era una bella vite, piena di grappoli e rami intrecciati.

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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12 risposte a Vite in viaggio: La donna intrecciata

  1. Miss Fletcher ha detto:

    Questo post è bellissimo e capita sotto i miei occhi nel momento perfetto, c’è tanta gente in giro che si sente superiore agli altri solo per il fatto di essere nata nella famiglia “giusta” ma poi… beh, ci sono queste vite intrecciate e combattive che sanno vivere con passione e grinta, lascio ad ognuno le proprie convinzioni e mi godo il tuo racconto, splendido.
    Un abbraccio e grazie a te cara!

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  2. Guido Sperandio ha detto:

    Veramente un bel racconto.
    Reso… al vivo, che più vivo di così!
    Alla faccia dei Campiello e dei Baricco!
    (Te lo dice un rompipalle che trova i peli nell’uovo ma davanti a un tralcio di vite….)

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  3. stravagaria ha detto:

    Mamma mia a quante cose mi hai fatto pensare! Quel che conta è in fondo come usiamo le risorse che la vita ci mette a disposizione, a volte chi più ha più spreca ma vuoi mettere la fortuna di nascere in questa parte del mondo?

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    • Pendolante ha detto:

      Questo è sicuro Viv. Non mi sono addentrata nei possibili natali in luoghi “non occidentali” Si aprirebbe ben altro capitolo. Mi sembrava già enorme affrontare la classe sociale, anche se ci vogliono far credere che non esistano più

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  4. plus1gmt ha detto:

    bello davvero, pensa che ho letto il titolo e visto la foto e ho pensato a “vite” per le gambe “avvitate” una intorno all’altra, magari era questo il tuo intento e allora ho capito bene

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  5. Lisa Agosti ha detto:

    Ogni vita scelta ha i suoi pro e contro!
    PS: La tizia aveva la pipì ma non voleva farla sul treno 😀

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  6. Tratto d'unione ha detto:

    Che impressione quelle gambe attorcigliate. Bellissimo racconto cara, a tratti persino commovente!

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