Vite in viaggio: L’insonne

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Per pochi secondi, prima che il tablet s’illumini per gettarmi nella rete, vedo il mio viso riflesso nell’oscurità del vetro. Arrancando verso le ferie quel viso mi allarmava, ne vedevo i tratti tirati, le occhiaie, gli angoli della bocca abbassati in smorfia, sapendoli non essere solo frutto di stanchezza, ma di un logorio di mesi che ha lavorato in profondità solcando non solo la fronte di rughe, ma ogni mia certezza. Le ferie sono diventate ancora, salvagente, bombola d’ossigeno. Sono arrivate. Ci sono voluti pochi giorni perché quell’immagine riflessa cambiasse, mi restituisse una me stessa più vicina a quello che ero, anche se ormai è persa. Tutta la rabbia, la frustrazione, l’incomprensione, la mancanza d’umanità che è troppo semplice classificare come bassezza, aridità, grettezza, invidia… spariti tra la risacca del mare e l’allegria degli amici. Spazzati via, ma come un tergicristalli sporco ritorna a insudiciarti il vetro al primo acquazzone che ti costringe ad azionarlo, così da un’ora mi agito nel letto con la prospettiva del ritorno al lavoro, tra i colleghi spaventosi, vomitando immaginarie parole che non dirò mai, perché la convenienza, la buona educazione, il vivere civile, la posizione in azienda, il lavoro, la timidezza… la codardia, anche. Dicono che le vittime del mobbing, in fondo, sono colpevoli, non hanno la forza per reagire, sono caratterialmente deboli, e questo dire aumenta il senso d’isolamento, di colpa, la frustrazione. Ma anche fosse, questo giustifica?
Il letto è sfatto dal mio rigirarmi, inutile tenere gli occhi chiusi. Non mi resta che gettarmi sulla lettura di altre parole, rifugiarmi in rete finché la stanchezza non avrà la meglio. E domani si vedrà.

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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30 risposte a Vite in viaggio: L’insonne

  1. Vitadapendolare ha detto:

    Con un po’ d’acqua il tergicristalli piano piano lo ripulisce il vetro. Già pendolare non è semplice, farlo per un lavoro che non gratifica può essere veramente frustrante. Buttiamo un po’ di acqua su questo vetro, organizziamo il prossimo raduno pendolare e vediamo se fa lo stesso effetto delle ferie. Sono sicura che qualche pensiero negativo per un paio di giorni lo scacciamo via! Un abbraccio! 🙂

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  2. stravagaria ha detto:

    I colleghi spaventosi sono la cosa che aliena maggiormente. Come i compagni di scuola non si scelgono ma possono diventare una condanna terribile. La verità è che il mondo è pieno di persone che non vorremmo dover frequentare… (lo so, sono un tantino misantropa)

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  3. rodixidor ha detto:

    Ma la foto che rappresenta?

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  4. tiptoetoyourroom ha detto:

    Penso spesso che le persone con le quali passiamo la maggior parte della nostra giornata sono persone che non abbiamo scelto e che probabilmente, se potessimo, non sceglieremmo. Io in questo sono fortunata con il lavoro che faccio, che non solo mi lascia molto tempo fuori dal luogo di lavoro, ma mi consente anche di stare con persone che, sebbene non scelte, sono tuttavia magnifiche: gli alunni.
    Buon rientro 🙂

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  5. tiZ ha detto:

    eh, stanchezza logorante. di certi gesti e certi compromessi poi, a un certo punto, se ne hanno le scatole piene. è come la risacca del mare certi giorni va meglio e altri peggio.

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  6. ginevra ha detto:

    quello che mi è sempre piaciuto de “il domani arriverà” è che il domani è sempre arrivato.
    abbraccio

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  7. Vanni ha detto:

    Bisogna essere resilienti…

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  8. Miss Fletcher ha detto:

    Quelle persone che capitano nelle nostre vite e che non vorremmo mai incontrare… via, via.
    Il tuo racconto è come sempre perfetto, cara…e resilienza è una splendida parola anche per me!

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