Polaroid di viaggio bollente alle tre del pomeriggio di un luglio africano

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Il sudore in gocce lente scivola lungo l’incavo della schiena, con solletico da formica. Lo ferma lo schienale del sedile. Si perdono liquidi.
Il vagone è forno, la pelle brucia, i polmoni chiedo aria.
Dai finestrini un phon sventola tende, scompiglia capelli, non rinfresca.
Un bicchiere di plastica coperto da celophan con poltiglia scura.
Donna asiatica, mangia. Un frutto mai visto, sferico, da sbucciare. Colore e consistenza di banana marcia. Disgusto. Butta gli avanzi. Si guarda in un tondo specchietto vezzoso. Con pignoleria modella a strappi le sopracciglia.
L’abito appiccica l’interno coscia. Rimpianto: i pantaloni nell’armadio.
Inglesi i 5. Parlano. Sembrano usciti dalla lavatrice, freschi, stirati da poco. Calmi.
S’imbocca la nuova galleria sotterranea. Non picchia il sole lì. L’aria del phon degrada a tiepida.
Risucchio di tè con cannuccia dal sedile di fianco.
Piedi nudi di uomo.
Riemerge il treno in superfice. La campagna si fa periferia.
Tremola di caldo il paesaggio.
Arriva la stazione.
Corpi sudati abbandonano sedili. A ricordo un’impronta bagnata.
La piattaforma in discesa aumenta di gradi la temperatura.
Puzzo di piscio dal bagno.
Si scappa dal treno fermo. Tuffo dai gradini. Respiro profondo in banchina. Sollievo di secondi, poi passa. S’annaspa.
Le scale del sottopassaggio prometto fresco.
Lì giù si resuscita.
Banchine deserte. La folla in attesa è sotterranea: la stazione è girata sottosopra. I treno no.
Gente seduta per terra. Alcuni, ragazzi, non viaggiano. Stan lì. Fanno passare le ore più calde bevendo.
Lungo il tunnel fino al parcheggio d’asfalto che fuma.
La macchina al sole fa paura…

E tornare sotto ad aspettare il treno di domattina?

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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17 risposte a Polaroid di viaggio bollente alle tre del pomeriggio di un luglio africano

  1. Miss Fletcher ha detto:

    Povera, hai reso perfettamente l’idea, mi viene caldo solo a leggerti.
    Io in treno sempre e solo rigorosamente in pantaloni, eh.
    Eppure parlando di treni d’estate mi vengono in mente i miei vent’anni, quando partivo da Genova per andare a passare le vacanze nella casa del mare.
    Io non so se allora era diverso ma ho stampato nella mente un fotogramma, vagone vuoto, borsone sul sedile, ci sono solo io con il finestrino aperto e l’aria mi viene in faccia…è un ricordo bellissimo.
    Allora era diverso, decisamente.
    Scusa la lunghezza Katia, bacio!

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  2. Elena ha detto:

    Mamma mia il treno è il delirio in questo periodo! Quando le vacanze cara? PS io più passa il tempo meno voglia ho di lavorare…

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  3. stravagaria ha detto:

    Mi sento soffocare solo a leggerti… Anche qui è un delirio ma almeno non devo condividerlo giornalmente in treno con altri viaggiatori improbabili, in metro però è tutto molto somigliante specie quando non funziona il condizionamento, per questo cerco di evitarla come la peste se appena posso, specie d’estate.

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  4. e qua la sfida è dura. trenord ha l’aria condizionata. “figata!”, dice uno. poi guardi bene tutte le sfaccettature. se l’aria condizionata non funziona (e capita, oh se capita) NON ci sono finestrini: non c’è il tuo post intermedio, si passa direttamente al collasso. se funziona, a fronte di una temperatura esterna al treno di, per dire, 37°-39° (percepita o non, poco conta), ce n’è una di 22 interna (percepita o non, qua conta). nel tuo caso c’è lo scioglimento, nel mio c’è la garanzia di cervicalgia, torcicollo, contratture muscolari.
    non son mai contento, lo so… 😉

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  5. rodixidor ha detto:

    Potente questo pezzo per la sua capacità evocativa. Trasuda estate afosa e corpi sudati 🙂

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  6. Affy ha detto:

    Hai descritto tutto così bene in modo dettagliato che sono corsa vicino al condizionatore … capperi che caldo lì dentro! 😦
    Un fresco abbraccio ♥

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