Poker d’attese

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Sotto casa la macchina non c’è. Secondi di intontita sorpresa precedono minuti di insulti auto rivolti. Dorme nel parcheggio della stazione. Il fatto poi che l’intera famiglia si sia mossa per recuperarla e averla dimenticata là, rasenta l’imbecillità. Valuto rapida le alternative. Decido per la corriera per raggiungere il mio treno. Niente biglietto. Tutto chiuso. Orari sconosciuti. Mi piazzo in attesa. Mezz’ora di lotte intestine: il lato oscuro della forza mi suggerisce di tornare a letto. Sto per cedere quando arriva il torpedone. Biglietto in vettura. Costa più di quello ferroviario. Siedo dietro al conducente. La radio spara dei bassi che s’annodano al rumore del motore. Poca gente. Fermata sulla tangenziale. Salgono i controllori. Sono tre. Viaggiano in branco per vidimare dieci biglietti. Alla faccia del capo treno che, solo, percorre dieci vagoni. Fermano il mezzo fino a fine verifica. Con arroganza fanno domande di rito al conducente. Per scendere gli fanno aprie le porte centrali, che due passi fino a quella anteriore sono troppi.
Saluta educato l’autista quando scendo. La stazione delle corriere, un tempo famigliare, mi sembra un luogo di squallore. Stessa gente di quella ferroviaria, ma l’abitudine fa la differenza. Mi tocca un autobus per arrivare al treno. Diversa pensilina, attesa differente, di tempi e modi sconosciuti. Era la mia città una volta, ma i tragitti e mezzi sono cambiati. Controllo gli orari e l’orologio. A quest’ora timbro il cartellino e a piedi sarei già arrivata in stazione. Il tragitto dell’autobus è breve. Posso usare il biglietto della corriera, ma il conducente pare scocciato, neanche prendesse una percentuale sulla vendita. Contro abitudine, entro in stazione dall’ingresso principale. Finalmente faccio colazione. L’attesa stavolta è nota, per luogi e tempi e viaggiatori. Il treno mio è passato tre convogli fa. Vuoto questo, che i pochi pendolari d’agosto sono già al lavoro. Il lato oscuro mi sberleffa: potevi stare a letto, disgraziata!
Il treno va veloce e in quindici minuti cambio di provincia. Mancherebbe solo il viaggio in bici, ma da una settimana è fuori uso. Il cambio copertone è stato un bluff e il giorno dopo era sgonfio come prima, ma il meccanico sparito, inghiottito dalle ferie estive. Di nuovo un autobus. La quarta attesa. L’ultima. Un paradosso: è l’auto a rende agevole il mio pendolarismo ferroviario.

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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22 risposte a Poker d’attese

  1. ma infatti: certe mattine son segni inequivocabili. bisogna-stare-a-dormire.

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  2. DeathEndorphin ha detto:

    Situazione simile, io in ritardo, zero mezzi pubblici, mi sono fatta tipo 5 km di corsa per andare a recuperare la mia auto. Arrivandoci non sudata ma di più.
    Maledette auto che restano parcheggiate lontano. 😛

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  3. stravagaria ha detto:

    In che senso “l’intera famiglia si è mossa per recuperarla e poi l’ha lasciata lì” ? Comunque sia, dovevi davvero concederti un giorno di pausa… nessuna provvidenziale emicrania a soccorrerti? 😉

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  4. Guido Sperandio ha detto:

    Ammirevole, non hai dato retta al tuo lato oscuro (era il Diavolo, lo sai? Quello nero con le corna).
    Comunque, mancavano solo le bombe, è vero, però non ci sono state.

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  5. skaiosgaio ha detto:

    i controllori arroganti, che ci girano in branco. Roba che prima di colazione non bisognerebbe vedere! 😐

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  6. Gintoki ha detto:

    E quindi hai visto il capolinea: bene, son compiaciuto!

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  7. Alessandra ha detto:

    Mai ignorare il lato oscuro della forza… Calzante il paradosso finale.
    Buon pome 🙂

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  8. Miss Fletcher ha detto:

    Eh sì, potevi stare a letto! Che fatica… coraggio, Katia!

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