Vite in viaggio: Il ragazzo zoppo

  La zoppia è nella sua famiglia una tradizione. Il bisnonno era un ragazzo del ’99. Tornò dalle Grande Guerra claudicante. Una baionetta nella coscia diceva lui, ma nessuno che abbia mai visto la cicatrice. Fatto sta che non ha più camminato dritto. Lo storto lo chiamavano e non è certo si riferissero all’andatura che anche di testa non era più lineare. Invalido di guerra riconosciuto. Suo figlio, il nonno, partì per il fronte della Seconda dritto come un fuso e curvo come un salice tornò a casa dopo anni. Zoppicava. La stessa gamba del genitore. Una scheggia di granata diceva lui, ma nessuno che abbia mai visto la cicatrice. Lo chiamavano come suo padre. Questione d’eredità, di guerra e invalidità. E se il sangue non è acqua, anche suo figlio, il padre del nostro, è uscito zoppo, ma non dalla nascita, dopo i trent’anni. In assenza di conflitti mondiali ci ha pensato la catena di montaggio. Un incidente di lavoro. Neanche a dirlo lo stesso arto e la cicatrice, che si vedeva, lui l’ha sempre negata, intestardendosi nel voler lavorare, ma del lavoro risultava soltanto invalido. È così che per tradizione, per non sentirsi degli avi suoi da meno, il ragazzo, nipote e figlio di zoppi, girava il mondo con una gamba buona solamente. Senza motivo, senza incidenti o guerre, con l’arroganza di chi pretende, per diritto acquisito, di poter vantare un suo handicap invalidante, un benefit dalla vita, un’agevolazione permanente, senza per meritarla aver mai fatto niente.

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Questa vita in viaggio è più immaginaria delle altre perchè nemmeno nasce dall’incontro con una persona reale, ma da una foto che mi ha inviato Mammagisella.wordpress.com e dal suo commentoL’ho fatta perché il tizio mi dava da pensare. Freccia bianca Milano Venezia. Prima classe…

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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42 risposte a Vite in viaggio: Il ragazzo zoppo

  1. ahah! ci voleva, al lunedì mattina! 🙂

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  2. stravagaria ha detto:

    La chiusa mi ha ricordato Rodari 🙂

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  3. Tratto d'unione ha detto:

    Ribelli senza causa

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  4. Principessa70 ha detto:

    lievemente maleducato l’individuo reale!! bello il tuo racconto!

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  5. Guido Sperandio ha detto:

    Prima parte, divertente, onore alla prosa.
    Parte seconda, titolo adeguato “CAFONE CON TELEFONINO DA RIEDUCARE A CALCI IN CULO, UNO DEI TANTI, ANZI QUASI TUTTI”.

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  6. Cix79 ha detto:

    hihi un bel post 🙂

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  7. Andrea ha detto:

    Strafottenza, maleducazione, noia di vivere…
    Un mese di volontariato con Emergency e si riallinea al mondo…
    Una buona giornata 🙂

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  8. massimolegnani ha detto:

    La foto le dava da pensare e tu ci hai pensato, e bene!
    ml

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  9. pani ha detto:

    :))))
    Mi fa venire in mente la storia un po’ macabra del nonno di un mio amico. Dopo vent’anni, quando disseppellirono il suo corpo, il becchino si affannava a rovistare nella fossa.
    “Ma che sta cercando?”
    “La gamba, ne manca una”.
    “Non la troverà mai, era di legno. Torni su!”

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  10. Vanni ha detto:

    Ahahah! cos’era un augurio?

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  11. sabato83 ha detto:

    Purtroppo l’inciviltà della gente è senza pari. Ma è meglio prendersela a ridere, o come hai fatto tu, immaginare che ci sia un motivo valido per un gesto del genere.

    Io gli farei pagare il sovrapprezzo sul biglietto!

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  12. Miss Fletcher ha detto:

    Uhm… diffusa abitudine. Non parliamo dei bambini piccoli che passeggiano indisturbati sui sedili della funicolare senza che le mamme battano ciglio… come se i più piccoli non camminassero sulla strada come tutti gli altri ma su nuvole bianche. Bah!

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  13. lady74na ha detto:

    Ogni vita e’ un viaggio. Ogni viaggio e’ vita. Ogni racconto e’ un viaggio in vita. Bello!😊

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