Il treno nei libri: Cuccette per signora

  Anita Nair. Cuccette per signore. Guarda, 2012.

Cinque donne in uno scompartimento raccontano le loro storie ad Akila, single quarantacinquenne senza una vita propria, costretta a mantenerla la famiglia dopo la morte del padre in una società dove le donne sono sempre figlie, sorelle o mogli di un uomo. Akila parte con l’intenzione di cambiare le cose andando contro le convenzioni sociali.
Un libro infarcito di banalità per noi occidentali, ma che dipinge bene le condizioni della donna in India. 

Nella stazione ferire orgia di Bangalore, fino agli inizi del 1998, esisteva uno speciale sportello di biglietteria per <<signore, anziani e portatori di handicap>>, così pure, sui treni notturni con scompartimenti riservati di seconda classe, esistevano le <<cuccette per signora>>.
Dopo d’allora gli sportelli per signore sono stati aboliti in tutte le stazioni ferroviarie. Sono stat informata da vari funzionari delle ferrovie, in particolare capostazione e controllori, che le cuccette per signora non esistono più e che nelle carrozze di nuova costruzione sono state del tutto abolite.
[Nota dell’autrice]

È stato così da sempre; l’odore di un binario di notte invade Akila con un senso di fuga.
Il lungo marciapiede di cemento che si proietta nella notte, segmentato dai cartelli e dalle luci a intermittenza delle insegne luminose della stazione. Le lancette in movimento di un orologio che segna il tempo al ritmo pressante del baccano degli schermi televisivi sospesi in alto, degli scricchiolii dei carrelli carichi di ceste e sacchi. Il gracchiare degli altoparlanti per il pubblico e i sibili che ne escono all’esordire dei loro annunci di arrivi e partenze. Odor di gelsomino aleggiante nell’aria, di sudore e olio per capelli, di borotalco e cibo stantio, borse di iuta umidicce e l’odore verde asprigno delle feste di bambù. Akila inala tutto questo è ripensa ancora una volta alla fuga. Un’ondata di gente che, tutta, fuggiva verso aspetti di una ricchezza di cui lei non aveva alcuna nozione.
Akila l’aveva sognato spesso. Di essere parte di quell’onda che si rovescia negli scompartimenti e si accomoda sui sedili, sistemando i bagagli e stringendo in mano i biglietti. Di sedersi, girando la schiena al suo mondo è di puntare lo sguardo in direzione della metà verso cui è diretta. Di partire. Di fuggire. Di staccare la spina. Di correre su un treno che entra in stazione sferragliando e caracollando. Akila è seduta accanto a un finestrino. Tutto è immobile, a eccezione del treno.
[p. 9]

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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13 risposte a Il treno nei libri: Cuccette per signora

  1. Tratto d'unione ha detto:

    Sì è vero, non da tanto tempo, ma per fortuna in Europa le donne occidentali hanno superato quella condizione. Ora non ci resta che farlo capire alla folla di donne di “altri mondi” che arrivano portandosi dietro una cultura diversa e una mancanza di libertà ormai per noi inconcepibile.

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  2. Guido Sperandio ha detto:

    … il treno amico, stavolta, biglietto di andata con speranza di non ritorno… 🙂

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  3. stravagaria ha detto:

    Questo è un libro che spesso ho sfiorato senza mai arrivare a leggerlo, chissà come mai…

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  4. Miss Fletcher ha detto:

    Non l’ho letto ma anch’io l’ho sfiorato come Viv, magari un giorno proverò a leggerlo.
    Incredibile la tua capacità di trovare sempre libri nuovi per questa tua rubrica, brava Katia!

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