Postini in treno

Dalla fila dei viaggiatori in discesa nel corridoio del vagone, una voce  chiama il mio nome. Secondi per mettere a fuoco tra sciarpa e cappello un viso gioviale che mi guarda sorrident e il treno si trasforma in una macchina del tempo. Sfreccia a ritroso negli anni, fino all’estate del diploma. Un lavoro stagionale in un paese di provincia che poi, casi della vita, dopo anni avrei abitato. Postina, in sostituzione delle ferie. Ogni giorno, col mio Bravo e il reggi borsa in ferro saldato dal babbo per l’occasione, consegnavo missive nelle case altrui. Lui era un collega, mai visto prima, ma vicino di casa. Ogni mattina alle sei mi caricava in auto verso il paese e nel tragitto si guardava l’alba assieme, taciturni, senza alcun romanticismo. Poi ognuno a smistare per vie la posta della propria zona, ordinarla a seconda del tragitto, infilarla nella borsa e si partiva in solitaria in motorino. Ogni due settimane mi cambiava la zona, ogni due settimane dovevo imparare tragitti, nomi di strade e di famiglie. E fuori dal paese i chilometri in campagna, le case isolate, i cani che t’inseguivano sullo sterrato e la sosta alla bottega, quella che non c’è più, per un panino alla mortadella e mangiarlo sotto il melo e rubare una pera al contadino, e svoltare l’angolo sull’aia del casolare e, appesa, la carta moschicida appiccicata tra i capelli. Le oche che non ti vogliono nel cortile, i contadini diffidenti che non ti conoscono e il tubo porta disegni che ti fa sbandate e finire in un canale. Poi, alle 13.30 si tornava in città, io e lui assieme, con un “ciao, a domani”. E mentre a treno fermo avanza, sospinto dalla fila, lui riassume tanti anni in poche frasi e io a rispondere a domande mentre arriva alla porta: sposata, figli, lavoro? Io a collo teso per vederlo ancora, lui di tre quarti per non inciampare e mi salutarlo con un sorriso e poi, sceso, agitando la mano verso il finestrino finché non sparisce nel sottopassaggio.

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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16 risposte a Postini in treno

  1. stravagaria ha detto:

    Eh sì…un incontro in stile gucciniano senza malinconia però, se non, forse, per quel poco di nostalgia nel ricordare certi piccoli istanti del passato.

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    • Pendolante ha detto:

      È stato un incontro piacevole e un pizzico di nostalgia è inevitabile per un’età in cui tutto ti pare possibile e vaghi in motorino per spazi aperti godendo il momento e chiedendori cosa verrà dopo

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  2. eh già, non avresti potuto non citare “incontro”!

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  3. Miss Fletcher ha detto:

    Bellissimo questo racconto, fitto di memorie davvero presenti e di istanti che hai saputo condividere con noi in maniera perfetta.
    E sembra di vederla quella ragazza sul motorino…

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  4. rodixidor ha detto:

    C’è posta per te 🙂

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  5. Tratto d'unione ha detto:

    Nel fosso? Carta moschicida tra i capelli? Le oche incattivite? Cani ringhianti? Duro mestiere quello del postino 🙂

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  6. tiptoetoyourroom ha detto:

    Hai fatto la postina?! Pazzesco! Che bel racconto, che bei ricordi…
    🙂

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  7. ilmiosguardo ha detto:

    Le piccole grandi bellezze inaspettate che ci riserva la vita.
    Un sorriso
    Ondina 🙂

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  8. redbavon ha detto:

    Perdona, ma per tutto il tempo che mi è stato necessario per leggere questo racconto, mi è sembrato di spiarti…di “spiare” il tuo amico, te, l’iincontro. Ero dietro di te, appena sopra la tua spalla destra, qualche viaggiatore dietro di te. Bello quest’incontro, ma perdervi di nuovo così…senza nemmeno prendersi il tempo di un caffè?

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