Vite in viaggio: La donna mela

  
Maggiore di quattro fratelli se n’era dovuta occupare sin dall’infanzia relegando il gioco ad attività hobbistica del dopo lavoro. Era la fine degli anni ’50, l’inizio del boom economico, e in mancanza della fitta rete famigliare lasciata al sud, i genitori ripiegavano su di lei per colmare le lacune domestiche lasciate dal loro turnarsi in fabbrica. I soldi mancavano sempre con sei corpi da vestire e un affitto da saldare e uscendo di casa spesso sua madre le accennava al cesto delle mele come fonte di cibo e con sorriso di scuse le ricordava il detto famoso su quell’una al giorno che leva i medici di torno. Lei mica lo capiva quel proverbio che di medici non ne vedeva quasi mai e nemmeno le parevano troppo fastidiosi, ma evidentemente a sua madre erano antipatici… Crescendo poi comprese e quasi senza accorgersene si fece mela prestando servizio, soccorrendo, accorrendo, occorrendo a tutta la famiglia. Il matrimonio e i figli non furono un gran cambiamento per lei; sempre mela era, sempre al servizio loro, con l’aggiunta di un lavoro fuori casa. Anni uguali, uno appresso all’altro, ma con i figli adulti e indipendenti avrebbe finalmente potuto pensare a sè stessa, semmai ne fosse stata capace, ma i genitori erano ormai due vecchi da accudire e i suoi tre fratelli ne diedero a lei l’onere, com’era naturale che fosse… Lei in fin dei conti era una mela, levava di torno ogni problema. Ma in quel viaggio in treno diretta verso la casa della figlia per aiutarla con il nuovo nato, si trovò sola con sè stessa, senza nulla da fare, pensare, organizzare, pulire, riordinare, preparare… e si vide riflessa nel finestrino e non riconobbe quel viso avvizzito come una mela lasciata troppo al sole, disidratata, non colta, imbalsamata. Morta.

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Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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18 risposte a Vite in viaggio: La donna mela

  1. Gisella ha detto:

    Emozionante e dal sapore dolce amaro. Auguro alla signora , che senz’altro si chiama Pamela, di essere colta da quella follia irrefrenabile di scendere a una fermata qualsiasi e godersi una mezza giornata solo per sé. Anche solo a girovagare…. ☺

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  2. stravagaria ha detto:

    E tutto questo da una shopper con le mele! Bello spaccato agrodolce, spero che la signora in questione sia più incline a godersi la vita 😉

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  3. rodixidor ha detto:

    Troppo pessimistico il finale. Il viaggiatore non è mai morto.

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  4. Miss Fletcher ha detto:

    Dolce e amaro, a me piace pensare che chi ha avuto un’infanzia impegnativa poi da grande sia invece più grintoso e affronti tutto con un certo piglio!
    Buona serata Katia!

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  5. ivano f ha detto:

    Mamma mia quanta tristezza… però ce ne sono di queste mele, ce ne sono, e il tempo riempito dagli impegni verso gli altri forse lo preferiscono a quello con sè stesse, quello che le mette faccia a faccia con ciò che è, ciò che è stato, ciò che è andato perso…
    Ogni bene

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  6. Marco ha detto:

    Mi hai devastato con questo post :S

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  7. Tratto d'unione ha detto:

    Troppe Pa-Mele a questo mondo.

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