Il treno nei libri: Diario di un’idiota emotiva

  Era giugno quando Alessandra mi ha spedito questo libro, premio di un contest pubblicato sul suo blog Una lettrice. L’ho vinto dichiarando che non mi ispirava molto, ma ora che lo leggo mi diverte la vita di Zoe e del suo condominio punk, tossico, sessualmente perverso… Questo è uno di quei libri da leggere da (più) giovani, meglio se dopo i vent’anni, magari, giusto per non scambiarlo per un manuale di educazione alla vita.

Maggie Estep. Diario di un’idiota emotiva. Einaudi Tascabili. Stile libero, 1999.

Abbiamo raggiunto la stazione, e lì siamo saltate su un treno diretto a New Rochelle. Stavamo per piombare a casa di mio padre, che non sospettava nulla. In treno, mentre ci dimenavamo cercando di non grattarci in modo troppo plateale, abbiamo incominciato a notare che le bestie si stavano stancando di noi e avevano deciso di far visita ai pendolari seduti nel nostro scompartimento. Un povero avvocato continuava a darsi pacche in testa, incazzato, per scacciare gli invisibili ospiti: durante le manovre gli è caduto un fascio di mandati di comparizione spesso come una Bibbia. – Meglio cambiare scompartimento, – mi ha sussurrato Hope. – fra un po’ questi si rendono conto che siamo state noi a portare le pulci. Dai, vieni. 
Mentre traslocavamo nello scompartimento vicino, gli occhi di tutti si sono girati verso di noi. Sembrava che ci fosse una specie di corrente medianica che metteva in comunicazione tutti i pendolari:
– Attenta, signora, – diceva mentalmente l’avvocato alla donna grigia e rinsecchita che adesso ci guardava duramente, – due drogate punk con addosso una varietà di parassiti resistenti a ogni pesticida, che vengono verso di lei. Presto, signora, fuga, corra all’altro capo dello scompartimento.
Quando siamo arrivate avevano infestato tutto il treno. Siamo sgattaiolato fuori dalla stazione e ci siamo diretti verso la casa di mio padre […]
– Dobbiamo andare al pronto soccorso, – ha detto Hope sul treno, per fortuna quasi vuoto adesso.
Ero d’accordo, dovevamo consultare un rappresentante della classe medica: avevamo conteggiato un’intera popolazione di pendolari, e come se non bastasse anche il povero cane di mio padre. 
[pp. 130-131]

Informazioni su Pendolante

Pendolo dal 14 dicembre 2004. Per fare 43 km mi accontento di un’ora e tre mezzi di trasporto. Sono e faccio molte cose, ma qui sono solo una Pendolate. (Photos by Filippo Maria Fabbri)
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4 risposte a Il treno nei libri: Diario di un’idiota emotiva

  1. Elena ha detto:

    Sai che sono diventata molto più “selettiva” quando leggo. E se un libro non mi ispira, non lo compro o alla peggio non lo leggo. Ma nel tuo caso era un regalo…evviva le sorprese positive!

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  2. stravagaria ha detto:

    Anche io ho cominciato ad abbandonare le letture a metà o anche solo all’inizio cosa che qualche anno fa non avrei mai fatto. In fondo mi pare che non sia stata una lettura troppo malvagia.
    A proposito del brano, ancora oggi quanto vero i poggiatesta ho sempre un moto di disagio…😉

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